La situazione dei
pronto soccorso degli ospedali rimane molto difficile. L’Anaao Assomed,
un’associazione di medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale, ha
diffuso quindi un comunicato nel quale si esamina tale situazione.
Cosa sostiene l’Anaao Assomed?
“Mentre prende avvio un focoso dibattito sugli
schieramenti elettorali, con il correlato campionario di promesse, ri-esplode
la questione del sovraffollamento dei pronto soccorso.
Le immagini che i media diffondono in questi
giorni sono chiare: pazienti in barella, anche in doppia fila, uno accanto
all’altro, in una promiscuità che dovrebbe interessare i custodi della privacy,
in attesa di ore per essere ricoverati in un posto letto che semplicemente non
c’è.
In una atmosfera di congestione che ormai ha
trasformato tutti i pronto soccorso, a prescindere dalla latitudine, da
strutture deputate all’emergenza ed all’urgenza, in ambienti di ricovero
inadeguati, insicuri e, non di rado, indecenti. In cui nessun giudice,
anchorman, parlamentare, assessore o ministro accetterebbe di stare.
Regioni ed Aziende sanitarie continuano a dare
‘la colpa’ all’influenza o al flop della vaccinazione, o alla inappropriatezza
degli accessi o al territorio che non funziona.
Alibi, per non prendere atto di una realtà, non
solo stagionale e non solo delle regioni ‘meno virtuose’, che è il prodotto dei
tagli di posti letto e di personale effettuati in tutti gli ospedali pubblici,
del nord, del centro e del sud del Paese.
Vero ed unico fattore unificante il servizio
sanitario.
Governi e Regioni non possono dimenticare le
scelte scellerate fatte di intesa negli anni scorsi. Dal 2010 ad oggi circa
50.000 operatori sanitari pensionati non sono stati sostituiti ed almeno 10.000
sono medici. 70.000 posti letto sono stati tagliati, in assenza di una
contestuale riforma delle cure primarie, per introdurre più moderni posti
barella, quando non sedie o scrivanie, in attesa del cartello ‘solo posti in
piedi’. Dall’addio al posto fisso alla fine del ‘letto fisso’. E migliaia di
giovani medici, che mettono la loro faccia davanti alle attese dei cittadini,
sono stati dimenticati nel precariato di lungo corso.
I pronto soccorso sono assurti a simbolo del
profondo malessere in cui sta precipitando tutta la sanità pubblica, nel
silenzio e nell’indifferenza dei partiti, per la incapienza di posti letto, di
medici, di infermieri, di spazi fisici, di risorse in conto capitale, di
formazione.
Siamo ai margini dell’Europa come numero di
posti letto per abitanti, sotto la media Ue per le risorse destinate alla
sanità, ed il diritto ad essere curato in condizioni dignitose è diventato
quasi un privilegio.
Sono meri palliativi i rimedi escogitati dalle
amministrazioni regionali e dalle aziende sanitarie, quali il blocco dei
ricoveri programmati, che trasforma gli ospedali pubblici in ‘ospedali da
campo’ dedicati solo all’emergenza, il rinforzo temporaneo degli organici dei
pronto soccorso, quasi fossero avamposti in zona di guerra, l’aggiunta di posti
letto volanti o la deviazione di pazienti nelle strutture accreditate.
Ma se la soluzione sono i posti letto ed il
personale, non è preferibile ripensare ai tagli effettuati in questi anni ed in
questi mesi?
Il cronico collasso dei pronto soccorso, in
inverno a causa dell’epidemia influenzale, in estate per le ondate di calore,
eventi tutti prevedibili, è il prodotto visibile di una politica di sottrazione
progressiva ed inesorabile di risorse umane ed economiche alla sanità pubblica,
che ne ha fatto la sola porta lasciata aperta per garantire il diritto a curarsi.
In che condizioni e con quali sacrifici per
pazienti ed operatori, costretti a vivere lo stesso dramma su fronti
contrapposti, è sotto gli occhi di tutti.
Basterebbe che Governo e Regioni si occupassero
delle sofferenze sociali come di quelle bancarie per evitare che la soluzione
al sovraffollamento dei pronto soccorso sia un cartello con la scritta
#primadivotarepensaallasalute” .

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