Secondo
un rapporto, recentemente diffuso dall’Istat, nel 2022 la popolazione a rischio
di povertà o esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030), ovvero la
quota di individui che si trova in almeno una
di tre condizioni (riferite a reddito, deprivazione e intensità di
lavoro), era pari al 24,4% (circa 14 milioni e 304.000 persone).
Nel 2022, il 20,1% delle persone residenti in Italia risultava a rischio di povertà (circa 11 milioni e 800.000 individui) avendo avuto, nell’anno precedente l’indagine, un reddito netto equivalente, senza componenti figurative e in natura, inferiore al 60% di quello mediano (ossia 11.155 euro).
Comunque, a livello nazionale, la quota di popolazione a rischio di povertà rimaneva uguale all’anno precedente (20,1%).
Il 4,5% della popolazione (circa 2 milioni e 613.000 individui) si trovava in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, ossia presentava almeno sette segnali di deprivazione dei tredici individuati dal nuovo indicatore (Europa 2030).
Rispetto al 2021 (la quota era del 5,9%) vi è stata una decisa riduzione delle condizioni di grave disagio, grazie alla ripresa dell’economia dopo la crisi pandemica e l’incremento dell’occupazione e dei redditi familiari.
La riduzione della percentuale di popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale è stata marcata al Nord-Ovest e al Centro.
La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030), ovvero la quota di individui che si trovava in almeno una di tre condizioni (riferite a reddito, deprivazione e intensità di lavoro), era pari al 24,4% (circa 14 milioni e 304.000 persone), pressocchè stabile rispetto al 2021 (25,2%).
Questo andamento sintetizza la sensibile riduzione della popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, grazie alla ripresa economica, con una quota di popolazione a rischio di povertà uguale all’anno precedente.
Nel 2022 la riduzione della popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale interessava tutte le ripartizioni ad eccezione del Mezzogiorno, che rimaneva l’area del Paese con la percentuale più alta di individui a rischio (40,6%, come nel 2021).
In questa ripartizione l’indicatore composito rivela un aumento della quota di individui a rischio di povertà (33,7% rispetto al 33,1% del 2021) e il segnale positivo della riduzione della quota di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (17,1% rispetto al 19,5% del 2021).
A livello regionale si osserva un deciso miglioramento per la Campania e la Sicilia, con la riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale, trainato da una sensibile riduzione di tutti e tre gli indicatori (rischio di povertà, grave deprivazione e bassa intensità di lavoro).
Tuttavia, il rischio di povertà o esclusione sociale è aumentato in Puglia, Sardegna e Calabria. In queste ultime due regioni sono peggiorati i tre indicatori e soprattutto è aumentata la bassa intensità di lavoro e la grave deprivazione.
Al Nord vi è stato un deciso miglioramento delle condizioni di vita e dei livelli reddituali delle famiglie. In particolare, il Nord-Est si è confermata la ripartizione con la minore quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale del paese (12,6% rispetto al 14,2% del 2021).
Nella provincia autonoma di Trento, in Emilia Romagna e Veneto si è osservata una forte riduzione del rischio di povertà e nelle ultime due regioni anche della bassa intensità di lavoro. In controtendenza la provincia autonoma di Bolzano, dove è aumentato il rischio di povertà o esclusione sociale.
Il rischio si è ridotto anche nel Nord-Ovest (16,1% rispetto al 17,4% del 2021); in particolare, in Lombardia si è ridotta la grave deprivazione materiale e sociale e in Piemonte sono migliorati i tre indicatori. In Liguria, invece sono aumentati il rischio di povertà e la bassa intensità di lavoro.
Anche al Centro si è ridotta la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (19,6% rispetto a 20,4% del 2021), per la riduzione in particolare della grave deprivazione materiale e sociale mentre è aumentato l’indicatore di bassa intensità di lavoro.
A livello regionale, in Toscana sono migliorati tutti e tre gli indicatori, in Umbria si è ridotto il rischio di povertà, mentre nelle Marche e nel Lazio sono aumentati il rischio di povertà e la bassa intensità di lavoro.
Nel 2022 l’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale si è ridotto in particolare per gli individui che vivono in famiglie con cinque o più componenti (31,2% rispetto al 40,7% del 2021) e per le famiglie con tre o più figli (32,7% rispetto al 42,4% del 2021).
Per queste tipologie familiare si sono ridotti il rischio di povertà (a seguito dell’aumento dei redditi) e l’indicatore di grave deprivazione materiale e sociale.
Il rischio di povertà o esclusione sociale si è ridotto anche per le persone sole in età da lavoro con meno di 65 anni (29,5% rispetto al 34,1% del 2021) mentre è peggiorato per le coppie senza figli con persona di riferimento ultra 65enne (15,9% e 12,8% nel 2021).
Il rischio di povertà o esclusione sociale è diminuito, inoltre, per coloro che vivono in famiglie in cui la fonte principale di reddito è il lavoro autonomo (19,9% rispetto al 22,5% nel 2021, grazie al rimbalzo dei redditi) e il lavoro dipendente (17,2%, era 17,7% nel 2021), mentre è rimastoe alto e invariato per coloro che possono contare principalmente sul reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici (34,2% in entrambi gli anni).
Anche per i componenti delle famiglie con almeno un cittadino straniero, che avevano registrato un forte peggioramento durante la pandemia, il rischio di povertà o esclusione sociale si è mostrato in calo (39,6%, rispetto al 44,7% del 2021).

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