La federazione
nazionale degli ordini dei medici ha deciso di promuove una campagna di
sensibilizzazione dei cittadini contro le fake news in rete, per restituire al
medico il ruolo centrale nel rapporto con il paziente rispetto al tema salute.
Le caratteristiche di questa campagna risultano evidenti
esaminando quanto scritto in un comunicato.
“‘Non mi hanno vaccinato per paura dell’autismo’, “Avevo
acquistato sul web un farmaco miracoloso’, ‘Ho curato il cancro con il
bicarbonato di sodio’.
Sono alcuni degli epitaffi che, sovrastati da una croce,
campeggiano su altrettante lapidi nella campagna shock ‘Una bufala ci
seppellirà?’ lanciata dalla Fnomceo per combattere le bufale in
tema di salute, soprattutto quelle che si diffondono tramite la rete.
‘Diffidate delle bufale sul web. Chiedete sempre al medico’ è l’invito che campeggia sui poster 6 metri x 3 e sugli annunci stampa che la federazione nazionale degli ordini dei medici ha ideato e messo a disposizione degli ordini provinciali per la pianificazione in affissione sul territorio e sulla stampa locale…
La campagna - presentata il 10 maggio a Roma - intende
sensibilizzare l’opinione pubblica e combattere il fenomeno della diffusione
delle fake news sulla salute tramite la rete. Un fenomeno preoccupante e in
crescita, che mette a repentaglio la salute dei cittadini.
‘Una Spoon River delle occasioni perse in tema di salute,
una campagna che in modo secco ed efficace, potremmo dire ‘lapidario’, mette in
guardia dai pericoli delle false cure pubblicizzate in maniera allettante anche
sul web – ha commentato il responsabile dell’area strategica della comunicazione Fnomceo,
CosimoNume.
Secondo
Nel nostro Paese ammontano a 8,8 milioni ogni anno le
vittime di fake news in materia di salute, mentre sono 3,5 milioni i genitori
che si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate in rete. Anche perché le
fonti di informazione sul web non sempre sono autorevoli: nel 17% dei casi si tratta
di siti web generici sulla salute, nel 2,4% di social network e solo nel 6% si
tratta di siti istituzionali.
I canali web pesano sempre di più come punto di riferimento
per l’informazione in materia di salute: il medico di medicina generale è la
fonte nel 53,5% dei casi, il farmacista nel 32,2%. Seguono a breve distanza i
canali web (28,4%).
I dati rilevano un bisogno reale: il 69% degli italiani
vorrebbe trovare sui siti web e sui social network informazioni certificate
sulle piccole patologie e sui farmaci.
Anche per questo motivo da tre mesi è attivo il portale
Fnomceo ‘dottoremaeveroche’, che intende essere un punto di riferimento
per i cittadini, offrendo informazioni certificate da un ampio comitato scientifico
e smontando così le fake news che girano in rete.
La campagna appena lanciata dalla Fnomceo si inserisce in
questo ambito di attività, puntando a ridare un ruolo centrale al medico nella
relazione con il paziente in tema di salute.
A causa dei tagli alla sanità, il rapporto di fiducia medico
paziente si è infatti venuto ad incrinare negli ultimi anni, perché il
professionista è sempre più visto come chi nega la prestazione piuttosto che
come un alleato nella relazione di cura.
‘Abbiamo scelto una campagna shock perché vogliamo far
comprendere i pericoli spesso sottovalutati cui il cittadino va incontro nel
momento in cui si affida a fonti non autorevoli per decidere della propria
salute.
Gli ordini dei medici sono garanti della salute pubblica
come bene per tutta la società ed hanno quindi il dovere di intervenire per
informare e sensibilizzare i cittadini rispetto ad atteggiamenti che ne minano
il benessere. – ha affermato Filippo Anelli, Presidente Fnomceo - Il
medico deve tornare al centro della relazione che il paziente ha con la propria
salute. Occorre ricostruire quel rapporto di fiducia medico-paziente che è
stato fortemente indebolito dall’aziendalizzazione della sanità’.
Le conseguenze di questa crisi hanno radici anche in un
profondo mutamento culturale, che si riflette sulla figura del medico e sulla
sua autorevolezza.
L’accesso sempre più facile all’informazione ha creato
l’illusione di un sapere alla portata di tutti e ha indotto un pregiudizio
verso le professioni intellettuali, che vengono sempre più percepite come
superflue: a cosa serve un medico se posso trovare la terapia per una patologia
digitandone il nome su Google?
Questo lascia spazio ad atteggiamenti scettici nei confronti della scienza e delle terapie convenzionali e apre il campo a una medicina fai da te quando non a imbonitori e truffatori.
‘Le crescenti aggressioni ai danni dei medici sono una delle ultime conseguenze di questa complessa somma di fattori: medici visti come meri erogatori di servizi in una sanità-azienda, facile accesso all’informazione e scetticismo nei confronti del sapere certificato dagli esperti, svalutazione del ruolo sociale e dell’autorevolezza delle professioni intellettuali – ha sottolineato Anelli -.
Serve una sterzata decisa per riportare il diritto alla salute
dei cittadini nelle mani di chi può tutelarlo al meglio, nelle mani dei medici’”.
Concordo con gran parte dei contenuti del comunicato diffuso
dalla federazione degli ordini dei medici.
Mi sembra opportuno aggiungere però che affinchè i cittadini
abbiano maggiore fiducia nei medici è indispensabile una maggiore disponibilità
dei medici nel fornire loro informazioni, senza considerare questo una perdita
di tempo, e, per quanto riguarda i cosiddetti medici di famiglia, un maggiore
impegno, ad esempio non esitando ad andare a visitare i loro assistiti, quando
necessario.
Nella situazione che si è creata, infatti, anche i medici
hanno delle responsabilità e anche loro devono cambiare.

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