L’associazione Luca
Coscioni, in prima linea nella tutela delle libertà civili, a 40 anni dall’approvazione
della legge sull’aborto, ha realizzato una serie di video tutorial pensati
per fornire a quante più donne possibile una corretta informazione
sulle modalità di interruzione volontaria di gravidanza. Per questo la
campagna è stata realizzata in 6 lingue: italiano, arabo, francese,
spagnolo, inglese e romeno e verrà diffusa da oggi sui canali social dell’associazione
tramite l’hashtag #LiberaDiScegliere.
Sono le stesse donne a parlare di aborto alle donne:
“Lo sai che in Italia si può interrompere una gravidanza non
desiderata?
Dal 22 maggio 1978, grazie alla legge 194, noi donne
possiamo decidere sul nostro corpo.
Entro le prime 7 settimane con una pillola, RU486, ed entro
12 settimane e 6 giorni con un intervento chirurgico.
Dopo, si può fare solo se il medico accerta che la
gravidanza può essere un pericolo per la tua vita e la tua salute
psicofisica.
Ma se hai un rapporto a rischio e temi una gravidanza puoi
ricorrere subito alla contraccezione d’emergenza: in farmacia se sei
maggiorenne puoi avere la pillola del giorno dopo e la pillola dei 5 giorni
dopo senza prescrizione del medico.
Che invece serve solo se hai meno di 18 anni. E non può
rifiutarsi di fartela. E il farmacista non può rifiutarsi di servirti.
La legge riconosce l’obiezione di coscienza solo per
l’interruzione di gravidanza. E purtroppo, a 40 anni dalla legge, 7 medici
su 10 sono obiettori. Ma tu non farti intimidire.
Interrompere una gravidanza è un tuo diritto!
Tante donne hanno lottato perché tu potessi scegliere.
Il corpo è tuo. La scelta è tua.”
Un approccio onnicomprensivo rivolto ad una società
multietnica, in risposta anche alle evidenze emerse nell’ultima relazione
al Parlamento, in cui il ministro della Salute sottolinea che un
terzo delle interruzione volontarie di gravidanza totali in Italia
continua ad essere a carico delle donne straniere, le quali
fanno registrare un tasso di abortività maggiore delle italiane
relativamente a tutte le classi di età (quella di 20-24 anni per le
straniere rimane la più colpita, con un tasso 3.5 volte superiore a quello
delle italiane; mentre per le italiane i tassi più alti si osservano tra i
25 e i 29 anni).
“Nonostante la relazione evidenzi in generale
una “diminuzione” del ricorso all’Ivg, è fondamentale tenere bene a
mente - in un paese in cui 7 ginecologi su 10 sono obiettori e che dunque
rendono difficile l’accesso in sicurezza all’IVG - l’esistenza di un numero
‘sommerso’ di donne che si affidano al web o ad altri canali per cercare
pratiche di aborto clandestino” – ha dichiarato Filomena Gallo, avvocato,
segretario dell’associazione Luca Coscioni.
“Per una corretta applicazione della legge – ha proseguito
Gallo - occorre garantire la non interruzione del servizio di Ivg e
favorire l’utilizzo del metodo farmacologico ove possibile al posto
dell’intervento chirurgico, privilegiando il ricovero in regime di Day
Hospital o l’ambito ambulatoriale.
Questo consentirebbe di risparmiare risorse da
investire in consultori, contraccezione e nella promozione di una corretta
informazione per tutti. Il nostro appello al ministro della Salute vuole
garantire la salute riproduttiva delle donne, una corretta informazione e
la difesa di diritti fondamentali”.
“Per un medico che deve interrompere una gravidanza,
garantire la salute della donna significa poter operare secondo le regole
della buona pratica clinica, sia rispetto alla scelta del metodo che
riguardo l’accessibilità ai servizi di Ivg - ha rilevato Mirella
Parachini, ginecologa e membro della direzione dell’associazione Luca
Coscioni -.
E’ inoltre fondamentale regolamentare l’obiezione di
coscienza al fine di garantire i diritti delle donne che chiedono di
accedere all’Ivg e anche dei pochi medici che non sono obiettori di
coscienza.
Il Consiglio di Europa ha già condannato due volte l’Italia
per le condizioni in cui si applica la 194”.

Nessun commento:
Posta un commento