Dopo la pesante
sconfitta subìta in occasione delle ultime elezioni regionali con la vittoria
schiacciante del centrodestra, in base alla quale è diventata per la prima
volta presidente della Giunta regionale dell’Umbria un’esponente di quello
schieramento politico, è del tutto evidente che sia indispensabile un profondo
cambiamento del Pd umbro, che rimane, nonostante tutto, il più importante
partito del centrosinistra.
Il cambiamento deve sì passare per un profondo rinnovamento dei programmi, per un notevole sviluppo delle relazioni con le diverse componenti della società umbra, relazioni che si sostanzino proprio su quei programmi e non siano relazioni di natura esclusivamente clientelare come avvenuto nel recente passato.
Prima di tutto è necessario un profondo cambiamento della stessa natura del Pd umbro, del suo gruppo dirigente, a livello regionale e nei diversi territori in cui si articola l’Umbria.
In primo luogo quel gruppo dirigente non deve ambire solamente alla ricerca e alla gestione del potere, all’interno e all’esterno del Pd, e nella sua formazione devono contare vari elementi, dalle competenze, all’esperienza amministrativa, alle relazioni con la società umbra.
Sarebbe necessario anche un rinnovamento generazionale, nella consapevolezza però che essere giovani dirigenti non vuol dire sempre essere dirigenti nuovi davvero.
Il Pd umbro si sta indirizzando verso questa strada?
Assolutamente no.
E’ sufficiente rilevare quanto successo nella campagna elettorale per la scelta del nuovo segretario regionale, per porre fine, tra l’altro, al commissariamento, campagna elettorale interrottasi per la nuova emergenza sanitaria dovuta alla nuova “ondata” nella diffusione del coronavirus.
Una lotta acerrima per acquisire consensi tra gli iscritti, una lotta vecchio stile, simile a quelle manifestatesi quando si è trattato di scegliere i precedenti segretari regionali.
Nessuna vera attenzione ai programmi, forti ed eccessive pressioni rivolte agli iscritti per acquisire i loro voti.
Giovani candidati, alla segreteria o ad altri incarichi, più “vecchi” degli esponenti politici del passato del Pd umbro, esponenti che lo hanno portato allo sfacelo, regalando così il governo della Regione al centrodestra.
Che fare?
Molte cose. Ma, è questo il senso di questa nota, non si può che partire dal basso, dai singoli iscritti e dai singoli elettori (perché questi ultimi possono diventare in futuro iscritti e perché un partito non può fare affidamento solo sugli iscritti ma anche e soprattutto sugli elettori a cui non ci si può rivolgere solo in occasione delle elezioni).
Partire dal basso significa costituire una comunità di iscritti ed elettori del Pd che, in primo luogo, intenda modificare radicalmente la natura del Pd nella direzione che ho in precedenza delineato.
Poi si discuterà dei programmi e ciò non risulterà strano se viene ritenuto valido il ragionamento che ho formulato all’inizio.
Questa proposta proviene solo dal sottoscritto.
Se qualcuno è interessato ad essere uno dei molti, spero, promotori della comunità di cui ho scritto, mi invii una mail a pborrello@libero.it, allegando, perché no, un curriculum formativo, professionale e politico, come farò adesso io.
Proviamoci!
Paolo Borrello,
sono
nato a Orvieto il 22.5.1957 e residente ad Orvieto.
Sono
laureato in Scienze Economiche presso l’università di Siena e ho partecipato al
corso di formazione post laurea in gestione dell’economia e dell’impresa,
presso l’Istao (Istituto Adriano Olivetti) allora presieduto da uno dei
maggiori economisti italiani del Novecento, Giorgio Fuà.
Sono
revisore contabile.
Sono
stato presidente del Collegio dei Sindaci della sezione italiana di Amnesty
International.
Sono
stato consulente di diverse associazioni imprenditoriali, animatore economico
presso la Regione dell’Umbria, consulente del Comune di Orvieto, dove attualmente
sono funzionario.
Ho
scritto alcuni libri sull’economia e la società orvietana.
Mi
sono iscritto al Pci nel 1982, poi sono stato iscritto al Pds, ai Ds e al Pd.
Sono
stato coordinatore del primo circolo on line del Pd, denominato “Barack Obama”.
Ho
partecipato ad alcune elezioni primarie per la scelta del segretario nazionale
del Pd.
Sono
stato dirigente locale del Pci e del Pds fino al 1995.

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