mercoledì 21 giugno 2023

100 milioni in fuga dalle loro case

Oltre 100 milioni di persone sono state costrette a lasciare la propria casa alla ricerca di sicurezza e protezione nel corso del 2022. Sono state 103 milioni in tutto il mondo, cioè un essere umano ogni 77. Dieci anni fa la proporzione era meno della metà: un individuo ogni 167. A dare una spinta notevole a tali fughe l’aggressione di Putin all’Ucraina e i disastri ecologici e ambientali.

Sia l’Unhcr che la fondazione Migrantes concordano sul numero di quanti nel 2022 sono stati costretti a fuggire dalle loro case.

Il 70% di quei 103 milioni hanno cercato rifugio in uno Stato confinante.

Solo una piccola parte intendeva andare in Europa e una porzione ancora minore ci è riuscita.

Per farlo ha dovuto affrontare viaggi lunghi e pericolosi e mettersi in mano ai trafficanti, perché anche coloro che hanno diritto alla protezione internazionale possono varcare le frontiere solo in maniera illegale. I canali di ingresso regolari sono un aspetto residuale dei percorsi migratori.

Nel territorio dell’Unione europea, poi, ci sono Stati che fanno già molto più dell’Italia in termini di accoglienza e asilo.

A fine 2021, prima dello scoppio della guerra in Ucraina, l’Italia ospitava 145.00 rifugiati, la Francia mezzo milione e la Germania oltre 1,2 milioni. A giugno del 2022, nel mezzo della crisi umanitaria dell’Ucraìna, nei tre Paesi c’erano rispettivamente 296.000, 613.000 e addirittura 2.235.000 rifugiati (ucraini inclusi).

La rotta più letale è rimasta quella del Mediterraneo centrale, dove ci sono  state 1.295 persone scomparse su un totale di 1.800 nel Mare Nostrum.

Preoccupa però la “rotta Canaria”: nel 2021 i morti stimati sono stati 1.126, +28% rispetto alle 877 vittime del 2020. Quella rotta, che dalle coste dell’Africa occidentale conduce all’arcipelago spagnolo delle Canarie, ha segnato il record di mortalità relativa: una vittima ogni 20-30 migranti sbarcati.

Alla fine del 2021, la marea umana costretta a scappare dal proprio Paese si attestava attorno agli 89,3 milioni.

Di questi, 27 milioni erano rifugiati, 53 milioni sfollati interni, 4,6 milioni richiedenti asilo e 4,4 milioni i venezuelani fuggiti all’estero.

Per quanto riguarda le richieste di asilo, aumentate dell’11%, invece, gli Stati Uniti sono stati il Paese che ha ricevuto il numero più alto di domande (188.900).

Ogni tre persone che hanno lasciato la propria casa nel 2021, perché in pericolo di vita, almeno due sono scappate dalla guerra in Siria (6,8 milioni), dalla povertà del Venezuela (4,4 milioni), dalla violenza dei talebani in Afghanistan (2,4), o dai conflitti e dalle persecuzioni in Sud Sudan (2,4) e Myanmar (1,2).

Se i minori costituiscono il 30% della popolazione mondiale, il 42% della popolazione globale che fugge è composta da bambini e ragazzi fino ai 17 anni.

Tra i rifugiati su scala globale, 3,8 milioni sono accolti nella Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che più di una volta ne ha fatto un’arma politica contro l’Europa. Mentre il Libano risulta essere il Paese che ha accolto il numero più elevato di rifugiati pro capite, 1 ogni 8 cittadini libanesi. Il 72% del totale, invece, compresi i rifugiati venezuelani, è accolto in Paesi confinanti con scarse risorse.

Il numero di rifugiati e di sfollati interni che hanno fatto ritorno a casa nel 2021, è aumentato, tornando ai livelli pre-pandemia, con un incremento del 71% dei casi di rimpatrio volontario. Quasi sei milioni di persone hanno fatto ritorno ai propri Paesi di origine nel 2021, e 57.500 rifugiati sono stati reinsediati, due terzi in più rispetto al 2020.

In occasione della giornata mondiale del rifugiato il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Circa 100 milioni di uomini, donne e bambini, in tutti i continenti, sono costrette a lasciare le proprie case per trovare protezione contro la persecuzione, gli abusi, le violenze. Il senso di umanità e il rispetto per i più alti valori iscritti nella Costituzione repubblicana impongono di non ignorare il loro dramma

Nel celebrare oggi la Giornata Mondiale del Rifugiato è opportuno ribadire che le iniziative di assistenza a queste persone - e in particolare ai rifugiati che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità - devono essere accompagnate dalla ricerca di un’indispensabile e urgentissima soluzione strutturale di lungo periodo.

Per superare definitivamente la gestione emergenziale di tali fenomeni con un’azione di respiro europeo ed internazionale è indifferibile intervenire sulle cause profonde che spingono un così gran numero di esseri umani bisognosi ad abbandonare i loro Paesi.

Essi meritano opportunità alternative ai rischiosi viaggi che, spinti dalle circostanze, intraprendono in condizioni anche proibitive.

Da sempre l’Italia è in prima linea nell’adempiere all’alto dovere di solidarietà, assistenza e accoglienza, secondo quanto previsto dalla Costituzione per coloro ai quali venga impedito nel proprio paese l’effettivo esercizio dei diritti e delle libertà democratiche.

Della consapevolezza delle numerose sfide che ci vedono protagonisti a difesa dei rifugiati, desidero ringraziare l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, con il quale l’Italia intrattiene intensi vincoli di collaborazione.

Ringrazio altresì il personale delle varie Amministrazioni dello Stato e tutti gli operatori della protezione internazionale e dell’accoglienza che, con grande professionalità e profondo spirito umanitario, si adoperano quotidianamente per alleviare le sofferenze dei rifugiati e garantire loro l’accesso ai servizi essenziali”.

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