E’
stato reso noto, recentemente, il rapporto 2023 sulla condizione occupazionale
dei laureati, realizzato dal consorzio interuniversitario Almalaurea. Il
rapporto si basa su un’indagine che ha riguardato circa 670.000 laureati di 78
atenei. I dati si riferiscono al 2022.
La rilevazione svolta nel 2022 restituisce un quadro occupazionale sostanzialmente positivo, sia per i neolaureati sia per quanti si sono inseriti nel mercato del lavoro da più tempo, seppure emergano alcuni elementi di criticità.
I principali indicatori esaminati (tasso di occupazione, di disoccupazione, ma anche la quota di contratti a tempo indeterminato) confermano il progressivo miglioramento del mercato del lavoro osservato da diversi anni.
Tale miglioramento si è interrotto esclusivamente nel 2020 a seguito dello scoppio della pandemia da Covid-19, che ha duramente colpito l’economia italiana, alterando le tendenze del mercato del lavoro registrate prima del suo incedere. A ciò si è aggiunta l’instabilità dettata dalla perdurante situazione geopolitica.
Si tratta di elementi che rendono difficile discernere quali variazioni negli indicatori occupazionali siano da attribuire a fattori contingenti e quali, invece, a evoluzioni strutturali del mercato del lavoro.
A tal proposito, tra gli indicatori che mostrano segni di involuzione si evidenzia la retribuzione percepita dai laureati che figura, a causa del recente aumento dell’inflazione, in contrazione rispetto allo scorso anno.
Ad un anno dal titolo, il tasso di occupazione è pari al 75,4% tra i laureati di primo livello e al 77,1% tra quelli di secondo livello.
Rispetto a quanto osservato nella rilevazione del 2021, nel 2022 il tasso di occupazione è aumentato di 0,9 punti percentuali per i laureati di primo livello e di ben 2,5 punti per quelli di secondo livello, confermando il progressivo miglioramento della capacità di assorbimento del mercato del lavoro osservato da diversi anni, che si era interrotto esclusivamente nel 2020 a seguito dello scoppio della pandemia da Covid-19.
Nel 2022, la retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è, in media, pari a 1.332 euro per i laureati di primo livello e a 1.366 euro per i laureati di secondo livello.
Il confronto con le precedenti indagini mostra un tendenziale aumento dei livelli retributivi in termini nominali, ossia considerando i valori effettivamente raccolti dalle dichiarazioni dei laureati nelle interviste.
Tuttavia, tenendo conto del mutato potere d’acquisto, determinato dall’aumento dell’inflazione, il quadro restituito si modifica in modo sostanziale: infatti, in termini reali i livelli retributivi hanno subìto nel 2022 una consistente contrazione, interrompendo l’andamento di crescita registrato fino allo scorso anno.
In quanti svolgono un lavoro coerente con gli studi fatti?
Per rispondere a questa domanda Almalaurea considera l’efficacia del titolo, che combina la richiesta (formale o sostanziale) della laurea per l’esercizio del lavoro svolto e l’utilizzo, nel lavoro, delle competenze acquisite all’università.
Nel 2022, si rileva che a un anno dalla laurea il titolo è “molto efficace o efficace” per il 59,3% degli occupati di primo livello e per il 68,7% di quelli di secondo livello.
Nel 2022, a cinque anni dalla laurea, il tasso di occupazione è pari al 92,1% tra i laureati di primo livello e all’88,7% tra i laureati di secondo livello.
Il confronto con la rilevazione del 2021 mostra un tasso di occupazione in aumento di 2,5 punti percentuali tra i laureati di primo livello, mentre risulta sostanzialmente stabile tra i laureati di secondo livello (+0,2 punti percentuali).
Nel 2022, a cinque anni dal conseguimento del titolo, la quota di chi è assunto con un contratto a tempo indeterminato supera la metà degli occupati e raggiunge il 68,2% tra i laureati di primo livello e il 51,1% tra quelli di secondo livello.
E’ assunto con un contratto a tempo determinato il 13,1% dei laureati di primo livello e il 16,6% di quelli di secondo livello. Le attività in proprio riguardano invece il 7,9% dei gli occupati di primo livello e il 16,7% di quelli di secondo livello.
A cinque anni dalla laurea la retribuzione mensile netta è pari a 1.635 euro per i laureati di primo livello e a 1.697 euro per i laureati di secondo livello.
A causa degli elevati livelli di inflazione rilevati nel 2022, anche a cinque anni dalla laurea si osserva una riduzione delle retribuzioni reali rispetto all’analoga rilevazione del 2021: -2,4% per i laureati di primo livello e -3,3% per quelli di secondo livello.
La corrispondenza tra laurea conseguita e lavoro svolto è misurata dall’efficacia del titolo che, a cinque anni, risulta “molto efficace o efficace” per il 67,6% e per il 72,7% degli occupati di primo e secondo livello.
Rispetto all’analoga rilevazione del 2021, i livelli di efficacia risultano in aumento di +1,3 punti percentuali tra gli occupati di primo livello e di +0,6 punti percentuali tra quelli di secondo livello.
Tra i laureati di secondo livello del 2017 intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo si registrano rilevanti differenze tra i vari gruppi disciplinari.
I tassi di occupazione più elevati sono riscontrati per i gruppi ingegneria industriale e dell’informazione, informatica e tecnologie Ict, architettura e ingegneria civile, a cui si aggiungono il gruppo economico e medico-sanitario e farmaceutico.
Per tutti i gruppi citati il tasso di occupazione risulta infatti superiore al 90%.
I livelli occupazionali sono invece inferiori alla media tra i laureati di secondo livello dei gruppi arte e design, letterario-umanistico, giuridico e psicologico (il tasso di occupazione è inferiore all’85,0%).
Tra i laureati di secondo livello sono soprattutto i laureati in informatica e tecnologie Ict e quelli ingegneria industriale e dell’informazione a poter contare, a cinque anni dalla laurea, sulle più alte retribuzioni, con valori superiori a 2.000 euro mensili netti. Risultano invece decisamente inferiori i livelli retributivi dei laureati del gruppo educazione e formazione (1.380 euro) e psicologico (1.406 euro).
A cinque anni dal titolo, i valori più elevati di efficacia sono raggiunti tra i laureati di secondo livello dei gruppi medico-sanitario e farmaceutico, educazione e formazione, agrario-forestale e veterinario e scienze motorie e sportive, tutti con valori superiori all’80%.
Inferiori alla media invece i livelli di efficacia dei laureati dei gruppi politico-sociale e comunicazione (50,3%) e arte e design (57,0%).

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