Piatto forte di molti
programmi elettorali, le cure dentali sono spesso vittime della crisi. E chi ha
problemi di denti e non vuole trascurarli è costretto a rivolgersi comunque al
settore privato e pagare di tasca propria. Spesso senza rimborsi perché la maggioranza
di assicurazioni e fondi integrativi non coprono questo tipo di
assistenza.
Di tale problematica ci si occupa in un articolo
pubblicato su www.quotidianosanita.it,
nel quale vengono utilizzati i dati contenuti nel rapporto dell’Istat sulle
condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell’Unione
europea, dove un capitolo delle tabelle pubblicate sulle prestazioni è dedicato
alle cure di dentisti, ortodontisti e igienisti dentali.
Questi sono i principali dati contenuti nel
rapporto.
Nella fascia oltre 15 anni di età si sono
rivolti a una struttura pubblica l’11,7% degli individui, a una struttura
privata convenzionata o a un libero professionista l’86,9% e l’80% ha pagato di
tasca propria e senza rimborsi di alcun tipo.
A Bolzano il pubblico va per la maggiore con il
27,7%, seguito da Trento con il 19,5%, mentre il privato è al 96,5% in Valle
d’Aosta seguita al 94,2% dalla Basilicata. I maggiori “pagatori” sono ancora in
Valle d’Aosta (88,7%) e in Abruzzo (86,8%).
Nela fascia over 65 - quella che secondo
molti sarebbe la più bisognosa, tanto che le “dentiere gratis” erano promesse a
loro - al pubblico si sono rivolti il 9,5% degli individui, ha provato convenzionati
e liberi professionisti l’88,8% e l’81,6% ha pagato da sé senza alcun
tipo di rimborso.
E l’Istat non riporta percentuali delle singole
Regioni per questa fascia di età per il servizio pubblico giudicandole
“scarsamente rilevanti”, come se per gli over 65 il servizio pubblico
proprio non esistesse, mentre si rivolge a strutture convenzionate e/o liberi
professionisti il 97,3% degli over 65 in Basilicata e il 95,6% in Valle
d’Aosta. A pagare di tasca propria sono di più gli abitanti dell’Emila Romagna
(91%) seguiti da quelli di Trento e Umbria (90,1%).
Gli interventi più richiesti riguardano nella
fascia di età dai 15 anni in su, ma anche in quella degli over 65 riguardano le
visite di controllo (rispettivamente 79,9 e 68,6%), seguite nella fascia oltre
15 anni dalle ricostruttive dentali (36,5%; si tratta di devitalizzazione o
cura canalare, otturazione delle carie, pulizia dei denti), mentre tra gli over
65 sono le cure parodontali.
Livelli di istruzione più bassi riportano un
maggior ricorso alle cure dentali pubbliche.
Dato evidentemente confermato analizzando la
situazione per reddito dove chi ricorre di più al pubblico sono gli
appartenenti al primo quintile, chi meno quelli del quinto. Anche se in realtà
la differenza percentuale non è fortissima: si va nella fascia di maggior
frequenza dal 51,2% del primo quintile al 39,1% del quinto e in quella di
minore frequenza si invertono i termini e a meno di un anno dall’intervista
hanno fatto ricorso alle cure dentali il 34,2% del primo quintile e il 55,8%
del quinto.
Infine poche le dentiere (apparecchi correttivi:
dentiera/protesi mobile, ponti, corone, capsule o impianti): l’Istat, data
l’esiguità dei numeri, ne parla solo per area geografica. E così da 15 anni in
su il valore è del 5%, mentre negli over 65 del 2,7%. E le aree dove vanno per
la maggiore sono comunque quelle più densamente popolate e nel Sud.

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