Il valore aggiunto complessivo dell’industria dello
sport è pari a 24,5 miliardi di euro, circa l’1,4% del Pil. Il dato emerge
dall’Osservatorio valore sport realizzato da “The european house Ambrosetti”,
in collaborazione con il Comitato olimpico nazionale italiano, l’Istituto per
il credito sportivo e Sport e salute
Inoltre la filiera dello sport occupa circa 420.000 lavoratori, pari all’1,6% della forza lavoro del Paese, con un tasso di crescita dal 2012 al 2019 pari al +1,1%, quasi tre volte superiore rispetto all’aumento verificatosi complessivamente, pari allo 0,4%.
Più sport si traduce quindi in valore economico e occupazionale.
L’Osservatorio rileva, poi, un basso livello di investimenti dedicati al settore sportivo che, unitamente alle condizioni delle infrastrutture sportive, non sono allineati agli altri Paesi europei.
L’Italia è il 16° Paese dell’Unione europea per la spesa pubblica dedicata allo sport per singolo abitante, con 73,6 euro pro capite rispetto ad una media europea di 119,5 euro.
L’Italia è anche terzultima per incidenza della spesa per lo sport sul totale, pari allo 0,5% su una media europea di 0,7%.
Anche le dotazioni infrastrutturali rappresentano una nota dolente. Infatti ci sono solo 131 impianti ogni 100.000 abitanti, rispetto alla media europea di 250 impianti.
In pratica l’Italia ha la metà della dotazione francese e cinque volte meno della finlandese. Pochi impianti e anche vetusti, se si pensa che il 60% delle strutture italiane hanno più di 40 anni.
Non migliora la situazione della dotazione sportiva scolastica: 6 edifici scolastici italiani su 10 non dispongono di una palestra.
In Italia comunque ci sono tanti campioni e pochi sportivi.
L’Italia è stato il Paese dei record per lo sport agonistico internazionale nel 2020/21.
Nel 2021 si è posizionata come 2° Paese al mondo, dopo Usa e prima della Cina, per numero di podi in competizioni sportive ufficiali, ben 283, primo Paese in Europa per record assoluto di medaglie alle Olimpiadi di Tokyo 2022. Anche nel 2022 l’Italia ha registrato trionfi, dai Giochi Olimpici invernali di Pechino, ai XIX Giochi del Mediterraneo in Algeria, fino agli europei di nuoto di Roma.
Ma vi è un paradosso.
Infatti la popolazione italiana sostiene gli atleti ma non pratica attivamente sport.
L’Italia è infatti il 4° Paese più sedentario nell’ambito delle nazioni Ocse tra gli adulti (44,8%), e ultimo considerando i bambini (94,5%).
Italiani popolo di sedentari, se consideriamo che il livello minimo di attività fisica, secondo le linee guida Oms, è di 150 minuti di pratica sportiva settimanale per gli adulti e 60 minuti al giorno per i bambini.
La cultura dello
sport non è molto diffusa in Italia, visto che il 27% degli italiani non
pratica sport perché non è interessato, 3 ragazzi su 10 non fanno
sport se nemmeno i genitori praticano attività.
C’è poi una scarsa propensione al “multi sport”.
Secondo i dati Istat e Coni, solo 5 discipline sportive raggiungono un bacino d’utenza di almeno il 10% degli sportivi tra la popolazione, mentre tra gli atleti tesserati le prime 5 discipline racchiudono oltre il 50% dei praticanti.
Si fa riferimento a calcio, nuoto, pallavolo, pallacanestro, atletica.
Promuovere la cultura del movimento dovrebbe essere al vertice dell’agenda
politica nazionale, per puntare a migliorare il benessere individuale e
collettivo della popolazione, unitamente alla qualità della vita media,
generando anche un notevole risparmio per il sistema sanitario nazionale. Ma
questo non avviene.
L’Osservatorio evidenzia sei “macro-policy”, proposte di sviluppo per il settore: la definizione di una visione di lungo periodo, che è stata chiamata “2050 - Italia in movimento”.
E’utile anche puntare ad un incremento degli investimenti destinati agli
impianti sportivi, al loro efficientamento e all’innovazione nel settore.
Il settore deve essere poi dotato di sistemi di rilevazione e monitoraggio delle (multi)dimensioni della pratica sportiva e del settore allargato.
E’ anche utile incentivare offerta e domanda di sport, attraverso la leva fiscale e la semplificazione degli iter burocratici.
Va di pari passo rispetto a tutto il resto, la promozione di uno stile di vita attivo, nelle scuole ma anche nei luoghi di lavoro.
In ultimo, l’Osservatorio evidenza la necessità di attivare una strategia di formazione, sensibilizzazione e comunicazione multilivello sui benefici dello sport.

Nessun commento:
Posta un commento