domenica 2 ottobre 2022

Oltre 1.000 morti in Pakistan per le alluvioni

Il bilancio delle alluvioni provocate in Pakistan da prolungate e intense piogge monsoniche è tragico. Oltre 1.000 i morti,  di cui un terzo bambini, 50.000 sfollati già avviati nei campi di raccolta, 33 milioni di abitanti interessati più direttamente dalla catastrofe ambientale su un terzo del territorio nazionale (di cui 6,4 milioni in condizioni di bisogno estremo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità).

E nonostante questi dati i media italiani si occupano poco o niente di quanto è avvenuto e sta avvenendo in Pakistan.

Oltre a villaggi e edifici, ad essere maggiormente colpite sono state anche le infrastrutture.

L’autorità per la gestione dei disastri del Pakistan ha affermato che fino ad ora sono stati danneggiati 162 ponti e che oltre 3.000 chilometri di strade sono state spazzate via.  

Si cerca di utilizzare qualunque mezzo disponibile per far arrivare i pochi aiuti giunti sino ad ora nelle aree più remote delle regioni del Belucistan e del Sindh, le più flagellate dalle piogge.

“Stiamo usando barche, cammelli, qualunque mezzo possibile per consegnare aiuti nelle aree più critiche”, ha affermato Faisal Amin Khan, che amministra la provincia montuosa di Khyber Pakhtunkhwa, che è stata gravemente colpita.

Lo stesso Khan ha fatto riferimento alle inondazioni del 2010, fino a oggi tra le peggiori mai registrate nella storia del Pakistan. Quell’anno uccisero più di 1.700 persone e lasciarono milioni di senzatetto.

Un bilancio a cui si potrebbe arrivare a breve a giudicare dall’emergenza in costante peggioramento. Un disastro descritto dall’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, come il peggiore che avesse mai visto.

Il governo di Islamabad ha chiesto aiuti alla comunità internazionale per far fronte all’emergenza, con i primi voli provenienti da Turchia ed Emirati Arabi Uniti arrivati nelle scorse ore.

Nonostante ciò, al momento intere zone restano isolate e l’intervento dei soccorsi è impossibile in molte di queste. 

Sono già stati accertati i primi casi di malaria nella regione di Sindh, mentre resta alta l’allerta già sollevata dal presidente della Mezzaluna Rossa pakistana, così è chiamata la Croce Rossa nei Paesi islamici, sul diffondersi di altre malattie come il colera, favorite dal mix di umidità e alte temperature.

Lo stesso premier Shehbaz Sharif che visitando le regioni settentrionali ha segnalato come “il raccolto di riso sia stato spazzato via e frutta e vegetali siano scomparsi”, insieme a si stima 700.000 capi di bestiame.

L’Unicef ha scattato un tragica fotografia della situazione dei minori nella catastrofe. Ricordando che sono 16 milioni i bambini colpiti direttamente dal disastro, di cui tre milioni richiedono un immediato intervento umanitario per evitare la diffusione di malattie.

Il fondo Onu per l’infanzia ha confermato che finora 287.000 abitazioni sono andate completamente distrutte e altre 662.000 in modo parziale, 17.566 gli edifici scolastici rasi al suolo o lesionati.

La disponibilità di acqua sicura è pure gravemente ridotta, con il 30% degli acquedotti oggi in varia misura danneggiati.

A ricordare l’emergenza ma anche il necessario supporto internazionale è l’ambasciatore della Repubblica islamica del Pakistan in Italia, Jauhar Saleem: “L’Italia, da sempre amica del Pakistan, è stata di grande supporto nei momenti di bisogno, come nella devastazione delle alluvioni del 2011”.

E ha auspicato che anche in questo caso l’Italia aiuti il Pakistan.

“Mentre sono in corso sforzi immani per sostenere le persone colpite dalle piogge e dalle inondazioni, la solidarietà internazionale è fondamentale per rispondere adeguatamente ai bisogni immediati.

E’ necessario stanziare al più presto maggiori fondi”, ha afferamto Simone Garroni direttore di Azione contro la fame. 

“La catastrofe che questo Paese sta vivendo - ha aggiunto - ci chiama ad intervenire subito, ma anche a riflettere sugli effetti di un clima impazzito che, lo ricordiamo, è una delle tre cause strutturali della fame nel mondo.

Si tratta di un fatto che sarebbe criminale continuare a ignorare e per il quale è urgente un impegno straordinario da parte della comunità internazionale, a cominciare dalla prossima conferenza per il clima Cop27”.

E' poi probabile che le alluvioni continuino ancora e che le morti e le distruzioni aumentino notevolmente.

Certamente gli aiuti si devono intensificare.

Ma occorre riflettere che quanto sta avvenendo in Pakistan, e in misura minore in altri Paesi, è la evidente conseguenza dei cambiamenti climatici.

Pertanto concordo con quanto sostenuto da Garroni sulla necessità che la comunità internazionale si impegni davvero per contrastare le cause che determinano i cambiamenti climatici, cosa che fino ad ora non è avvenuto in misura sufficiente.

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