I sandinisti, in
Nicaragua, posero termine alla dittatura di Anastasio Somoza Debayle, nel 1979,
e Daniel Ortega fu uno dei protagonisti della cosiddetta rivoluzione
sandinista. Ortega fu eletto presidente nelle elezioni del 1984.
Successivamente, il potere passò anche a governi espressione di partiti di
destra. Nel 2006 fu rieletto presidente Ortega. Negli ultimi mesi il governo
guidato ancora da Ortega ha represso nel sangue diverse manifestazioni,
promosse soprattutto dagli studenti.
Il detonatore delle ultime proteste, nelle quali sono stati uccisi 40 manifestanti,
è stata la drastica riforma del sistema pensionistico approvata lo scorso 16
aprile.
In un primo momento Daniel Ortega aveva ordinato il posizionamento
dell’esercito nelle città più importanti del Paese e accusato i manifestanti di
essere coinvolti nel narcotraffico e nel terrorismo internazionale, per
lasciare poi la gestione della crisi nelle mani della vicepresidente e moglie
Rosario Murillo.
Ad essere sotto accusa è il binomio Ortega-Murillo (si
ricorda che Ortega è stato rieletto nel 2016).
E’ isolato. Ha perso il controllo delle strade. Lo spirito
delle proteste è il ripudio nei confronti della coppia presidenziale per la sua
totale mancanza di rispetto per la vita e per i diritti dei cittadini.
Come scrive il sociologo ed economista Oscar Renè Vargas “Le
grandi imprese prendono le distanze, anche senza rompere con il governo. Il
patto tra Ortega e il consiglio superiore dell’impresa privata nicaraguense
(Cosep) comincia a fare acqua. E si stanno producendo discrepanze tra diversi
settori dell’imprenditoria.
La maggior parte dei vescovi della chiesa cattolica non sono
più assenti davanti la problematica nazionale e hanno deciso di appoggiare il
movimento sociale.
Il partito al governo è paralizzato. La divisione tra i
vecchi quadri lo ha lasciato senza capacità di risposta. Per questo il governo
ha fatto ricorso alle forze antisommossa senza base sociale.
I sindacati pro-governativi, guidati da dirigenti senza
legittimità sociale, hanno dimostrato la loro incapacità di mobilitare le basi
che dicono di rappresentare. Il tema della riforma dell’Istituto nicaraguense
della sicurezza sociale (Inss), la repressione e la morte di decine di studenti
li ha paralizzati.
Il governo non può contare sull’appoggio dei funzionari dato
che si sono espressi pubblicamente a favore del movimento sociale.
Nonostante che il governo mantenga il controllo dei media,
questi hanno perso influenza. Sono i social media a tenere informati sugli
avvenimenti.
Internazionalmente il tema del Nicaragua e della crisi
politica del governo Ortega-Murillo è sulle prime pagine, scritte e video, che
cercano di capire il perché e le cause dello stallo sociale. Il governo ha perso
l’invisibilità internazionale di cui tanto ha beneficiato”.
Così prosegue Vargas: “Il governo Ortega-Murillo ora viene
considerato come una dittatura familiare, simile a quella di Somoza.
Considerazioni che gli stanno togliendo gli appoggi sia dei governi che della
sinistra internazionale.
Stati Uniti, Unione Europea e vari Paesi latinoamericani
chiedono la fine della repressione e la restaurazione della democrazia.
I distinti poteri statali (giuridico, elettorale,
legislativo) sono messi in discussione dal movimento sociale. Così che hanno
perso quella poca legittimità che restava loro.
La corruzione del governo, altro grande tema rimasto occulto
ai media internazionali, è stato molto importante per le proteste nelle
mobilitazioni sociali con la denuncia di un arricchimento inspiegabile di molti
funzionari dei governi municipali e centrali.
Quella della polizia è l’istituzione più discussa dalla
popolazione per la repressione e le morti che hanno provocato. La destituzione
dei capi della polizia Aminta Granera e Francisco Diaz è una richiesta
generalizzata. Uno dei problemi maggiori sarà come ripulire questa istituzione
per renderla accettabile agli occhi della popolazione.
L’esercito si è mantenuto al margine del conflitto. Ma il
presidente lo ha utilizzato per proteggere le sedi delle istituzioni statali”.
Le principali richieste del movimento di opposizione sono la
formazione di un governo provvisorio con la rappresentanza dei giovani, di
accademici onesti e di altri settori della società civile (donne, contadini,
minatori), l’istituzione di una commissione per la verità affinchè indaghi e
punisca i responsabili dei crimini e l’assassinio di 40 cittadini, ma che si
occupi anche dei casi di corruzione da parte dei funzionari.
I principali obiettivi del governo provvisorio devono
essere: cambiare la logica di uno Stato-“bottino”, abolire l’attuale sistema
autoritario, eliminare l’impunità della classe politica, difendere le risorse
naturali e lottare contro le disuguaglianze sociali.
Gli ultimi sviluppi della situazione politica in Nicaragua
consistono nel prossimo inizio del “dialogo” nazionale proposto dal Governo,
che vedrà la Chiesa
cattolica nella duplice veste di mediatrice e testimone.
In un documento della conferenza episcopale si rileva: “Speriamo
che il dialogo affronti strutturalmente il tema del funzionamento istituzionale
del Paese, con l’obiettivo di facilitare il cammino verso la democratizzazione.
Attraverso la buona volontà delle parti, l’ascolto attento delle proposte che
verranno fatte, speriamo di arrivare ad accordi importanti che si traducano in
decisioni concrete”.
L’inizio del dialogo è avvenuto in seguito all’invito del governo
alla Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) di visitare il
Nicaragua per accertare i fatti di queste settimane che hanno causato diverse
decine di morti.
Questa era la prima delle quattro condizioni richieste dalla
conferenza episcopale per partecipare al dialogo.
Le altre erano sopprimere i corpi paramilitari, far cessare
la repressione e dare segni credibili di volontà di dialogo.
Io spero che l’inizio del dialogo porti a dei risultati
concreti, prima di tutto la democratizzazione delle istituzioni nicaraguensi e
la fine della repressione dei movimenti di protesta.
Non posso non rilevare, in conclusione, come anche in
Nicaragua (lo stesso è avvenuto in altri Paesi del Centro e del Sud America),
movimenti e partiti di sinistra, una volta andati al governo, hanno creato
delle vere e proprie dittature ed hanno adottato politiche che, di fatto, hanno
reso le condizioni di vita delle popolazioni molto difficili e del tutto
inaccettabili.

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