La diffusione in
Italia, negli ultimi periodi, di fenomeni di razzismo è evidente. Lo sostengono
16 associazioni ed enti locali che fanno parte del progetto “Voci di Confine”.
Pur limitandosi agli ultimi dati disponibili, forniti dall’Unar (ufficio nazionale
antidiscriminazioni razziali del dipartimento Pari Opportunità della Presidenza
del Consiglio dei Ministri) e relativi al 2016, si sono verificati in
quell’anno 2.652 episodi di discriminazione, il 69% - ovvero più di 1.800 -
riguarda fatti discriminatori per motivi razziali, con una media di 5 al
giorno.
Nel comunicato dei soggetti promotori del
progetto “Voci di Confine”, oltre a citare i dati dell’Unar, si osserva che
l’Odihr (office for democratic institutions and human rights) dell’Osce,
che raccoglie ogni anno i dati sugli “hate crimes”in Italia, ha segnalato
che su 555 crimini d’odio rilevati dalle forze dell’ordine nel 2015 369
erano stati relativi a episodi di razzismo e xenofobia. A cui si aggiungono
altri 101 casi riportati da organizzazioni della società civile.
La relazione della commissione d’indagine del
Parlamento Italiano su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia, e razzismo
(nota come commissione Jo Cox) ha poi dimostrato l’esistenza di
una “piramide dell’odio” alla cui base ci sono stereotipi,
rappresentazioni false o fuorvianti, insulti, linguaggio ostile “normalizzato”
o banalizzato e, ai livelli superiori, le discriminazioni e quindi il
linguaggio e i crimini di odio.
“Cavalcare lo stereotipo che la presenza degli
immigrati sia la base di tutti i problemi degli italiani o mettere in
connessione l’immigrazione con il tema della sicurezza, si sta dimostrando una
tendenza molto pericolosa” ha dichiarato Renata Torrente, referente di
Voci di Confine per Amref, organizzazione capofila.
“La narrazione sui cittadini di origine
straniera presenti in Italia va normalizzata su dati precisi di realtà e con
informazioni corrette; l’intento di Voci di Confine è anche contrastare il
razzismo mettendo in piedi una campagna di comunicazione e azioni di sensibilizzazione
che usano e citano ricerche, dati e fonti autorevoli sul fenomeno della
migrazione, chiamando tutti alla responsabilità di fare altrettanto se si
vogliono sostenere o mettere a confronto opinioni diverse”, ha affermato ancora
Renata Torrente.
“Gli avvenimenti occorsi a Macerata nei giorni
scorsi sono un campanello di allarme che non dobbiamo sottovalutare come
cittadini, prima di tutto, e poi come operatori del terzo settore”, ha
dichiarato Simone Bucchi, Presidente di Csv Marche, una delle organizzazioni
che fanno parte del progetto Voci di Confine.
“Da anni siamo impegnati per rafforzare le reti
territoriali che mettono al centro i bisogni delle persone più vulnerabili, e
continueremo a farlo con ancora maggior convinzione, lavorando nel mondo del
volontariato, rivolgendoci ai giovani e ai ragazzi, interloquendo con gli enti
locali e con tutti coloro che come noi credono fermamente che le Marche
siano una regione plurale, solidale e accogliente verso ogni individuo
desideroso di costruirsi un futuro qui, a prescindere dal colore della pelle o
dalla religione professata. Il nostro impegno nel progetto Voci Di
Confine sarà, per queste ragioni, ancora più consapevole e ci rendiamo
disponibili a dialogare con tutti coloro che vogliono impegnarsi per raccontare
una storia diversa della migrazione e dell’accoglienza”, ha concluso Bucchi.
La Rete della Diaspora Africana (Redani),
parte del progetto Voci di confine, ha dichiarato, in merito al ferimento
a Macerata di cinque persone: “Riteniamo che questo atto di una gravità enorme
sia la conferma della regressione culturale in corso nel Paese. Non crediamo
che il sig. Luca Traini abbia un mandante per il crimine commesso, ma siamo
convinti che questo atto criminale si è potuto commettere, perché c’è
un clima generalizzato di intolleranza verso lo straniero”.

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