giovedì 5 novembre 2020

I più poveri muoiono prima

 


I più poveri muoiono prima. Questa è la conclusione a cui sono arrivato leggendo l’articolo “In aumento anche le disuguaglianze di longevità” di Simone Ghislandi e Benedetta Scotti, pubblicato su www.lavoce.info.

Pertanto ho deciso di riproporre alcune parti dell’articolo citato.

Le disparità nella speranza di vita per stato socio-economico in Italia sono note da tempo. Secondo le stime Istat più recenti, in Italia gli uomini più istruiti hanno un vantaggio nella speranza di vita alla nascita di 3,5 anni rispetto agli uomini meno istruiti. Nel caso delle donne, il vantaggio si attesta a 1,5 anni…

Si conferma l’esistenza di un marcato gradiente nella speranza di vita a 50 anni tra gli uomini, ovvero di una marcata correlazione positiva tra longevità e stato socio-economico, sia per reddito che per qualifica.

Tra le donne, invece, il gradiente tende a manifestarsi solo quando lo stato socio-economico viene misurato in termini di qualifica, benché l’incertezza delle stime non permetta di identificare disparità statisticamente significative.

Il raffronto tra coorti evidenzia inoltre un inasprimento del gradiente di longevità lungo la distribuzione del reddito nel caso degli uomini.

Per la coorte 1930-1939, gli appartenenti al quintile di reddito più ricco hanno un vantaggio medio in termini di speranza di vita a 50 anni rispetto agli appartenenti al quintile più povero di circa 3 anni.

Per la coorte 1950-1957, il vantaggio si allunga a circa 4,5 anni.

In termini di qualifica, il gap nella speranza di vita a 50 anni tra operai e dirigenti risulta invariato, mentre si allarga quello tra operai e impiegati, che passa da 2,2 per la coorte 1930-1939 a 2,9 anni per la coorte 1950-1957…

Pertanto, gli uomini a basso reddito e a qualifica operaia non solo hanno una speranza di vita inferiore, ma sono esposti anche a maggiore incertezza circa l’effettiva durata della vita.

Per le donne, il gradiente tende a manifestarsi, anche in questo caso, per qualifica ma non per reddito…

Studiare l’evoluzione delle disuguaglianze di longevità, nelle sue varie dimensioni, è cruciale per individuare parametri utili a orientare le politiche previdenziali verso una maggiore equità.

Come già rilevato in un precedente articolo, infatti, le disuguaglianze di longevità sollevano criticità rispetto a misure che le ignorano, quali l’ancoraggio dell’età pensionabile alla speranza di vita media della popolazione o l’utilizzo di coefficienti di trasformazione indifferenziati nel calcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo, o la stessa quota 100.

Queste politiche penalizzano gli individui appartenenti a gruppi caratterizzati da profili di mortalità sistematicamente superiori alla mortalità della popolazione generale.

Se con l’allungamento della vita media si rendono necessarie politiche atte a garantire la sostenibilità e l’equità inter-generazionale del sistema previdenziale, le crescenti disparità che si celano dietro l’invecchiamento della popolazione pongono questioni di equità intra-generazionale altrettanto pressanti”.

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