I
due principali interventi di politica economica che il governo giallo-verde
dovrebbe attuare sono l’introduzione della cosiddetta quota 100 per le pensioni
e il reddito di cittadinanza. Entrambi gli interventi sono sbagliati,
indipendentemente dagli effetti espansivi sul deficit e sul debito pubblico.
I due interventi hanno un elemento in comune:
determineranno un aumento della spesa pubblica con scarsi effetti sulla
crescita del Pil e non sono prioritari rispetto ad altre azioni che potrebbero
essere realizzate se si intende davvero aumentare il Pil e l’occupazione,
obiettivi questi senza dubbio molto importanti.
L’introduzione della quota 100 potrebbe avere degli
effetti espansivi sul Pil solamente se l’aumento dei pensionati provocasse una
forte crescita dei giovani occupati, in sostituzione di coloro che abbandonerebbero
il proprio posto di lavoro.
E’ provato che un aumento del numero dei pensionati
determina solo un piccolo aumento degli occupati che li dovrebbero sostituire,
rimanendo costante la produttività del lavoro e la dinamica della domanda.
Il reddito di cittadinanza, anche e non soltanto per
le sue notevoli difficoltà attuative, provocherà solamente una lieve crescita
dei consumi.
E comunque, in entrambi i casi, non si determinerà
una forte riduzione della disoccupazione giovanile, che, come è noto, è
particolarmente elevata in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali.
Invece altri interventi volti ad aumentare la spesa
pubblica potrebbero causare una maggiore crescita del Pil e una maggiore
diminuzione della disoccupazione giovanile.
Ad esempio avrebbero questi effetti un consistente
aumento degli investimenti pubblici e degli incentivi volti ad assumere i
giovani nelle imprese.
Invece l’introduzione della quota 100 per le
pensioni e del reddito di cittadinanza sono interventi assistenzialistici,
volti ad accrescere i consensi elettorali.
Pertanto la manovra di politica economica dell’attuale
governo è profondamente sbagliata se si intende davvero affrontare con
decisione, e con effetti stabili nel tempo, i principali problemi economici del
nostro Paese, un’asfittica crescita del Pil e un livello della disoccupazione,
soprattutto quella giovanile, molto elevato.

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