mercoledì 22 agosto 2018

Hikikomori, una nuova forma di disagio giovanile anche in Italia



“Hikikomori” è un termine giapponese che significa “stare in disparte” e descrive quelle persone, principalmente giovani tra i 14 e i 30 anni, che decidono di ritirarsi dalla vita sociale e di rinchiudersi nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno. In Giappone gli Hikikomori sarebbero più di un milione e mezzo e nel nostro Paese l’associazione Hikikomori Italia parla di almeno 100.000 casi.

Della diffusione di questa forma di disagio giovanile in Italia, soprattutto in provincia di Verona, si occupa Endrius Salvalaggio, in un articolo pubblicato su www.quotidianosanita.it.

Questo disagio esistenziale è poco conosciuto, perché nuovo, colpisce ragazzi-adulti tra i 14 ed i 30 anni, portandoli all’isolamento da tutto e tutti.

Pur essendo intelligenti, sensibili e molto spesso più maturi della loro età, i giovani interessati da questa forma di disagio non si sentono in grado di frequentare coetanei anzi si vergognano, ritirandosi a vita isolata e disinteressandosi a qualsiasi tipo di relazione.

A far luce su un fenomeno così poco conosciuto è la dottoressa Marisa Galbussera, dell’ordine degli Psicologi del Veneto e psicoanalista a Padova.

“Ne ho in cura più d’uno - spiega - e vi posso dire che è una piaga che sta colpendo i ragazzi giovani e che pochissimi ne parlano. Numeri precisi in Veneto ancora non ne abbiamo, ma da quest’anno ci sono dei percorsi specifici per chi soffre di questa patologia”.  

A giugno di quest’anno, solo nella provincia di Verona sono state oltre 20 le madri disperate che si sono rivolte a degli specialisti.

Anche se questo tipo di malattia è nuova, si può provare a tracciare con l’aiuto della dottoressa Galbussera un profilo di chi soffre.

“Sono per la maggioranza ragazzi maschi, adolescenti o giovani adulti, spesso figli unici, introversi, intelligenti e sensibili, critici e negativi nei confronti della società. I primi sintomi sono quelli di un isolamento graduale, che generalmente inizia con il rifiuto di frequentare la scuola, ma che via via si traduce in un allontanamento su tutti i fronti dalla società. Spesso, ma non sempre, usano massicciamente il web e, a volte, sono violenti con i genitori”.

Questi ragazzi non sono depressi, semmai la depressione arriva dopo un po’, e non vogliono nemmeno essere aiutati perché sono convinti di stare bene.

“Non è semplice aiutarli - aggiunge la dottoressa - perché spesso si rifiutano di rivolgersi allo specialista. Occorre così intervenire sul contesto familiare per modificarne il clima, prevedendo anche degli interventi a domicilio. In altri casi è il giovane stesso che accetta di recarsi dal curante, perché si rende conto della situazione di isolamento in cui versa e di come la sua vita e il suo percorso di crescita si siano arrestati”.

In Giappone gli Hikikomori sono più di un milione e mezzo e per il governo nipponico si tratta di un vero allarme sociale. L’auspicio è che questo grave disagio non si diffonda in maniera così massiccia anche da noi.

“Il percorso terapeutico - specifica la dottoressa Galbussera - consiste nel trattare la condizione come un ‘disturbo mentale’, con sedute di psicoterapia e assunzione di psicofarmaci, oppure come problema di socializzazione, stabilendo un contatto con i soggetti colpiti e cercando di migliorarne la capacità di interagire”.

Il fenomeno, presente in Giappone sin dalla seconda metà degli anni ottanta, ha incominciato a diffondersi negli anni duemila anche negli Stati Uniti ed in Europa.


Nessun commento:

Posta un commento