Il 31 gennaio si è
chiusa la stagione venatoria. Per il Wwf Italia il bilancio finale è negativo.
Solo rari infatti i segnali positivi per la tutela della fauna selvatica e il
rispetto della legalità, ai quali si sono contrapposti, tra l’altro, l’aumento dei morti per caccia, l’incremento
del bracconaggio anche su specie protette, i provvedimenti delle Regioni sempre
a vantaggio dei cacciatori e contro la tutela di animali.
Il Wwf, in suo comunicato, ha esposto i singoli
aspetti negativi che hanno contraddistinto la stagione venatoria.
Si sono verificati numerosi e gravi incidenti di
caccia. A novembre 2017, il Wwf ha sentito l’esigenza di richiamare
l’attenzione del ministro dell’Interno, evidenziando come in meno di due mesi
si erano già registrate 44 vittime a causa dei cacciatori. Una situazione che a
fine dicembre si era ulteriormente aggravata con ben 25 morti e 58 feriti.
Il Wwf, poi, si è trovato a dover arginare
proposte di legge finalizzate a deregolamentare ulteriormente il settore a
tutto vantaggio della potente lobby dei cacciatori e dell’ancora più potente
lobby dei produttori di armi.
Non è andata meglio sul versante delle Regioni
che hanno fornito pessime prestazioni lungo quasi tutta la Penisola. Tutte le
Regioni, ad eccezione dell’Abruzzo, hanno dato il peggio di sé all’inizio della
stagione venatoria: invece di rinviare ad ottobre l’avvio della caccia per dare
una tregua e consentire di riprendersi agli animali selvatici stremati dal
caldo estremo, dagli estesi incendi e dalla siccità, hanno anticipato la
stagione venatoria.
Ma non basta. Solo nei mesi di dicembre 2017 e
gennaio 2018 vi è stato un fiorire di leggi regionali non conformi alla legge
quadro sulla caccia (legge 157/1992): la Lombardia e la Liguria hanno stabilito
regole sull’annotazione dei capi abbattuti che di fatto impediscono un reale
controllo, il Veneto ha “regalato” 350.000 euro alle associazioni
venatorie “per finanziare progetti di informazione e di sensibilizzazione dei
cacciatori”, a vari scopi tra i quali “contrastare il deprecabile fenomeno del
bracconaggio” (dimenticando che gli atti di bracconaggio non sono semplicemente
fenomeni da deprecare, ma reati sanzionati dal codice penale che chi possiede
una licenza di caccia dovrebbe conoscere bene).
Le Marche hanno finanziato iniziative delle
associazioni venatorie, legate alla “cultura e tradizioni dei cacciatori”
definiti “valorizzatori dell’habitat e dell’ecosistema”, lasciando invece senza
fondi i centri di educazione ambientale regionali; ancora la Liguria ha
approvato una legge che non rispetta il divieto nazionale di commercio di fauna
selvatica. la Puglia ha ridefinito il concetto di “esercizio
venatorio”, limitandolo al solo impiego di “armi pronte all’uso e cariche”.
Tutti provvedimenti sempre e solo a vantaggio dei cacciatori, anzi a vantaggio
di quei cacciatori/bracconieri che non vogliono controlli.
E proprio sul bracconaggio si sono registrate le
notizie peggiori: uccisioni di specie protette, detenzione illegali o gravi
maltrattamenti ai danni di animali selvatici, molti dei quali durante la
stagione di caccia.
Cosa propone il Wwf per il futuro?
Poiché anche questa stagione venatoria ha
dimostrato la difficoltà del nostro Paese ad allinearsi agli standard
internazionali ed europei in materia di tutela della fauna selvatica e di
prelievo venatorio, va totalmente invertita questa situazione in
cui l’unico elemento positivo è la costante diminuzione del numero dei
cacciatori.
E’ necessario migliorare e aumentare l’attività
di vigilanza venatoria da parte delle forze dell’ordine e delle Amministrazioni
locali. Va agevolata la nomina di nuove guardie volontarie delle associazioni
di protezione ambientale, favorendone le attività nell’affiancamento alle forze
di polizia.
Vanno aumentati i controlli, vanno introdotte
regole più severe sul rilascio e sul rinnovo delle licenze di caccia.
Va ridotto il periodo di caccia, così come vanno
ridotte le aree aperte a tale attività che costituisce un reale pericolo per
agricoltori, escursionisti o altre categorie che sempre più spesso sono vittime
di “incidenti” di caccia.
E al nuovo Parlamento che si insedierà a marzo,
il Wwf Italia chiederà una riforma del sistema sanzionatorio penale per
l’uccisione, le catture illegali, il commercio illecito di animali appartenenti
a specie protette dalle normative nazionali, europee o internazionali con
l’introduzione del “delitto di uccisione di specie protetta”.

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