domenica 21 gennaio 2018

Una famiglia su 3 ospita un animale


Una famiglia italiana su tre (33%) ospita in casa almeno un animale da compagnia che nella metà dei casi arriva da strutture di ricovero (canili o gattili) o è stato salvato direttamente dalla strada, segnale di una sensibilità crescente contro gli abbandoni, fenomeno sempre più stigmatizzato dalle campagne di informazione. E’ quanto emerge dal dossier “Gli animali nelle case degli italiani”, realizzato dalla Coldiretti, in base ad un’indagine Gfk Eurisko.
Secondo gli ultimi dati disponibili - si sottolinea nel dossier - sono oltre 14 milioni i cani e i gatti in Italia, ai quali si aggiungono 3 milioni di conigli e tartarughe, 13 milioni di uccelli e 30 milioni di pesci.
Gli animali all’interno della famiglia portano nell’ordine serenità e gioia (43%), allegria e divertimento (36%), pace e tranquillità (16%) e sicurezza (6%) ma secondo i proprietari contribuiscono anche a migliorare la qualità della vita stimolando a svolgere attività fisica (94%), favoriscono la socialità e la comunicazione (81%) e hanno effetti positivi sulla salute psicologica (95%).
Negli ultimi cinque anni si è registrato un vero e proprio boom per la richiesta di servizi veterinari (+89,1%), “beauty farm” e “asili” per cani e gatti che hanno fatto segnare un aumento del 43,7%.
Nuovi servizi che sono il segnale di un’attenzione sempre maggiore per i pet considerati veri e propri componenti della famiglia che, se non possono essere portati in ferie (in Italia si stima che circa la metà degli alberghi siano “a misura di Fido”), vengono sistemati in strutture di accoglienza dove sono nutriti e curati.
E se l’alimentazione resta fra le voci di spesa più importanti con oltre 2 miliardi di euro all’anno, nella maggioranza delle famiglie si spendono complessivamente in media dai 30 ai 100 euro al mese.
Il ruolo degli animali all’interno della società è cresciuto ed è stato anche riconosciuto a livello giuridico da norme e regolamenti come la legge sull’agricoltura sociale fortemente sostenuta dalla Coldiretti che valorizza gli effetti positivi della pet-therapy, entrata prepotentemente tra le nuove attività previste.
Fra le pratiche di agricoltura sociale - ha rilevato la Coldiretti - vi sono infatti i servizi di cura e assistenza terapeutica come l’ippoterapia o l’onoterapia senza dimenticare però la funzione formativa e conoscitiva soprattutto nei confronti delle nuove generazioni svolta dalle fattorie didattiche con l’apicoltura e gli allevamenti di piccoli animali da cortile ma anche di mucche, maiali, pecore o capre.
Un’attività che la Coldiretti sostiene attraverso l’iniziativa educazione alla Campagna Amica che coinvolge oltre centomila alunni delle scuole.
Anche io ho un animale in casa, una gatta per la precisione (in passato sono arrivato a ospitarne 3) e non posso che non riconoscermi in gran parte di quanto emerge dal dossier.
Intendo solamente aggiungere che i servizi veterinari e i medicinali possono risultare anche molto costosi.

E, a tale proposito, è un’ipotesi del tutto irrealistica ed improponibile la realizzazione di interventi volti a ridurre i costi per le cure degli animali, prevedendo anche che ci si possa avvalere dell’apporto dei veterinari pubblici?

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