E’
già passato un anno dall’invasione russa dell’Ucraìna, decisa
irresponsabilmente da Putin. Putin non ha ottenuto quello che voleva: una
vittoria in poche settimane con la sostituzione del presidente Zelensky.
La resistenza del popolo ucraìno ha stupìto tutti.
L’esercito ucraìno, grazie anche ai notevoli aiuti militari concessi dai Paesi occidentali, ha impedito che le aspettative di Putin fossero soddisfatte.
I russi hanno occupato una parte del territorio ucraìno, ma solo una parte e si sono dovuti anche ritirare da alcuni territori che avevano inizialmente conquistato.
Le vittime sono state numerose e non hanno riguardato solamente i militari dei due eserciti.
La Russia di Putin ha compiuto delle vere e proprie stragi di civili ucraìni. Anche molti bambini sono stati uccisi.
Ed è legittimo sostenere che l’esercito russo si sia reso responsabile di crimini di guerra inaccettabili che dovranno essere adeguatamente puniti.
Anche le conseguenze economiche per i Paesi occidentali provocati dalla guerra sono state pesanti. E’ sufficiente rilevare l’aumento dei prezzi dei prodotti energetici.
Ad un anno dall’inizio della guerra non si avvertono possibilità concrete di pervenire ad una pace in tempi brevi.
E questo perché Putin non intende cessare la guerra. E le responsabilità della probabile prosecuzione della guerra sono solo sue, non di altri.
Ripeto che sono stati fondamentali gli aiuti militari, oltre che quelli umanitari, concessi dai Paesi occidentali per contrastare l’esercito russo.
Ed è necessario che tali aiuti militari continuino, altrimenti non ci sarà la pace ma solo la vittoria di Putin.
Peraltro, l’invasione russa dell’Ucraìna ha anche rappresentato un attacco alla democrazia occidentale, ai suoi valori, e se Putin non sarà fermato è probabile che estenda le sue mire espansioniste anche ad altri Paesi vicini.
La pace è certamente un obiettivo che tutti auspichiamo.
Ma non si potrà raggiungere la pace se Putin non sarà sconfitto.

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