mercoledì 19 ottobre 2022

Un'imposta sui grandi patrimoni per contrastare la crisi energetica?

E’ noto che l’aumento dei prezzi del gas e dell’energia elettrica crea notevoli difficoltà alle famiglie e alle imprese italiane e, nel prossimo futuro, è possibile che la situazione peggiorerà.

Il governo Draghi ha stanziato alcune decine di miliardi per aiutare imprese e famiglie.

Tali aiuti sono stati però insufficienti.

Il nuovo governo si troverà in difficoltà anche per riconfermare gli aiuti concessi dal precedente governo se non si intende procedere ad uno scostamento di bilancio, se non si vuole cioè aumentare il deficit di bilancio e così anche il debito pubblico.

Infatti uno scostamento di bilancio, in considerazione del notevole livello che in Italia caratterizza il rapporto debito pubblico-Pil, potrebbe non esserci consentito dall’Unione europea e comunque potrebbe essere accolto in modo molto negativo dai mercati finanziari, determinando così un aumento considerevole dei tassi di interesse.

Inoltre, l’Unione europea non sembra avere in programma di concedere ai Paesi aderenti un flusso di aiuti come quelli previsti con il Recovery Plan, in seguito ai pesanti effetti economici negativi causati dalla pandemia, finanziati ad esempio tramite l’emissione di titoli pubblici comuni.

Le misure che, a giorni, l’Ue dovrebbe prendere per limitare gli incrementi dei prezzi dei prodotti energetici saranno insufficienti per limitare considerevolmente quegli incrementi.

E allora?

Dovranno essere previsti interventi specifici da parte dei singoli governi.

E il governo che potrebbe fare per trovare le risorse finanziarie necessarie?

Non c’è alternativa, o ridurre la spesa pubblica e aumentare le entrate tributarie.

La riduzione della spesa pubblica determinerebbe effetti negativi sull’evoluzione del Pil.

Rimane l’aumento delle entrate tributarie, soprattutto di quelle che non dovrebbero avere un effetto molto negativo sul Pil.

A mio avviso sarebbe auspicabile un’imposta, una tantum, sui grandi patrimoni, immobiliari e finanziari, che in breve tempo potrebbe fornire risorse economiche consistenti, accompagnata anche da una forte tassazione sugli extra profitti che soprattutto le grandi aziende operanti nel settore energetico hanno ottenuto in seguito all’aumento dei prezzi dei prodotti che forniscono e forse anche sugli extra profitti conseguiti dalle aziende farmaceutiche nel periodo della pandemia.

Ma il fulcro di questo intervento di politica fiscale sarebbe l’imposta sui grandi patrimoni.

Non credo che sarebbe uno scandalo prevederla, pur se nessun partito l’ha ipotizzata, anche perché è appena terminata una campagna elettorale nel corso della quale sono state avanzate proposte del tutto inattuabili dal punto di vista finanziario e figurarsi cosa sarebbe successo se qualche partito avesse ipotizzato di prevedere un’imposta sui grandi patrimoni.

Ma chiedere “sacrifici” a chi possiede grandi patrimoni per consentire a tutte le famiglie di riuscire ad arrivare alla fine del mese con le remunerazioni di chi al loro interno lavora e per impedire che molte aziende siano costrette a chiudere mi sembra ragionevole.

In questo modo inoltre si potrebbe anche determinare una redistribuzione del reddito dai ceti sociali più ricchi a quelli più poveri, considerando inoltre che nelle crisi economiche succedutesi a partire dal 2008 si è verificato l’opposto, e cioè una redistribuzione del reddito dai ceti più poveri a quelli più ricchi.

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