Il 2017 è stato il
quarto anno di crescita consecutivo del nostro Paese: +1,5% rispetto al 2016.
E’ stata una ripresa fortemente trainata dalle esportazioni. Per questo motivo
rischia ora di frenare di fronte al manifestarsi di tendenze protezionistiche e
di guerre commerciali.
Del ruolo delle esportazioni nella crescita
economica italiana si occupano Ivan Lagrosa e Jacopo Tozzo, in un articolo
pubblicato su www.lavoce.info.
Una delle cause più importanti che ha permesso
al nostro Paese di intraprendere la via della ripresa, dopo la grande crisi, è
stato senza dubbio l’andamento delle esportazioni, cresciute di oltre il 30%
dal 2010, mentre sono decisamente più contenute le variazioni dei consumi
interni e degli investimenti.
Sono tendenze di dimensioni tali da consentire
di parlare di un vero e proprio piccolo miracolo italiano e che stonano con le
simpatie per posizioni protezioniste, spesso manifestatesi nel dibattito
politico interno.
L’andamento dei beni italiani venduti all’estero
conferma poi i suoi ottimi risultati anche rispetto alla quota delle
esportazioni sul Pil: considerando i quattro maggiori Paesi dell’area euro,
negli anni dopo la crisi, il nostro si è costantemente collocato al secondo
posto, dopo la Germania, raggiungendo nel 2017 quota 27%.
Un dato in crescita dal 2009 e il cui andamento
positivo, anche in termini assoluti, ha attraversato con contraccolpi
relativamente ridotti gli anni della crisi del debito sovrano.
Se alla quota di beni esportati si aggiungono
poi anche i servizi, l’incidenza dell’export sul Pil nel 2017 ha superato la
soglia del 30%.
Quanto ai principali partner commerciali
italiani, per volume di esportazioni, nel 2016 le prime posizioni erano
occupate, nell’ordine, da Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna.
Questi cinque paesi, complessivamente, ricoprivano da soli una percentuale poco
più alta del 40% del totale delle nostre esportazioni.
A partire da questi dati, una prima
considerazione riguarda la recente introduzione dei dazi americani.
Gli Stati Uniti sono il terzo Paese, per merci e
servizi, verso cui l’Italia esporta, quindi la perdita di competitività
derivante da un più alto costo dei nostri prodotti per i cittadini americani
potrebbe causare una notevole riduzione dei volumi esportati.
Però, considerati i ridotti quantitativi di
esportazioni di acciaio e alluminio (i principali prodotti interessati per ora
dai dazi americani), calcolati tra 1,3 e 1,7 miliardi di euro, rispettivamente
il 3,5 e il 4,5% delle esportazioni totali verso gli Stati Uniti, per il
momento non sono attesi contraccolpi particolarmente forti sull’economia del
nostro Paese.
Una menzione merita infine il caso della Russia,
per la quale l’Unione europea ha introdotto sanzioni nell’estate del 2014.
A seguito delle contro-misure previste del
Cremlino, e in concomitanza con la recessione russa, il volume delle
esportazioni italiane è diminuito di circa il 30% nel 2015, stabilizzandosi
sullo stesso livello anche nell’anno successivo, con un calo di circa 3,2
miliardi di euro.
Già nel 2013 le esportazioni
verso la Russia rappresentavano però una percentuale molto ridotta dei volumi
totali italiani, pari al 2,4%, scesa poi all’1,6 nel 2016.
Se una guerra commerciale con gli Stati Uniti
potrebbe quindi avere conseguenze importanti nel medio termine, i volumi di
scambio con la Russia risultano relativamente bassi e una loro ulteriore
riduzione avrebbe quindi un effetto limitato.

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