mercoledì 14 febbraio 2018

Razzismo almeno 5 casi di discriminazione al giorno


La diffusione in Italia, negli ultimi periodi, di fenomeni di razzismo è evidente. Lo sostengono 16 associazioni ed enti locali che fanno parte del progetto “Voci di Confine”. Pur limitandosi agli ultimi dati disponibili, forniti dall’Unar (ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e relativi al 2016, si sono verificati in quell’anno 2.652 episodi di discriminazione, il 69% - ovvero più di 1.800 - riguarda fatti discriminatori per motivi razziali, con una media di 5 al giorno.
Nel comunicato dei soggetti promotori del progetto “Voci di Confine”, oltre a citare i dati dell’Unar, si osserva che l’Odihr (office for democratic institutions and human rights) dell’Osce, che raccoglie ogni anno i dati sugli “hate crimes”in Italia, ha segnalato che su 555 crimini d’odio rilevati dalle forze dell’ordine nel 2015 369 erano stati relativi a episodi di razzismo e xenofobia. A cui si aggiungono altri 101 casi riportati da organizzazioni della società civile.
La relazione della commissione d’indagine del Parlamento Italiano su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia, e razzismo (nota come commissione Jo Cox) ha poi dimostrato l’esistenza di una “piramide dell’odio” alla cui base ci sono stereotipi, rappresentazioni false o fuorvianti, insulti, linguaggio ostile “normalizzato” o banalizzato e, ai livelli superiori, le discriminazioni e quindi il linguaggio e i crimini di odio.
“Cavalcare lo stereotipo che la presenza degli immigrati sia la base di tutti i problemi degli italiani o mettere in connessione l’immigrazione con il tema della sicurezza, si sta dimostrando una tendenza molto pericolosa” ha dichiarato Renata Torrente, referente di Voci di Confine per Amref, organizzazione capofila.
“La narrazione sui cittadini di origine straniera presenti in Italia va normalizzata su dati precisi di realtà e con informazioni corrette; l’intento di Voci di Confine è anche contrastare il razzismo mettendo in piedi una campagna di comunicazione e azioni di sensibilizzazione che usano e citano ricerche, dati e fonti autorevoli sul fenomeno della migrazione, chiamando tutti alla responsabilità di fare altrettanto se si vogliono sostenere o mettere a confronto opinioni diverse”, ha affermato ancora Renata Torrente.
“Gli avvenimenti occorsi a Macerata nei giorni scorsi sono un campanello di allarme che non dobbiamo sottovalutare come cittadini, prima di tutto, e poi come operatori del terzo settore”, ha dichiarato Simone Bucchi, Presidente di Csv Marche, una delle organizzazioni che fanno parte del progetto Voci di Confine.
“Da anni siamo impegnati per rafforzare le reti territoriali che mettono al centro i bisogni delle persone più vulnerabili, e continueremo a farlo con ancora maggior convinzione, lavorando nel mondo del volontariato, rivolgendoci ai giovani e ai ragazzi, interloquendo con gli enti locali e con tutti coloro che come noi credono fermamente che le Marche siano una regione plurale, solidale e accogliente verso ogni individuo desideroso di costruirsi un futuro qui, a prescindere dal colore della pelle o dalla religione professata. Il nostro impegno nel progetto Voci Di Confine sarà, per queste ragioni, ancora più consapevole e ci rendiamo disponibili a dialogare con tutti coloro che vogliono impegnarsi per raccontare una storia diversa della migrazione e dell’accoglienza”, ha concluso Bucchi.

La Rete della Diaspora Africana (Redani), parte del progetto Voci di confine, ha dichiarato, in merito al ferimento a Macerata di cinque persone: “Riteniamo che questo atto di una gravità enorme sia la conferma della regressione culturale in corso nel Paese. Non crediamo che il sig. Luca Traini abbia un mandante per il crimine commesso, ma siamo convinti che questo atto criminale si è potuto commettere, perché c’è un clima generalizzato di intolleranza verso lo straniero”.

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