Nel corso della
campagna elettorale per la scelta del presidente degli Stati Uniti, Trump è
stato messo in seria difficoltà da alcuni giornalisti televisivi che lo hanno
accusato di pronunciare delle falsità. In Italia questo non avviene. Nei
telegiornali e nei talk show i giornalisti non mettono in vera difficoltà i
politici.
Quindi, dal punto di vista dei media, soprattutto quelli televisivi, gli Stati Uniti sono una vera democrazia, l’Italia per niente.
Nei telegiornali si ripetono brevi dichiarazioni di esponenti dei vari partiti che non dicono nulla di importante e che non vengono affatto contraddetti dai conduttori dei tg. Le dichiarazioni più inutili e talvolta decisamente stupide sono quelle dei rappresentanti dei grillini.
Nei tg, ogni volta che si parla delle attività del presidente del Consiglio Conte, scorre un’immagine di lui che si muove con rapidità, per dimostrare l’efficacia e l’efficienza della sua azione, come se tutti i telespettatori fossero dei cretini e non sapessero che in realtà avviene esattamente il contrario.
Nei talk show, poi, in primo luogo durante “Che tempo che fa” condotto da Fazio, si creano problemi, per nulla, agli esponenti politici che si succedono.
Sono molto diffuse pertanto quelle che vengono generalmente definite le interviste “in ginocchio”, dove gli intervistatori mettono a loro agio gli intervistati e mai si propongono di metterli in imbarazzo.
I giornali, spesso, si comportano diversamente. Riportano inchieste che veramente mettono in difficoltà esponenti della maggioranza e dell’opposizione.
Purtroppo però i lettori dei giornali sono sempre di meno.
Ma si rendono conto i giornalisti televisivi italiani delle magre figure a cui si sottopongono? O per loro contano solo le elevate remunerazioni che percepiscono e gli incarichi a cui ambiscono?
Nelle democrazie, per essere davvero tali, si devono contrapporre ai poteri dei contropoteri, realmente efficaci, uno dei quali dovrebbe essere il sistema mediatico.
In Italia questo non si verifica, quanto meno per i media televisivi, che in gran parte fanno parte del cosiddetto servizio pubblico, che pubblico, però, in realtà, non è, fatte le dovute eccezioni che però rimangono delle eccezioni.

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