Gli smartphone e internet creano dipendenza.
Lo dimostra uno studio presentato recentemente a Chicago, al congresso della
Radiological Society of North America (Rsna), che riunisce oltre 60.000
radiologi da tutto il mondo.
Di questo studio riferisce Maria Rita Montebelli, in
un articolo pubblicato su www.quotidianosanita.it.
Infatti uno studio, presentato in occasione del
congresso citato, condotto presso la neuroradiologia dell’Università di Seul
(Corea del Sud), effettuato utilizzando la spettroscopia con tecnica di
risonanza magnetica (Mrs) - in pratica una risonanza magnetica in grado di
misurare la composizione chimica del cervello - ha dimostrato che il
cervello dei soggetti con cyber-dipendenza (da internet o da smartphone) è
diverso da quello dagli altri ragazzi.
Lo studio ha valutato 19 quindicenni (9 dei quali maschi), con diagnosi di dipendenza da internet o da smartphone, confrontandoli con altrettanti coetanei “sani”.
Per misurare la gravità della dipendenza, i ricercatori coreani hanno utilizzato dei test standardizzati, con domande focalizzate su come e quanto internet e lo smartphone influenzassero le attività della vita quotidiana, la vita sociale del ragazzo, la sua produttività, i “pattern” di sonno e i suoi sentimenti. I ragazzi inclusi nello studio avevano tutti un punteggio molto elevato (indice di maggior gravità) nei campi della depressione, dell’ansia, dell’insonnia e dell’impulsività.
Tutti sono stati sottoposti ad una prima spettroscopia con tecnica di risonanza magnetica (Mrs) per misurare i livelli di Gaba (acido gamma aminoburrico, un neurotrasmettitore cerebrale che rallenta o inibisce i segnali cerebrali) e di glutamato-glutamina (Glx, un neurotrasmettitore eccitatorio). I ragazzi con dipendenza sono stati nuovamente sottoposti al test Mrs al termine di un ciclo di psico-terapia.
Era già noto da studi precedenti che il Gaba è coinvolto nel controllo visivo e motorio, nella regolazione di varie funzioni cerebrali e nell’ansia.
Nel lavoro presentato a Chicago, la Mrs ha rivelato
che il rapporto Gaba/Glx risultava significativamente aumentato nella corteccia
del giro cingolato anteriore nei soggetti con dipendenza da
internet/smartphone, rispetto ai soggetti sani e prima dell’intervento
psicoterapeutico. La buona notizia è che la terapia cognitivo-comportamentale è
riuscita in gran parte a normalizzare le alterazioni chimiche del cervello di
questi ragazzi.
E’ ancora presto per stabilire con certezza le ricadute cliniche di questo dato neuro-funzionale, ma il dottor Hyung Suk Seo, autore dello studio e professore di neuroradiologia presso la Korea University di Seoul, ritiene che l’aumentata concentrazione di Gaba nel giro cingolato anteriore in questi ragazzi con dipendenza da internet/smartphone possa interferire con l’integrazione e la regolazione del processamento del network neurale emotivo e cognitivo.
E’ ancora presto per stabilire con certezza le ricadute cliniche di questo dato neuro-funzionale, ma il dottor Hyung Suk Seo, autore dello studio e professore di neuroradiologia presso la Korea University di Seoul, ritiene che l’aumentata concentrazione di Gaba nel giro cingolato anteriore in questi ragazzi con dipendenza da internet/smartphone possa interferire con l’integrazione e la regolazione del processamento del network neurale emotivo e cognitivo.
Un dato preoccupante che si aggiunge ai risultati di
recenti ricerche che suggeriscono che la dipendenza da internet aumenti i
sintomi depressivi e stimoli l’ideazione suicidaria.
Certo, anche non considerando questo studio, osservando semplicemente il comportamento quotidiano di molti giovani, si può già ipotizzare che si sia verificata una situazione di dipendenza nei confronti soprattutto degli smartphone.
Certo, anche non considerando questo studio, osservando semplicemente il comportamento quotidiano di molti giovani, si può già ipotizzare che si sia verificata una situazione di dipendenza nei confronti soprattutto degli smartphone.
Lo studio coreano è però importante perché dimostra,
scientificamente, che tale dipendenza è possibile.
Probabilmente altri studi saranno necessari per arrivare
ad una conclusione definitiva.
Ma i risultati dello studio coreano sono decisamente
attendibili, proprio tenendo presente, come già rilevato, il comportamento
quotidiano dei giovani.
E quindi sarebbe opportuno fin d’ora individuare le
iniziative più appropriate per ridurre, anche considerevolmente, i tempi di
utilizzo dello smartphone da parte dei giovani, ma anche da parte degli adulti.

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