mercoledì 7 giugno 2023

In aumento il consumo di suolo

 

Ci si è occupati in misura maggiore del tema del consumo di suolo in occasione delle recenti alluvioni in Romagna. In parte quelle alluvioni sono state attribuite, da alcuni, al notevole consumo di suolo che si è verificato negli ultimi anni nell’Emilia-Romagna.

E’ bene precisare che per consumo di suolo si intende la quantità complessiva di suolo con copertura artificiale, cioè determinata principalmente da costruzioni, residenziali e non, e da infrastrutture, esistente in un determinato anno.

Ed è interessante, quindi, esaminare i principali contenuti del rapporto dell’Ispra (Istituo superiore per la protezione e la ricerca ambientale), da poco reso noto, proprio sul consumo di suolo in Italia,

Infatti, il consumo di suolo in Italia continua a trasformare il territorio nazionale con velocità elevate.

Nell’ultimo anno, il 2021, per il quale sono disponibili i dati, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 69,1 kmq., ovvero, in media, circa 19 ettari al giorno, il valore più alto degli ultimi 10 anni.

Un incremento che mostra un’evidente accelerazione rispetto ai dati rilevati nel recente passato, invertendo nettamente il trend di riduzione degli ultimi anni e facendo perdere al nostro Paese 2,2 metri quadrati di suolo ogni secondo e causando la scomparsa irreversibile di aree naturali e agricole.

Tali superfici sono sostituite da nuovi edifici, infrastrutture, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio e da altre aree a copertura artificiale all’interno e all’esterno delle aree urbane esistenti.

Una crescita delle superfici artificiali solo in parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari quest’anno a 5,8 kmq., dovuti al passaggio da suolo consumato a suolo non consumato (in genere grazie al recupero di aree di cantiere o di superfici che erano state già classificate come consumo di suolo reversibile).

La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, dei residenti.

Anche a causa della flessione demografica, il suolo consumato pro capite aumenta in un anno di 3,46 mq., passando da 359 a 363 mq. per abitante. Erano 349 nel 2012.  

La copertura artificiale del suolo è ormai arrivata al 7,13% (7,02% nel 2015, 6,76% nel 2006) ri-spetto alla media Ue del 4,2%. La percentuale nazionale supera il 10% all’interno del suolo utile, ovvero quella parte di territorio teoricamente disponibile e idonea ai diversi usi.

I valori percentuali più elevati del suolo consumato sono in Lombardia (12,12%), Veneto (11,90%) e Campania (10,49%)

In termini di incremento percentuale rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, i valori più elevati sono in Abruzzo (+0,78%), Piemonte (+0,37%), Campania (+0,34%) Emilia-Romagna (+0,33%).

La densità dei cambiamenti netti del 2021, ovvero il consumo di suolo rapportato alla superficie territoriale, rende evidente il peso del Nord-Ovest che consuma 2,70 metri quadrati ogni ettaro di territorio, e del Nord-Est (2,45) contro una media nazionale di 2,10. Tra le regioni, la densità del consumo di suolo è più alta in Abruzzo (3,88), Veneto (3,73), Lombardia (3,70) e Campania (3,60).

In termini di suolo consumato pro capite, i valori regionali più alti risentono della bassa densità abitativa tipica di alcune regioni. Il Molise presenta il valore più alto (592 metri quadrati per abitante) quasi 200 in più rispetto al valore nazionale (366), seguita da Basilicata (582) e Valle d’Aosta (564). Lazio, Campania, Liguria e Lombardia presentano i valori più bassi e al di sotto del valore nazionale.

Limitandosi alla crescita annuale, l’Abruzzo (3,27 metri quadrati per abitante), è la regione che presenta i valori più alti, mentre in Liguria si registra il valore più basso (0,26).

Il consumo di suolo è più intenso nelle aree già molto compromesse. Nelle città a più alta densità, dove gli spazi aperti residui sono spesso molto limitati, si sono persi 27 metri quadrati per ogni ettaro di aree a verde nell’ultimo anno.

Tale incremento contribuisce a far diventare sempre più calde le nostre città, con il fenomeno delle isole di calore e la differenza di temperatura estiva tra aree a copertura artificiale densa o diffusa che, rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 3 gradi nelle città più grandi.

Il consumo di suolo è meno evidente all’interno delle aree protette (dove si registrano comunque 75 ettari in più nell’ultimo anno) e nelle aree montane.

E’ invece presente all’interno delle aree vincolate per la tutela paesaggistica (+1.270 ettari), entro i 10 km dal mare (+1.353 ettari), in aree a pericolosità idraulica media (+992 ettari), in aree a pericolosità da frana (+371 ettari) e in aree a pericolosità sismica (+2.397 ettari).

Il 25% dell’intero suolo consumato è rappresentato dagli edifici (5.400 kmq.) che continuano ad aumentare costantemente (+1.125 ettari), distribuendosi tra aree urbane compatte (32%), aree suburbane e produttive (40%) e aree rurali (28%). Oltre 310 kmq. di edifici risultano non utilizzati e degradati, una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli.

323 ettari nel 2021 sono stati destinati alla realizzazione di nuovi poli logistici, prevalentemente nel Nord-Est (105 ettari) e nel Nord-Ovest (89 ettari).

Le aree perse in Italia dal 2012 avrebbero garantito la fornitura complessiva di 4 milioni e 150.000 quintali di prodotti agricoli e l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde e aggravano la pericolosità idraulica dei nostri territori.

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