Oggi, nel mondo, almeno 200 milioni di donne e ragazze sono state
sottoposte a mutilazioni genitali femminili, uno degli atti di
violenza di genere più disumani al mondo. E nella giornata
internazionale della tolleranza zero contro tali mutilazioni, tre agenzie
dell’Onu, Unicef, Unfpa, Un-Women, hanno riaffermato il loro impegno a porre
fine a questa violazione dei diritti umani.
I rappresentanti delle tre agenzie hanno redatto, a
tale proposito, un breve documento.
“Questo impegno è importante perché le mutilazioni genitali femminili causano conseguenze
fisiche, psicologiche e sociali di lungo periodo.
Esse violano i diritti delle donne alla salute
sessuale e riproduttiva, all'integrità fisica, alla non discriminazione e alla
libertà da trattamenti crudeli e umilianti.
Rappresentano inoltre una violazione dell’etica
medica: le mutilazioni genitali femminili non sono mai sicure, non importa
chi sia a praticarle e quanto sia pulito il luogo in cui vengono effettuate.
Almeno 200 milioni di ragazze e donne vivono
oggi nel mondo con le cicatrici di qualche forma di mutilazione genitale subìta
nel corso della propria vita.
Altri 68 milioni di ragazze subiranno queste
mutilazioni di qui al 2030 se non vi sarà una forte accelerazione nell'impegno
per porre fine a questa pratica tradizionale.
Oltre 20 milioni di donne e ragazze in 7
Stati (Egitto, Sudan, Guinea, Gibuti, Kenia, Yemen e Nigeria) sono state
sottoposte a questa pratica per mano di un operatore sanitario.
Medicalizzare le mutilazioni non significa renderle
più sicure, perché si tratta sempre della rimozione o del danneggiamento di
tessuti sani e normali, interferendo con le funzioni naturali del corpo di una
bambina, di una ragazza o di una donna.
Dato che la mutilazione genitale femminile è una forma
di violenza di genere, non possiamo contrastarle in modo isolato rispetto alle
altre forme di violenza contro le donne e le ragazze o ad altre pratiche nocive
come i matrimoni precoci o forzati.
Per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, si
deve affrontare affrontare alla radice il problema della disuguaglianza di
genere e lavorare per l' “empowerment”
sociale ed economico delle donne.
Nel 2015, i leader del mondo sono convenuti
sull'urgenza dell’eliminazione delle mutilazioni, inserendola tra gli obiettivi
di sviluppo sostenibile per il 2030.
E’ un traguardo raggiungibile, ma si deve agire
immediatamente se si vuole che questo impegno politico si traduca in risultati
concreti.
A livello dei singoli Stati, servono nuove politiche
e leggi che tutelino il diritto delle ragazze e delle donne a vivere
libere da violenza e discriminazione.
I governi degli Stati in cui le mutilazioni sono
ancora diffuse devono sviluppare dei piani di azione nazionali per
porre fine a questa pratica.
Per essere efficaci, questi piani devono prevedere
però risorse di bilancio dedicate ai servizi per la salute sessuale e
riproduttiva, all’istruzione femminile, al welfare e ai servizi legali.
A livello di cooperazione regionale, occorre che le
istituzioni e le comunità economiche sovranazionali collaborino
per prevenire i trasferimenti di donne e ragazze verso Paesi con
leggi meno restrittive in materia di mutilazioni genitali femminili.
A livello locale, c’è bisogno di leader
religiosi che smontino il mito secondo cui le mutilazioni genitali
femminili hanno una base religiosa.
Dato che spesso sono le pressioni sociali a mantenere
viva questa tradizione, è cruciale che individui e famiglie ricevano maggiori
informazioni sui benefici dell’abbandono di questa pratica.
Le manifestazioni pubbliche della promessa
di abbandonare le mutilazioni genitali femminili - in particolare quelli
promossi da intere comunità - sono un modello concreto di impegno sociale.
Ma tale impegno deve essere abbinato a una strategia
più ampia per contrastare le norme sociali, le pratiche e i comportamenti
che giustificano le mutilazioni.
Campagne di sensibilizzazione e l'uso
dei social media possono amplificare il messaggio secondo cui porre
fine alle mutilazioni genitali femminili salva e migliora le vite.
Grazie all’azione collettiva di governi, società
civile, comunità e individui, le mutilazioni genitali femminili sono in
declino.
Ma noi non puntiamo soltanto a ridurre il numero di
casi. Noi vogliamo arrivare a zero”.

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