Lo sterminio degli Herero e dei Nama, compiuto dai soldati tedeschi in
Namibia tra il 1904 e il 1907 e considerato da alcuni storici il primo
genocidio del Novecento, è stato un episodio per lo più dimenticato negli
scorsi decenni. Non si conosce
l’esatto numero dei morti. Infatti le stime sul numero totale delle persone
uccise nello sterminio variano molto: le più alte, riportate da alcuni
storici, parlano di 100.000 morti, le più basse di 25.000.
Si è tornati a discutere di questo sterminio in
seguito ai negoziati in corso tra il governo tedesco e quello della Namibia per
definire un eventuale risarcimento economico.
Ma che cosa avvenne?
Si può far riferimento, per sapere cosa successe, ad
un articolo pubblicato su www.ilpost.it.
“La Namibia è un grosso stato del sud dell’Africa,
subito a nord del Sudafrica e bagnato dall’oceano Atlantico per i suoi
oltre 1.500 chilometri di costa.
A partire dalla fine dell’Ottocento è stata una
colonia della Germania - che allora era un impero - e venne chiamata dagli
europei ‘Africa Tedesca del Sud-Ovest’.
Con il dominio tedesco arrivarono anche i coloni
bianchi. I soldati e i coloni tedeschi sequestrarono le terre e il bestiame delle
popolazioni locali, e compirono violenze razziali, stupri e omicidi contro di
loro, prendendo anche uomini e donne come schiavi…
La tribù locale degli Herero aveva firmato a partire
dal 1885 una serie di trattati con i tedeschi, per garantirsi protezione. Gli
accordi furono sistematicamente violati dai colonizzatori tedeschi, finché nel
gennaio del 1904 gli Herero si ribellarono e a loro si unì la più piccola tribù
dei Nama, che viveva poco più a sud: in un attacco a sorpresa uccisero più di
cento civili tedeschi.
La reazione tedesca fu durissima: il generale Lothar
von Trotha, che già aveva soppresso le rivolte nell’Africa orientale e in Cina,
fu nominato comandante supremo della colonia, nella quale furono inviati 14.000
soldati tedeschi.
Il governatore dell’Africa Tedesca del Sud-Ovest
Theodor Leutwein pensò di risolvere la ribellione uccidendo i soldati Herero e
Nama e negoziando una tregua, ma Trotha decise di usare la forza.
Nell’agosto del 1904 le sue truppe sconfissero gli
Herero nella battaglia di Waterberg. I sopravvissuti, che si stima fossero tra
i 3.000 e i 5.000, uomini, donne, anziani e bambini, furono deportati fino
al deserto del Kalahari: i soldati tedeschi uccisero quelli che non
riuscivano a proseguire la marcia, e costrinsero gli altri a spingersi nel
deserto.
Una parte del gruppo riuscì a staccarsi e provò ad
attraversare il deserto per raggiungere il protettorato britannico del
Bechuanaland, l’attuale Botswana, per chiedere asilo politico. Solo un migliaio
ci arrivò. Trotha fece avvelenare i pochi pozzi d’acqua dell’area, per impedire
agli Herero di tornare indietro.
Dopo la battaglia di Waterberg e la deportazione,
Trotha ordinò ai suoi uomini di sparare a tutti gli Herero, ‘con o senza
fucile, con o senza bestiame’, e di non fare prigionieri neanche donne e
bambini: i soldati dovevano riportarli nei loro villaggi, oppure ucciderli.
Poi Trotha cambiò gli ordini riguardo alle donne e ai
bambini, che furono comunque in molti casi deportati in zone desertiche dove
morirono di fame. Le stessi istruzioni furono date riguardo alla popolazione
dei Nama.
Le violenze verso gli Herero e i Nama che erano
sopravvissuti alla battaglia di Waterberg si intensificarono: molti furono resi
schiavi e fatti lavorare in campi di concentramento, dove era comune morire di
stenti o per le malattie.
Il più conosciuto di questi campi fu quello di Shark
Island, dove morirono tra le mille e le tremila persone.
Moltissimi prigionieri vennero uccisi sommariamente
durante la loro detenzione, molte donne vennero stuprate, e altri Herero e Nama
furono usati come cavie per esperimenti di eugenetica.
Centinaia di teschi umani furono spediti in Germania
per scopi scientifici. Molti storici credono che le pratiche messe in atto in
Namibia contribuirono a creare le basi per il genocidio degli ebrei
durante la Seconda guerra mondiale.
Le stime sul numero totale delle persone uccise nello
sterminio variano molto: le più alte, riportate da alcuni storici, parlano
di 100.000 morti, le più basse di 25.000.
Gli Herero e i Nama continuarono a essere trattati
come schiavi anche dopo la chiusura dei campi di concentramento, finché la
Namibia passò sotto il controllo britannico nel 1915, e poi del Sudafrica nel
1919…”.

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