lunedì 6 agosto 2018

Come contrastare le aggressioni al personale sanitario


Nelle ultime settimane le aggressioni al personale sanitario si sono intensificate. Varie le proposte avanzate per affrontare tale problema. E’ intervenuta anche il ministro della Salute, Giulia Grillo, che ha dichiarato che nel prossimo Consiglio dei ministri sarà presentato un disegno di legge antiviolenze.

Quali sono le intenzioni del ministro?

Giulia Grillo si è così espressa: “Ho chiesto di presentare al prossimo Consiglio dei ministri un disegno di legge a tutela dei dipendenti del servizio sanitario nazionale che lavorano sul fronte dell'assistenza ai cittadini”.

“Le ripetute e gravissime aggressioni nei pronto soccorso e negli ospedali - ha affermato il ministro - ai danni del personale sanitario, non possono avere alcuna spiegazione e tanto meno alcuna giustificazione. I fatti anche di queste ore confermano l'assoluta necessità di un intervento legislativo, come già avevo annunciato”.

“Il provvedimento - ha precisato Grillo - prevede l'inasprimento delle sanzioni penali nei casi di aggressioni al personale e a presidi di forze dell'ordine per la sicurezza delle strutture.  Tra le altre misure propongo anche l'istituzione di un osservatorio anti-violenze e una campagna di comunicazione e di informazione per i cittadini sul ruolo degli operatori sanitari”.

Vi sono state altre prese di posizione sul problema.

“Piena collaborazione all'iniziativa legislativa annunciata dal ministro della Salute Giulia Grillo”. Così Tiziana Frittelli, presidente di Federsanità Anci ha commentato l’arrivo del disegno di legge anti violenze nel prossimo Consiglio dei ministri

“Concordo a 360 gradi – ha affermato Frittelli - con quanto rilevato dal ministro circa la preoccupante escalation di episodi a danno degli operatori sanitari che evidenziano l'assoluta necessità di un intervento legislativo che possa porre un freno e le basi per una maggiore tutela di chi, ogni giorno, presta servizio nelle strutture sanitarie a favore del bene dei cittadini”.

Nelle prossime settimane Federsanità Anci “concluderà un'indagine somministrata a tutte le aziende sanitarie e ospedaliere associate, promossa in accordo con Fnmoceo, con l'obiettivo di monitorare, a dieci anni dall’emanazione, l’attuazione della raccomandazione del ministero della Salute n° 8 del novembre 2007,  sulla prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari”.

Anche  i manager di Asl e ospedali hanno affrontato il problema delle aggressioni a medici e infermieri con una serie di proposte che hanno presentato nei giorni scorsi al ministro della Salute. 

Pene più severe e fermo giudiziario e ripensamento del servizio di guardia medica. Sono alcune delle proposte presentate dalla Fiaso, la loro associazione.

“Mettere le forze dell’ordine nella condizione di svolgere una energica azione deterrente - ha sottolineato la Fiaso - , prevedendo un’aggravante specifica per i reati commessi nei confronti dei professionisti sanitari nell’esercizio di atti d’ufficio, che consenta in tal modo il fermo di polizia giudiziaria per gli autori dei reati. Con procedimento d’ufficio e inasprimento delle pene anche quando la parte offesa è un’azienda sanitaria”. 

Secondo la Fiaso è necessario intervenire anche con strumenti di programmazione sanitaria al fine di ripensare il ruolo degli ambulatori di continuità assistenziale (le ex guardie mediche), bersaglio di numerose aggressioni, ma anche ormai poco sostenibili e forse non particolarmente utili, di dimensionare adeguatamente gli organici delle strutture sanitarie a rischio più elevato di aggressioni, di assicurare l’effettiva presa in carico dei pazienti cronici e di quelli fragili per limitarne l’accesso improprio ai servizi di emergenza-urgenza.

Però, secondo Calogero Coniglio,  segretario regionale per la Sicilia della Fsi-Usae, federazione sindacati indipendenti costituente della confederazione Unione sindacati autonomi europei, la proposta del ministro è buona ma non risolutiva.

Infatti secondo Coniglio “I pronto soccorso siciliani sono al collasso. In molti ospedali, soprattutto quelli delle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, non si riesce a dare una risposta in tempi accettabili ai pazienti, servono più infermieri e medici, le lunghe ore di attesa montano la rabbia tra pazienti e cittadini esasperati, e tra operatori sanitari per i ritmi di lavoro estenuanti. I pazienti aspettano anche 10-11 ore per essere visitati e quelli in attesa di un posto letto nei reparti restano in barella, o su una sedia, in corridoio anche tre giorni senza rispetto della privacy”.


E molto probabilmente la situazione dei pronto soccorso siciliani si verifica anche in altre regioni, soprattutto nelle grandi città.

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