E’ stata recentemente
presentata la ricerca “La povertà minorile ed educativa. Dinamiche
territoriali, politiche di contrasto, esperienze sul campo”, realizzata da Srm
(centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo) con il supporto di
Fondazione Banco di Napoli e Compagnia di San Paolo. L’obiettivo della ricerca
è stato quello di illustrare il quadro statistico-economico della relazione tra
povertà minorile e povertà educativa a livello europeo, nazionale e del
Mezzogiorno in particolare.
Un altro obiettivo è stato quello di tracciare
un quadro delle politiche pubbliche e degli interventi per contrastare il
rischio di povertà dei minori mediante l’approfondimento dei principi generali,
degli obiettivi assunti e degli strumenti utilizzati a livello comunitario e
nazionale.
La ricerca ha poi avuto l’ulteriore obiettivo di
riportare alcuni esempi di esperienze, iniziative e progetti che sono nati nel
nostro Paese, proponendo anche un confronto con esperienze estere.
Quali sono i principali risultati della ricerca?
Nell’Unione europea sono circa 25 milioni i
bambini a rischio povertà o esclusione sociale.
In Italia quasi 1,3 milioni di minori vivono in
condizioni di povertà assoluta e quasi 2,3 milioni sono in situazioni di
povertà relativa.
Nel Mezzogiorno circa 500.000 vivono in
condizioni di povertà assoluta e 1,2 milioni sono in situazioni di povertà
relativa (rispettivamente il 39% e il 52% del totale nazionale). Un minore su
due in povertà relativa vive al Sud.
Poco più di un europeo su 10 tra i 18 e i 24
anni (il 10,8%) non consegue il diploma di scuola superiore e lascia
prematuramente ogni percorso di formazione (early school leavers), percentuale
che sale al 13,8% per l’Italia e al 18,4% per il Mezzogiorno.
In Italia i Neet (Not in education, employment
or training), i giovani che non studiano e che non lavorano, sono oltre 3,2
milioni, (il 26% della fascia dei giovani tra i 15 e i 34 anni). Nel
Mezzogiorno sono 1,8 milioni, oltre la metà del totale nazionale.
E’ bene precisare che la povertà
relativa è un parametro che esprime le difficoltà economiche nella
fruizione di beni e servizi, riferita a persone o ad aree geografiche, in
rapporto al livello economico medio di vita dell'ambiente o della nazione.
Questo livello è individuato attraverso il
consumo pro-capite o il reddito medio, ovvero il valore medio del reddito
per abitante, quindi, la quantità di denaro di cui ogni cittadino può
disporre in media ogni anno e fa riferimento a
una soglia convenzionale adottata internazionalmente che considera
povera una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello
medio pro-capite nazionale.
Questo tipo di povertà si distingue dal concetto
di povertà assoluta, che indica invece l'incapacità di acquisire i beni e
i servizi, necessari a raggiungere uno standard di vita minimo
accettabile nel contesto di appartenenza.
Infine, con la nozione di povertà educativa,
s’intende sottolineare che esistono anche disuguaglianze nelle competenze e
nelle conoscenze acquisite durante i processi formativi.

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