E’
stato presentato il ventesimo rapporto Pit Salute da parte di
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, dal titolo “Sanità
pubblica: prima scelta, ma a caro prezzo”. Secondo il rapporto i cittadini
vogliono curarsi nel servizio sanitario pubblico, perché si fidano di tale
servizio e non possono sostenere i costi di una assistenza privata. Ma fanno i
conti con liste di attesa lunghe, costo elevato dei ticket e dei farmaci e con
un’assistenza territoriale che, più del passato, registra carenze e disservizi.
Per
quanto riguarda le liste d’attesa, i cittadini segnalano soprattutto tempi
lunghi per accedere alle visite specialistiche, in misura di un valore che
passa dal 34,3% del 2015 al 40,3% del 2016. Seguono, con
il 28,1% delle segnalazioni (era il 35,3% nel 2015), i lunghi tempi
per gli interventi chirurgici; al terzo posto le liste di attesa per
gli esami diagnostici (dal 25,5% 2015 al 26,4% del 2016).
Il 37,4% denuncia
i costi elevati e gli aumenti relativi ai ticket per la diagnostica e la specialistica,
mentre il 31% esprime disagio rispetto ai casi di mancata
esenzione dal ticket (in aumento, rispetto al 24,5% del 2015) Oltre
che per i ticket, i cittadini denunciano come insostenibili i costi per
farmaci, intramoenia, Rsa (residenze sanitarie assistite) e protesi ed ausili.
In
aumento anche le difficoltà relative all’assistenza territoriale (dall’11,5%
del 2015 al 13,9% del 2016): in particolare, quasi un cittadino su tre (30,5%)
segnala problemi con l’assistenza primaria di base, soprattutto per il
rifiuto di prescrizioni da parte del medico (anche per effetto del decreto
appropriatezza) e per l’inadeguatezza degli orari dello studio del medico di
base.
In
seconda battuta, il 16,6% ha difficoltà all’interno delle strutture
residenziali come Rsa e lungodegenze, a causa dei costi eccessivi della degenza
(per quasi due su cinque), della scarsa assistenza medico-infermieristica (meno
di uno su tre) e delle lunghe liste di attesa per l’accesso alle strutture (uno
su cinque).
Il
13,8% dei cittadini, in crescita rispetto al 2015, segnala disservizi per il
riconoscimento di invalidità ed handicap, che in più della metà dei casi
risulta estremamente lento. In un caso su quattro l’esito
dell’accertamento è considerato inadeguato alle condizioni di salute.
Troppo lunghi inoltre, per il 15,8% dei cittadini che si sono rivolti a
Cittadinanzattiva, i tempi di erogazione dei benefici economici e delle
agevolazioni.
In
lieve diminuzione le segnalazioni su casi di presunta “malpractice” e sicurezza
delle strutture: nel 2016 arrivano al 13,3% rispetto al 14,6% del 2015. La voce
più rappresentata (47,9%) è quella dei presunti errori diagnostici e
terapeutici.
Cresce
invece il dato sulle condizioni di sicurezza delle strutture (dal
25,7% al 30,4%) che riguardano soprattutto le disattenzioni del personale
(13,6%), i casi di sangue infetto (5,4%) e le infezioni ospedaliere (5,4%).
L’8,2%
dei cittadini segnala problematiche nell’assistenza ospedaliera (88,2%) e nella
mobilità sanitaria (11,8%). In riferimento alla prima voce, è soprattutto
l’area della emergenza urgenza ad essere nel mirino delle lamentele
delle persone che segnalano procedure di “triage” non trasparenti (42,9%) e
lunghe attese al pronto soccorso (40,5%). Segue il tema dei ricoveri, su
cui i cittadini denunciano spesso di vedersi rifiutato il ricovero (34,5%), o
che lo stesso è avvenuto in un reparto inadeguato (21,4%) e ancora la mancanza
di reparti e servizi (7,2%).
In
aumento, rispetto al 2015, le segnalazioni sulle dimissioni: il 58,8% le
reputa improprie, il 29,2% ha difficoltà ad essere preso in carico dal
territorio dopo la dimissione, che non risparmiano nemmeno i malati nella fase
finale della vita (11,8%).
“I
cittadini non ce la fanno più ad aspettare e a metter mano al portafoglio per
curarsi; anche le vie dell’intramoenia e del privato sono diventate
insostenibili. Serve più servizio sanitario pubblico, più accessibile,
efficiente e tempestivo”, ha dichiarato Tonino Aceti, coordinatore nazionale
del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, relativamente ai
contenuti del rapporto.
Così
ha proseguito Aceti: “A fronte di dimissioni ospedaliere sempre più anticipate
e problematiche, la rete dei servizi socio-sanitari territoriali non è in grado
di dare risposte alle persone in condizioni di ‘fragilità’, come gli anziani
soli, le persone non autosufficienti o con cronicità, quelle con sofferenza
mentale.
E’
anche per questo che le famiglie fanno sempre più affidamento sui benefici
economici derivanti da invalidità civile e accompagnamento. Ma incontrano anche
qui difficoltà di accesso crescenti.
Le
priorità, dunque, oltre a rafforzare gli interventi, le politiche sociali e
attuare il piano nazionale della cronicità, sono: rilanciare gli investimenti
nel servizio sanitario nazionale in termini di risorse economiche, di
interventi strutturali per ammodernamento tecnologico ed edilizia sanitaria,
nonché nel personale sanitario.
E
ancora una strategia nazionale nuova per governare tempi di attesa ed
intramoenia; alleggerire il peso dei ticket e revisionare la disciplina che li
regola tenendo conto anche dei cambiamenti sociali e dell’alto tasso di
rinuncia alle cure. Tutto questo è necessario per dare risposte alle profonde
disuguaglianze in sanità che ci vengono segnalate”.

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