domenica 16 ottobre 2022

Peggiorata la salute mentale dei giovani con il Covid

Si dice spesso che bambini e giovani siano tra le fasce d’età meno colpite dal lato sanitario del Covid. E se questo è vero per le conseguenze più gravi dell’epidemia, non altrettanto può dirsi per altri aspetti importanti legati all’emergenza.

Di tale problematiche si occupa un rapporto diffuso da Cittadinanzattiva.

A partire dagli effetti economici della pandemia, con l’aumento della povertà assoluta in modo marcato soprattutto tra i bambini e le loro famiglie.

Ma anche in termini educativi, l’impatto sugli apprendimenti appare negativo, almeno stando ai primi dati emersi. Nel 2021 quasi uno studente su 10 ha concluso le superiori con competenze di base inadeguate: 2,5 punti in più rispetto al 2019.

L’emergenza Covid ha inoltre messo a dura prova la socialità di bambini e ragazzi, la loro possibilità di incontrarsi con gli amici e fare le esperienze formative per quell’età.

Tanti aspetti differenti, che convergono nell’indicare una sofferenza per bambini e ragazzi su numerosi fronti.

Anche su quello della salute: la condizione psicologica dei più giovani ha risentito dell’emergenza quanto e più di quella degli adulti, stando a quanto indicano diversi segnali.

E’ peggiorato l’indice di salute mentale tra i più giovani.

Monitorare un aspetto come questo sicuramente non è semplice. Uno strumento che consente una lettura del fenomeno è l’indice di salute mentale, elaborato dall’Istat all’interno degli indicatori sul benessere equo e sostenibile (Bes).

Tale indice, una volta disaggregato per età, sembra indicare un netto peggioramento del benessere psicologico tra ragazze e ragazzi tra i 14 e 19 anni, proprio a cavallo tra la rilevazione del 2020 e quella del 2021.

La fascia d'età più giovane, lungo tutta la serie storica, è quella con l'indice più alto, il che segnala un migliore benessere psicologico rispetto alle generazioni più anziane.

Tuttavia tra il 2020 e il 2021 il calo dell'indice di salute mentale è stato molto marcato tra gli adolescenti, passando in un solo anno da 73,9 a 70,3. Nonostante rimanga la fascia d'età con i valori più alti, questa diminuzione non va sottovalutata.

Segnala un peggioramento complessivo della condizione psicologica dei più giovani che il rapporto Bes attribuisce direttamente ai due anni di pandemia.

Inoltre, il peggioramento delle condizioni di salute mentale è stato asimmetrico rispetto al genere.

Per le adolescenti il calo dell'indice è stato molto più netto, passando in un solo anno da 71,2 a 66,6. Anche per i maschi si registra un peggioramento, sebbene più contenuto: da 76,5 a 74,1.

E’ interessante osservare come gli effetti psicologici sui più giovani siano andati incrementandosi con il prolungarsi della pandemia da Covid-19.

Nel primo anno di emergenza, almeno per questa fascia di età, non erano ancora emersi - in media - gli strascichi in termini di salute mentale di ragazzi e ragazze. Ed è soprattutto su queste ultime che l'impatto è stato maggiore.

Prendendo un altro indicatore, quello relativo alla soddisfazione personale, in media la situazione della popolazione è migliorata tra il 2020 e il 2021.

Il 46% delle persone dichiara una elevata soddisfazione per la propria vita nel 2021, un dato in crescita rispetto al primo anno di pandemia. 

Non così per i più giovani, fascia in cui si registra un calo di oltre 3 punti.

Nel 2021 è in aumento la quota di persone di 14 anni o più soddisfatte per la propria vita nel complesso (+1,7 punti percentuali rispetto al 2020), con l’eccezione dei giovani di 14-19 anni.

La crescita è stata più elevata della media tra gli ultrasettantacinquenni.

Anche l'indicatore di soddisfazione personale segnala lo stesso divario di genere. Tra le ragazze è più basso il livello di soddisfazione non solo verso la vita nel suo complesso, ma anche rispetto a singoli aspetti della quotidianità.

Rispetto alle relazioni familiari, l'8,9% delle 14-17enni è poco o per nulla soddisfatta (a fronte del 5,1% tra i maschi della stessa età). In quelle di amicizia, l'insoddisfazione raggiunge il 16,1% tra le ragazze, 3 punti in più dei coetanei (13,1%). E anche rispetto alla condizione di salute, le giovani appaiono più preoccupate: il 6,6% non è soddisfatta (tra i maschi la quota è al 2,7%).

Un altro aspetto rilevante è comprendere se vi siano delle differenze territoriali rispetto al benessere psicologico, in particolare nel passaggio critico della pandemia.

Nel 2021 sono due regioni del centro Italia, le Marche e l'Umbria, a registrare l'indice di salute mentale più basso, rispettivamente 65,3 e 65,4. Entrambe in calo rispetto all'anno precedente di poco meno di 3 punti.

L'indice segnala una miglior condizione psicologica della popolazione nella provincia autonoma di Bolzano e in Sardegna, con un indice di salute mentale che per entrambe supera quota 70.

Rispetto all'anno precedente la pandemia, il calo maggiore dell'indice si registra in Valle d'Aosta (-3,7), seguita da Marche, provincia autonoma di TrentoUmbria e Friuli-Venezia Giulia.

Complessivamente, sono 12 le regioni e province autonome in cui si è registrata una contrazione tra 2020 e 2021.

Il peggioramento della salute mentale verificatosi nei bambini e nei ragazzi con la pandemia è l’ulteriore dimostrazione del fatto che in Italia si dovrebbe operare per migliorare la situazione dei servizi pubblici che si occupano di salute mentale.

Infatti tale situazione è molto problematica.

Mancano risorse umane e finanziarie, tanto che i servizi pubblici non sono in grado di affrontare, per la gran parte della popolazione, le diverse patologie che si manifestano.

E, ancor più di quanto avviene per la sanità, il risultato è che, chi può permetterselo, si rivolge alle strutture privare.

Quindi, coloro che non hanno le capacità economiche per farlo, risultano privi di assistenza, con il conseguente aggravamento delle diverse patologie inerenti la salute mentale.

E neanche il Pnrr prevede risorse tendenti a cambiare notevolmente, come necessario, tale situazione.

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