Ormai
i media, l’opinione pubblica, tutti noi, non attribuiamo più notevole
attenzione a quanto avviene in Ucraìna. Eppure la situazione in quel Paese non
è cambiata molto. Ci sono ancora i morti, anche fra i civili, i missili e le
altri armi non hanno cessato di essere utilizzati.
In parte questa riduzione dell’attenzione era prevedibile e inevitabile. Solamente l’utilizzo di armi nucleari avrebbe impedito questa riduzione del nostro interesse nei confronti dell’Ucraìna.
Quanto avvenuto dipende anche da una tendenza che sempre più spesso contraddistingue i media, attualmente. Gran parte degli avvenimenti destano attenzione per un periodo molto limitato, per essere poi sostituiti in breve tempo da altri più o meno importanti dei precedenti.
I motivi alla base di questa tendenza dei media sono diversi, ma non è questa la sede per esaminarli approfonditamente.
Certo, dopo l’inizio della guerra in Ucraìna si sono verificati altri avvenimenti di significativo rilievo, le conseguenze del cambiamento climatico, la ripresa della pandemia, e, nel nostro piccolo Paese, sotto vari punti di vista, la crisi di governo.
Ma tutto ciò non giustifica quanto meno l’entità della riduzione dell’attenzione nei confronti di ciò che avviene ancora in Ucraìna.
Comunque, molto probabilmente, l’attuale orientamento dei media nei confronti dell’Ucraìna rispecchia il nostro orientamento, l’atteggiamento di tutti noi o quanto meno della gran parte di noi.
Siamo sempre più attenti alle questioni che ci interessano direttamente e sempre meno all’interesse generale.
Eravamo molto attenti, inizialmente, all’aggressione decisa da Putin nei confronti dell’Ucraìna principalmente perché temevamo che si potesse scatenare una guerra nucleare i cui concreti e tragici effetti si sarebbero manifestati anche in Italia.
Oggi il rischio di una guerra nucleare è, oggettivamente, minore e, forse, di qui la nostra minore attenzione nei confronti di quanto avviene in Ucraìna.
Certo ci interessano molto soprattutto le conseguenze economiche negative determinate dal protrarsi della guerra in Ucraìna che già colpiscono i nostri bilanci familiari e che, nel prossimo futuro, ancora di più potrebbero colpirli.
Ma, anche in questo caso, tale nostra attenzione si verifica soprattutto perché vengono influenzati i nostri diretti interessi, di natura economica.
Ripeto, però, che tutto ciò non giustifica il nostro disinteresse nei confronti di quanto avviene in Ucraìna.
In primo luogo perché non capiamo che la guerra in Ucraìna è anche, e forse soprattutto, una guerra tra Russia e i Paesi occidentali e che un’eventuale vittoria della Russia rappresenterebbe una sconfitta dell’Occidente, dei sistemi politici di democrazia liberale che lo caratterizzano, con possibili conseguenze negative sul livello delle libertà che ci contraddistinguono ed anche sul livello del nostro benessere economico, non solo nel breve periodo ma anche nel medio-lungo periodo.

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