domenica 25 giugno 2023

Fateci vedere i corpi dei bambini migranti morti

L’ennesima strage dei migranti avvenuta recentemente nel Mediterraneo, vicino alla Grecia, non è stata oggetto della necessaria attenzione da parte delle istituzioni europee, dei governi dei diversi Paesi e nemmeno da parte dell’opinione pubblica. Sono morti anche molti bambini. Una semplice proposta è stata avanzata per contribuire ad accrescere l’attenzione nei confronti di questa strage e delle altre che purtroppo si potranno verificare, ancora, in futuro, spero di no, ovviamente.

La proposta è stata inviata da un lettore de “Il Corriere della Sera”, in una lettera molto significativa, a mio avviso:

“Fateceli vedere, per favore, quei corpicini straziati dei bimbi affogati nel naufragio del barcone in Grecia.

Vorremmo che un sub o un robot entri nel relitto dell’Adriana per farci vedere quelle madri e quei bimbi abbracciati tra loro per sfuggire alla morte, per scambiarsi l’ultimo respiro.

Non vogliamo solo immaginarli.

Non sappiamo più parlarci, non sappiamo più scriverci, sappiamo solo filmare, mandarci selfie delle cose più banali.

Ma ora, il vedere quei filmati, paradossalmente, ci serve. Fateci vedere cosa c’è dentro quella pancia di balena della nave affondata, fateci vedere i corpicini che fluttuano nell’oscurità quasi cercando di uscire dall’ade, fateci vedere i loro capelli fluttuare nell’acqua, che avremmo dovuto accarezzare.

Che il vedere, il filmare, torni alla realtà: non solo imprimere su una memoria magnetica delle immagini, ma far arrivare anche nella nostra memoria questo orrore, per creare il dolore che questi morti innocenti meritano. Un dolore che ci dovrà tormentare.

Dopo la liberazione del campo di concentramento di Buchenwald la popolazione tedesca della vicina Weimar fu obbligata a vedere cosa realmente era accaduto nel campo, corpi decomposti, mucchi di cadaveri, donne e bambini con la loro straziante maschera di morte.

Molti di loro forse sapevano, altri immaginavano, ma tutti avevano fatto finta di nulla.

Anche noi sappiamo perché queste mamme con i loro bimbi fuggono dai loro Paesi, spesso passando in veri e propri campi di concentramento.

Sappiamo e giriamo la testa da un’altra parte.

Fateci vedere quello che c’è nella pancia della nave Adriana, lo dobbiamo a quei bambini che fluttuano nel buio del mare, fluttuano anche per colpa nostra”.

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