mercoledì 27 luglio 2022

La grave crisi dello Sri Lanka

Lo Sri Lanka, in passato chiamato Ceylon, sta vivendo la peggiore crisi istituzionale ed economica dal 1948, l’anno in cui il Paese ottenne l’indipendenza dal Regno Unito. Il presidente in carica Gotabaya Rajapaksa è fuggito, come del resto il fratello minore Basil Rajapaksa, ministro delle Finanze. Il governo della famiglia Rajapaksa ha avuto per ora termine in seguito alle ripetute manifestazioni popolari. I manifestanti avevano occupato anche la sede della presidenza.

Il sei volte primo ministro Ranil Wickremesinghe ha prestato giuramento come presidente dello Sri Lanka, in vista della formazione di un governo di unità cui toccherà il non facile compito di guidare il Paese nel mezzo di una crisi economica e sociale senza precedenti.

Alla vigilia del giuramento, migliaia di manifestanti hanno protestato contro il neo presidente, ritenuto troppo vicino al suo predecessore.

Quanto sta succedendo in Sri Lanka ci dovrebbe interessare anche perché molti abitanti dello Sri Lanka sono immigrati in Italia.

E comunque ci dovrebbe interessare perché la situazione in Sri Lanka è contraddistinta dal fatto che molti dei suoi abitanti si trovano in condizioni di vita precarie, molto difficili, colpiti da una vera e propria crisi alimentare.

L’attuale sconvolgimento politico era annunciato da tempo. L’amministrazione Rajapaksa è accusata di aver contribuito alla grave crisi economica che da mesi sta causando al Paese continui blackout e carenze di cibo, carburante e medicinali.

Per capire le origini della rivolta popolare, bisogna fare un salto indietro fino allo scorso 31 marzo, quando consistenti manifestazioni contro il governo hanno preso corpo nella capitale del Paese, Colombo.

Allora lo Sri Lanka ha dovuto dichiarare l’emergenza nazionale e imporre il coprifuoco per cercare di sedare le proteste contro il presidente Gotabaya Rajapaksa - eletto nel 2019 ed esponente di una dinastia politica corrotta - accusato di aver mandato il Paese in bancarotta.

Il crac economico è legato a doppio filo alla famiglia Rajapaksa, che ha amministrato per oltre due decenni il Paese come un’impresa di famiglia,  privando lo Sri Lanka delle sue ricchezze a totale vantaggio degli esponenti della famiglia.

Molti cingalesi si sono trovati così senza benzina e beni di prima necessità, poiché lo Sri Lanka non è più in grado di importarli. E’ scattato così l’allarme della crisi alimentare: secondo l'Onu, circa l'80% della popolazione è costretta a saltare i pasti perché non può più permettersi di comprare cibo.

Alla radice della crisi alimentare viene indicata anche la scelta di Rajapaksa, che risale all'aprile del 2021, di imporre un improvviso divieto sui fertilizzanti chimici.

La decisione ha colpito gli agricoltori e le loro terre, che hanno visto il raccolto ridursi tra il 40 e il 60%, sufficiente appena per sfamare i nuclei familiari dei coltivatori.

Lo scorso maggio, il Paese asiatico è andato in default per la prima volta nella sua storia,  entrando nella peggiore crisi finanziaria degli ultimi 70 anni.

A metà aprile, infatti, Colombo ha imposto un freno al rimborso del debito estero (circa 51 miliardi di dollari) e aveva accettato di trattarne la ristrutturazione con il Fondo monetario internazionale, che dovrebbe versare nelle casse del Paese circa 3 miliardi di dollari.

Alla grave crisi economica, si è aggiunto anche il crollo del turismo, su cui si fonda l’economia nazionale, a causa del Covid.

Il settore turistico aveva preso slancio dopo la fine della guerra civile terminata nel 2009, quando l’allora ministro della Difesa Gotabaya Rajapaksa su ordine del fratello Mahinda, allora presidente, decimò la minoranza Tamil (che rappresenta parte dei 22 milioni di abitanti del paese, oltre a musulmani e cingalesi) con un’offensiva spietata.

L’ex presidente Rajapaksa, è accusato, infatti, anche di crimini di guerra.

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