L’Istat ha, recentemente, diffuso alcuni dati
sull’andamento del reddito in Italia nel 2015. Tali dati evidenziano una
significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere
d'acquisto delle famiglie, associata però a un aumento della disuguaglianza
economica e del rischio di povertà o esclusione sociale.
Infatti, nel 2015, il reddito netto medio annuo per
famiglia è risultato essere pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8%
in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014).
E tale crescita del reddito familiare può essere
considerata, senza dubbio, piuttosto significativa.
Ma non ci si può fermare a tale commento.
Innanzitutto occorre rilevare che la crescita del
reddito è stata più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata
dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in
ripresa dopo diversi anni di notevole flessione.
Quindi si stima che il rapporto tra il reddito totale
del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3.
Quest’ultima stima dimostra pertanto che nel 2015 sono
aumentate le diseguaglianze economiche.
Inoltre in base ad altre analisi, relative non solo
all’Italia, si può notare che tali diseguaglianze si sono accresciute, in tutto
il periodo della crisi economica.
Del resto, sempre nell’anno considerato, metà delle
famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito netto non superiore a
24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese).
Quanto fino ad ora esposto risulta confermato da altri
dati, forniti anche in questo caso dall’Istat, relativi al 2016.
Infatti nel 2016 si stima che il 30,0% delle persone
residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale, con un
peggioramento rispetto all'anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%.
E’ aumentata sia l'incidenza di individui a rischio di
povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente
deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in
famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).
Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta
al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4%
del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da
18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione
(25,1%) permane in tale condizione.
Le famiglie con cinque o più componenti si confermano
le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel
2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora
(per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).

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