mercoledì 5 ottobre 2022

Il massacro e le discriminazioni degli Jenisch

 

Prima e dopo la seconda guerra mondiale gli Jenish furono oggetto di veri e propri massacri e di discriminazioni, frutto anche di un programma eugenetico. Ma chi sono gli Jenish? Sono orgogliosi della loro identità, la loro cultura differisce profondamente da quella delle etnie romaní, con cui non vogliono essere confusi, parlano una propria lingua, di origine germanica, con influssi ebraici, rotwelsch e celtici, con qualche prestito dalla lingua romanì. L'origine degli Jenisch non è certa, ma essi si definiscono diretti discendenti dei celti. 

Attualmente gli Jenisch che vivono in Germania sono 220.000, Di tutti gli Jenisch tedeschi solo 29.000 sono nomadi e viaggiano in roulotte. Nella Svizzera ci sono 35.000 Jenish, di questi si calcola che 5.000 sono nomadi. In Austria vivono 35.000 Jenisch, di questi circa 3.500 sono nomadi.

Inoltre in Ungheria  si segnalano 60.000 Jenisch e 11.000 in Bielorussia con un numero imprecisato di nomadi. 70.000 nel 1990 erano invece gli Jenisch in Belgio e 2.800 in Lussemburgo. In altri Paesi dell'Europa occidentale come la Francia e l’Olanda  manca un censimento certo.

Gli Jenisch, così come i Rom e i Sinti furono aspramente perseguitati nella Germani nazista,  rinchiusi nei campi di concentramento e pagarono un alto prezzo in termini di vite umane.

A metà degli anni trenta infatti i nazisti tedeschi iniziarono la “lotta contro la piaga zingara”, non solo contro Rom Sinti, ma anche contro i cosiddetti “vagabondi erranti zingari”, ovvero gli Jenisch.

Uomini, donne e bambini furono discriminati, prima schedati nel cosiddetto libro degli zingari, furono poi sterilizzati perché ritenuti inferiori. La polizia criminale inoltre, durante il periodo nazista, emise carte di identità con le loro impronte digitali.

Un imprecisato numero furono arrestati e portati insieme con gli altri zingari nei campi di concentramento e di sterminio, soprattutto ad Auschwitz-Birkenau. 

Gli Jenisch subirono, proprio perché tedeschi, un trattamento particolare.

Il dizionario dell’Olocausto aiuta a far luce su questo particolare tipo di trattamento: “La diversità di trattamento riservata agli zingari puri e ai Mischlinge zingari era in antitesi con la politica seguita nei confronti degli ebrei: gli ebrei puri dovevano essere uccisi, mentre coloro che avevano metà o un quarto di sangue ebreo venivano in genere risparmiati.

Al contrario, i Mischlinge zingari furono condannati allo sterminio perché Himmler e i criminologi tedeschi erano convinti che solo la feccia del popolo tedesco - come gli Jenisch, commercianti ambulanti che vivevano di espedienti e parlavano un dialetto particolare misto a termini di origine ebraica e romanì - potesse sposarsi con gli zingari”.

In Svizzera gli Jenisch non furono trattati meglio.

Il programma “Kinder del Landstrasse” (per il recupero dei bambini di strada) fu attuato dal 1926 al 1974  dall'associazione svizzera “Pro-Juventute” e si tradusse in un dramma nazionale, tacciato da molti come una forma di vero e proprio genocidio. 

Fu il governo svizzero a condurre e sostenere una politica semi-ufficiale che verteva ad istituzionalizzare i genitori Jenisch  come “malati di mente” tentando di far adottare i loro figli da più “normali” cittadini svizzeri.

Questo modo di procedere fu giudicato come un tentativo di eliminare la cultura Jenisch in nome del miglioramento della specie umana: l’eugenetica. 

Secondo alcune fonti, 590 bambini furono sottratti ai genitori e messi in orfanotrofi, in istituti psichiatrici e persino in prigioni.

Il programma coinvolse dai 600 ai 2.000 bambini nomadi, che di fatto, furono allontanati in tenera età dalle famiglie originarie. Quel programma è tutt'oggi un tema molto scottante per la coscienza dei cittadini elvetici.

Ma il dramma di questi bambini, non finì lì, come fa notare la dottoressa Iacovino: “Numerosi furono i casi di abuso sessuale sui bambini e soprattutto sulle bambine e sugli adolescenti, vittime di questo progetto di risanamento, non protetti dai genitori, che nel frattempo dovevano combattere con la depressione, l'alcolismo e i problemi interpersonali sorti tra i partner. Molti furono i casi di morte precoce”

Solo recentemente il governo svizzero ha riconosciuto la disumanità di quel programma, come fa notare ancora la dottoressa Iacovino : “Nel 1987, il presidente della commissione della fondazione, Bernasconi, pronunciò per la prima volta le scuse da parte della Pro-Juventute verso gli appartenenti al popolo jenisch e, nel 2000, la Svizzera ratificò la convenzione dell'Onu del 1948 riguardo alla prevenzione e alla punizione del genocidio. 

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