mercoledì 29 agosto 2018

Esportazioni, un piccolo miracolo italiano



Il 2017 è stato il quarto anno di crescita consecutivo del nostro Paese: +1,5% rispetto al 2016. E’ stata una ripresa fortemente trainata dalle esportazioni. Per questo motivo rischia ora di frenare di fronte al manifestarsi di tendenze protezionistiche e di guerre commerciali.
Del ruolo delle esportazioni nella crescita economica italiana si occupano Ivan Lagrosa e Jacopo Tozzo, in un articolo pubblicato su www.lavoce.info.
Una delle cause più importanti che ha permesso al nostro Paese di intraprendere la via della ripresa, dopo la grande crisi, è stato senza dubbio l’andamento delle esportazioni, cresciute di oltre il 30% dal 2010, mentre sono decisamente più contenute le variazioni dei consumi interni e degli investimenti.
Sono tendenze di dimensioni tali da consentire di parlare di un vero e proprio piccolo miracolo italiano e che stonano con le simpatie per posizioni protezioniste, spesso manifestatesi nel dibattito politico interno.
L’andamento dei beni italiani venduti all’estero conferma poi i suoi ottimi risultati anche rispetto alla quota delle esportazioni sul Pil: considerando i quattro maggiori Paesi dell’area euro, negli anni dopo la crisi, il nostro si è costantemente collocato al secondo posto, dopo la Germania, raggiungendo nel 2017 quota 27%.
Un dato in crescita dal 2009 e il cui andamento positivo, anche in termini assoluti, ha attraversato con contraccolpi relativamente ridotti gli anni della crisi del debito sovrano.
Se alla quota di beni esportati si aggiungono poi anche i servizi, l’incidenza dell’export sul Pil nel 2017 ha superato la soglia del 30%.
Quanto ai principali partner commerciali italiani, per volume di esportazioni, nel 2016 le prime posizioni erano occupate, nell’ordine, da Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna. Questi cinque paesi, complessivamente, ricoprivano da soli una percentuale poco più alta del 40% del totale delle nostre esportazioni.
A partire da questi dati, una prima considerazione riguarda la recente introduzione dei dazi americani.
Gli Stati Uniti sono il terzo Paese, per merci e servizi, verso cui l’Italia esporta, quindi la perdita di competitività derivante da un più alto costo dei nostri prodotti per i cittadini americani potrebbe causare una notevole riduzione dei volumi esportati.
Però, considerati i ridotti quantitativi di esportazioni di acciaio e alluminio (i principali prodotti interessati per ora dai dazi americani), calcolati tra 1,3 e 1,7 miliardi di euro, rispettivamente il 3,5 e il 4,5% delle esportazioni totali verso gli Stati Uniti, per il momento non sono attesi contraccolpi particolarmente forti sull’economia del nostro Paese.
Una menzione merita infine il caso della Russia, per la quale l’Unione europea ha introdotto sanzioni nell’estate del 2014.
A seguito delle contro-misure previste del Cremlino, e in concomitanza con la recessione russa, il volume delle esportazioni italiane è diminuito di circa il 30% nel 2015, stabilizzandosi sullo stesso livello anche nell’anno successivo, con un calo di circa 3,2 miliardi di euro.
Già nel 2013 le esportazioni verso la Russia rappresentavano però una percentuale molto ridotta dei volumi totali italiani, pari al 2,4%, scesa poi all’1,6 nel 2016.
Se una guerra commerciale con gli Stati Uniti potrebbe quindi avere conseguenze importanti nel medio termine, i volumi di scambio con la Russia risultano relativamente bassi e una loro ulteriore riduzione avrebbe quindi un effetto limitato.

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