Come ogni anno
il 21 marzo scorso si è svolta, promossa dall’associazione Libera presieduta da
don Ciotti, la ventisettesima edizione della giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti
delle mafie. Quest’anno la manifestazione nazionale si è tenuta a Napoli.
Questo è il significato della giornata secondo l’associazione Libera:
“Il 21 marzo è un momento di riflessione, approfondimento e di incontro, di relazioni vive e di testimonianze attorno ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, persone che hanno subìto una grande lacerazione che noi tutti possiamo contribuire a ricucire, costruendo insieme una memoria comune a partire dalle storie di quelle persone.
E’ una giornata di arrivo e ripartenza per il nostro agire, al fine di porre al centro della riflessione collettiva la vittima come persona e il diritto fondamentale e primario alla verità, diritto che appartiene alla persona vittima, ai familiari della stessa, ma anche a noi tutti.
Siamo certi vi sia un diritto-dovere alla verità: la verità ha un valore pubblico fondamentale per uno Stato che voglia dirsi democratico
E’ altresì il momento in cui dare spazio alla denuncia della presenza delle organizzazioni criminali mafiose e delle connivenze con politica, economia e massoneria deviate.
Leggere i nomi delle vittime, scandirli con cura, è un modo per far rivivere quegli uomini e quelle donne, bambini e bambine, per non far morire le idee testimoniate, l’esempio di chi ha combattuto le mafie a viso aperto e non ha ceduto alle minacce e ai ricatti che gli imponevano di derogare dal proprio dovere professionale e civile, ma anche le vite di chi, suo malgrado, si è ritrovato nella traiettoria di una pallottola o vittima di potenti esplosivi diretti ad altri.
Storie pulsanti di vita, di passioni, di sacrifici, di amore per il bene comune e di affermazione di diritti e di libertà negate”.
La manifestazione nazionale si è svolta a Napoli, luogo di cultura e di accoglienza, capace di rispondere all’emergenza criminale con iniziative sociali di ogni tipo, città generatrice di speranza. La u accogli
La domenica 20 marzo, con il raccoglimento accanto ai familiari delle vittime e la veglia interreligiosa di preghiera. Lunedì 21 marzo, con la lettura dei nomi in piazza.
Replicando
la “formula” adottata negli ultimi anni a causa dell’emergenza, Napoli è
stata la “piazza” principale, ma simultaneamente, in centinaia di luoghi in
Italia, Europa, Africa e America Latina, la giornata della memoria e dell’impegno
in ricordo delle vittime innocenti delle mafie è stata vissuta attraverso la
lettura dei nomi delle vittime, sono state ascoltate le testimonianze dei familiari
e approfondite le questioni relative alle mafie e corruzione, nel segno di una
memoria che non vuole essere celebrazioni ma strumento di verità e
giustizia.
L'obiettivo è stato un coinvolgimento ampio di tutto il territorio nazionale con collegamenti internazionali: per le istituzioni e per la società civile è stata un’occasione per lanciare un segnale concreto di impegno comune contro le mafie e la corruzione.
Lo slogan è stato “Terra mia. Coltura-CulturaTerra”
E’uno slogan che vuole unire due dimensioni di impegno, oggi fondamentali, dalle quali ripartire.
Terra
mia. Per prendersi cura delle comunità locali e reinterpretare l’essere
cittadini globali a partire dall’attenzione al contesto nel quale viviamo, alla
nostra quotidianità.
Coltura-CulturaTerra. La coltura nella terra, la cultura nelle coscienze. Due parole che si differenziano solo per una vocale, che restituiscono la necessità di un lavoro che prosegue in parallelo e tiene insieme l’impegno per il nutrimento della Terra con l’impegno per il nutrimento delle coscienze.
Perché è stata scelta Napoli per la manifestazione nazionale?
Napoli e la sua area metropolitana sono il territorio più densamente popolato del Paese.
Oltre
tre milioni di donne e uomini abitano attorno al Vesuvio e le camorre, così
pulviscolari e diffuse nel tessuto urbano, accompagnano da più due secoli la
storia di quest’area geografica.
Portare a Napoli il 21 marzo ha voluto dire accendere i riflettori su un territorio in cui le organizzazioni criminali fanno oggi uso della violenza per uccidersi, uccidere vittime innocenti, impaurire le donne e gli uomini, confliggere tra loro per fare affari e riorganizzare assetti di potere.
Napoli è una delle città che ha maggiormente pagato un tributo di sangue innocente negli ultimi anni: l’elenco di Libera parla di giovani ragazzi che hanno perso la vita per mano della violenza camorristica; giovani dei quartieri popolari le cui speranze sono state stroncate da una guerra fatta per il controllo della droga e del racket.
Ma la scelta di Napoli è stata decisa anche per incoraggiare una Campania che resiste, fatta di gente perbene che nelle associazioni, nelle cooperative sociali, nelle realtà laiche e religiose, o anche semplicemente assumendosi la propria responsabilità di cittadino, s'impegna per il bene della sua terra e dell'intero Paese.

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