mercoledì 28 febbraio 2018

Un minore su due in povertà relativa vive al Sud



E’ stata recentemente presentata la ricerca “La povertà minorile ed educativa. Dinamiche territoriali, politiche di contrasto, esperienze sul campo”, realizzata da Srm (centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo) con il supporto di Fondazione Banco di Napoli e Compagnia di San Paolo. L’obiettivo della ricerca è stato quello di illustrare il quadro statistico-economico della relazione tra povertà minorile e povertà educativa a livello europeo, nazionale e del Mezzogiorno in particolare.
Un altro obiettivo è stato quello di tracciare un quadro delle politiche pubbliche e degli interventi per contrastare il rischio di povertà dei minori mediante l’approfondimento dei principi generali, degli obiettivi assunti e degli strumenti utilizzati a livello comunitario e nazionale.
La ricerca ha poi avuto l’ulteriore obiettivo di riportare alcuni esempi di esperienze, iniziative e progetti che sono nati nel nostro Paese, proponendo anche un confronto con esperienze estere.
Quali sono i principali risultati della ricerca?
Nell’Unione europea sono circa 25 milioni i bambini a rischio povertà o esclusione sociale.
In Italia quasi 1,3 milioni di minori vivono in condizioni di povertà assoluta e quasi 2,3 milioni sono in situazioni di povertà relativa.
Nel Mezzogiorno circa 500.000 vivono in condizioni di povertà assoluta e 1,2 milioni sono in situazioni di povertà relativa (rispettivamente il 39% e il 52% del totale nazionale). Un minore su due in povertà relativa vive al Sud.
Poco più di un europeo su 10 tra i 18 e i 24 anni (il 10,8%) non consegue il diploma di scuola superiore e lascia prematuramente ogni percorso di formazione (early school leavers), percentuale che sale al 13,8% per l’Italia e al 18,4% per il Mezzogiorno.
In Italia i Neet (Not in education, employment or training), i giovani che non studiano e che non lavorano, sono oltre 3,2 milioni, (il 26% della fascia dei giovani tra i 15 e i 34 anni). Nel Mezzogiorno sono 1,8 milioni, oltre la metà del totale nazionale.
E’ bene precisare che la povertà relativa è un parametro che esprime le difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi, riferita a persone o ad aree geografiche, in rapporto al livello economico medio di vita dell'ambiente o della nazione.
Questo livello è individuato attraverso il consumo pro-capite o il reddito medio, ovvero il valore medio del reddito per abitante, quindi, la quantità di denaro di cui ogni cittadino può disporre in media ogni anno e fa riferimento a una soglia convenzionale adottata internazionalmente che considera povera una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello medio pro-capite nazionale.
Questo tipo di povertà si distingue dal concetto di povertà assoluta, che indica invece l'incapacità di acquisire i beni e i servizi, necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza.
Infine, con la nozione di povertà educativa, s’intende sottolineare che esistono anche disuguaglianze nelle competenze e nelle conoscenze acquisite durante i processi formativi.

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