Vittorino Andreoli è
un noto psichiatra ed anche un prolifico scrittore. E’ stato intervistato da
Flavia Piccinni su www.huffingtonpost.it.
“Viviamo in una società dominata dalle frustrazioni. La sensazione prevalente è
quella di trovarsi in un ambiente in cui ci si sente esclusi, ci si sente
insicuri, si ha paura. Si accumula così la frustrazione, che poi diventa
rabbia. E la rabbia sa a cosa porta? Porta alla voglia di spaccare tutto. Il
nostro tempo non è violento, è distruttivo”, ha tra l’altro affermato.
Ecco l’intervista, che riporto integralmente per il suo
notevole interesse ed anche perché condivido gran parte delle risposte di
Andreoli.
Ha parlato di violenza e di distruttività. Che differenza
c'è?
La violenza è finalizzata a produrre danno agli altri. Uno è
geloso perché c'è qualcuno che gli ha portato via l'oggetto d'amore, e si
vendica violentemente: lo ammazza. Ma, realizzato questo scopo, la violenza
decade.
E la distruttività?
La distruttività invece è la tendenza a fare del danno agli
altri, ma anche a se stessi. Si uccidono moglie, figli e ci si uccide. E’ una
piccola apocalisse. Ed è molto frequente nelle famiglie oggi.
Stiamo vivendo un tempo distruttivo anche per la politica?
C'è il desiderio di fare la guerra, per mascherare
situazioni personali, per fare le armi, per alimentare gli arsenali nucleari.
C'è aria di guerra, e la guerra è distruttività. Lo ribadisco: la distruttività
è la caratteristica fondamentale del nostro tempo.
Quali sono le altre?
La frustrazione e l'insicurezza. Siamo la società della
paura. Domina la cultura del nemico.
Questo cosa comporta?
Questo uccide la speranza e la fiducia, e promuove lo stare
da soli.
E poi?
Sa, c'è stato il periodo della ragione, dei lumi, delle
grandi ideologie e adesso...
Adesso?
Adesso abbiamo il periodo della stupidità.
Perché dice così?
Perché governa l'irrazionalità! Domina l'assurdo. Non c'è il
senso dell'etica. Peggio di così... E come conseguenza della stupidità abbiamo
la regressione all'homo pulsionale.
Ricordavo che appartenessimo all'homo sapiens sapiens.
No! In questo momento storico in cui domina l'assurdo, noi
siamo l'homo stupidus stupidus stupidus.
Per quale motivo?
Tutti pensano a se stessi. Nessuno pensa che siamo un Paese.
E questa è la stupidità. Se oggi uno non è stupidus in questa società non può
vivere.
Come ci si salva?
Facendo come il protagonista del mio romanzo, che va in un
mondo bellissimo dove non esistono commendatori. Dove non esiste l'uomo. La
genesi si è fermata al quinto giorno, perché il Padre eterno è molto
intelligente e in una parte del mondo non ha fatto l'uomo.
Dove si concentra la stupidità oggi?
Nel potere. Il potere oggi è per definizione stupido. Io uso
il potere come verbo: posso, quindi faccio. E faccio perché posso. Il potere è
l'aspetto più chiaro della stupidità.
Lei si considera un uomo di potere?
No. Ho scritto dei Nessuno, quelli con la N maiuscola, perché in questa
società c'è qualcuno che non è stupido, e sono i Nessuno. Io sono un Nessuno,
perché non conto niente.
Ma lei conta...
Essendo Nessuno non devo accettare compromessi. Il Nessuno è
colui che c'è, ma è come se non ci fosse. Amo questa società, quella fatta
dalle persone bellissime che non contano niente.
Non conta niente, però c'è un qualcuno, Gene Gnocchi, che le
fa l'imitazione in televisione.
L'ho vista poco tempo fa. Considero l'umorismo e l'ironia
come difensive. Aiutano la gente a sopravvivere. Io amo i matti, considero la
follia stupenda, umana, e quello che ho sempre cercato è l'uomo rotto. E l'ho
sempre cercato con un'arma, l'ironia. Anche se non l'ho mai incontrato,
considero Gene Gnocchi molto bravo.
Anni fa con con Andrea Purgatori su Huffingtonpost fece una diagnosi al
nostro Paese ormai storica. Possiamo aggiornarla, questa diagnosi?
L'Italia è solo peggiorata perché non è mai stata curata.
E gli italiani?
Siamo dei masochisti felici: viviamo in un costante e grave
pericolo economico e sociale, però siamo capaci di divertirci.
E poi?
Siamo frustrati. Pieni di rabbia. Darwin parlava di istinto,
ma noi stiamo regredendo all'epoca della pulsionalità. Si guardi intorno.
Lo faccio ogni giorno.
Ecco: ormai non c'è l'etica, ma ci sono i comitati etici.
Domina l'io e non il noi. Io voglio questo. Lo voglio, lo voglio, lo voglio.
In questo contesto, crede che sia significativo l'aumento della
violenza sulle donne?
Antropologicamente, la donna è stata da sempre preda
dell'uomo. Salomone, che era la saggezza del popolo, diceva: “Più terribile
della morte è la donna, solo l'uomo timorato di Dio ne può scampare, mentre il
peccatore ne è avvinto, abbindolato”.
Dopo cosa è accaduto?
Poi è arrivato Cristo, che le donne le ha rispettate. C'è
stata la cultura che faticosamente ha dato valore alla donna, alla femminilità,
alla sua resistenza. Ma se precipitiamo nell'uomo pulsionale, la donna ritorna
ad essere la preda.
Lei come si sente?
Io sono un infelice gioioso.
Mi spiega meglio?
Oggi si parla solo di felicità, ma la felicità è qualcosa di
individuale. E’una sensazione positiva, piacevole, che appartiene all'io. La
gioia appartiene invece a una condizione che riguarda il noi: l'io insieme
all'altro. Si trasmette e la si riceve, ma riguarda sempre un gruppo. Oggi solo
gli imbecilli possono essere felici.
Per quale motivo?
Apparteniamo a una società troppo complessa perché non venga
considerata la condizione degli altri. Come fa uno a essere felice se ogni
giorno vede persone che soffrono?
Non lo so.
Io non stimo molte persone, ma quell'uomo di Nazareth,
quell'uomo con la U
maiuscola, quello insegnava la gioia. Oggi però tutto è diverso.
In che senso?
Oggi non ci sono più i padroni della terra, degli immobili,
ma quelli dell'umanità. Li racconta bene Avram Noam Chomsky.
Chi sono questi padroni?
L'economia dipende da circa 20-25 persone. La maggior parte
dei Nessuno fa fatica a vivere, mentre alcuni non sanno vivere perché hanno
troppo.
Per esempio?
Mark Zuckerberg! La prossima volta lo guardi bene: ha perso
100 miliardi in un giorno. E sa cosa ha detto? “Non è niente per me”. Ecco,
così divento infelice e un po’ arrabbiato. Ed è un bene.
Per quale motivo?
Perché fino a quando continuerò a indignarmi, continuerò a
scrivere.

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