Recentemente si è di
nuovo accresciuta l’attenzione sul fenomeno dell’abusivismo edilizio. Tale
fenomeno non riguarda solo il passato, purtroppo. Gli ultimi dati disponibili sono
relativi al 2016. Secondo le stime del Cresme consulting, contenute nel
rapporto Ecomafie 2017 di Legambiente, nel 2016 tra nuove costruzioni e
ampliamenti di edifici esistenti gli abusi edilizi commessi in Italia sarebbero
stati circa 17.000.
Il cemento illegale ha riguardato soprattutto la
Campania che si è confermata la regione tristemente leader sotto questo
aspetto, con il 17,3% dei reati, seguita dalla Puglia con il 10,1%, dalla
Calabria con il 9,3% e dal Lazio con l'8,5%.
Ma sono numeri che non esauriscono il
fenomeno, bensì rappresentano solo l'emersione dell'illegalità.
E sono numeri che non possono essere letti senza
considerare il contesto generale, con i ripetuti tentativi di condono, a
livello nazionale e in regioni calde come la Sicilia e la Campania, con l'attività di
demolizione intrapresa da alcune Procure della Repubblica e da alcuni Comuni,
con la vita sotto scorta di un sindaco, quello di Licata, che ha avuto l'ardire
di abbattere le villette abusive sulla spiaggia per riportare un po' di
legalità nella sua città.
I circa 17.000 abusi vanno da Terracina a
Civitavecchia, da Palermo al Salento, dalla Liguria all'arcipelago della
Maddalena in Sardegna, dalle spiagge del Barese ad Agrigento: il cemento in
Italia si impasta più facilmente se c'è la vista mare.
Villette, piscine, ristoranti, lidi, campeggi e
resort, spesso costruiti direttamente sulla sabbia.
Un fenomeno che, spiega Legambiente, secondo un
recente studio dell'Istat, nel decennio 2001-2011 ha fatto registrare quasi
18.000 nuovi immobili sulla costa, che sono andati ad aggiungersi a quelli
preesistenti.
Il record per costruito lungomare spetta alla Puglia e
alla Sicilia, con oltre 700 manufatti per chilometro quadrato, segue la
Calabria con 600. Mentre alcuni dei più bei scorci del Meridione rimangono
rovinati dagli ecomostri che vi si stagliano.
Un caso celebre è la collina di Pizzo Sella, un milione di metri quadrati
di cemento illegale su un'area a vincolo idrogeologico alle spalle del mare di
Mondello.
“Centosettanta ville costruite dalla mafia degli anni ‘70 - ha rilevato
Legambiente - e quasi tutte non finite perché bloccate dalla confisca e
dall'ordine di demolizione disposti nel 2000 dal pretore di Palermo (decisione
confermata dalla Corte d'appello nel 2001 e poi dalla Corte di Cassazione nel
2002, nonché da una sentenza del Tar della Sicilia).
I carabinieri che hanno messo i sigilli agli edifici e ai terreni l'hanno
definita ‘una colossale speculazione immobiliare, che nasconde un’imponente
operazione di riciclaggio di Cosa nostra’.
Alla fine del 1999 furono demolite 14 ville, ma poi le ruspe si fermarono e
non ripartirono più”.
C'è poi il villaggi di Lesina a Torre Mileto: paese abusivo sull'istmo di
Lesina, a Torre Mileto, in provincia di Foggia.
“A partire dagli anni Settanta - spiega ancora Legambiente - è sorta
una cittadella fatta da migliaia di villini appoggiati sulla striscia di sabbia
che divide il mare dal lago di Lesina. Case senza fondamenta, a pochi metri dal
bagnasciuga.
Una vicenda che ancora oggi, nonostante le parole e le promesse, non
è stata risolta. E questo nonostante molte di quelle case stiano
letteralmente marcendo e non abbiano alcun valore di mercato, tanto che gli
stessi eredi spesso non le ritengono un bene irrinunciabile. Così, ogni estate,
le case di Torre Mileto tornano a ripopolarsi di vacanzieri abusivi”.
A Capo Colonna, nell'area archeologica crotonese, ci sono 35
costruzioni abusive sotto sequestro dalla metà degli anni Novanta “che
sopravvivono indisturbate alle ruspe. La loro presenza - aggiunge ancora
l'associazione ambientalista - oltre a impedire l'estensione del parco a tutto
il sito archeologico, testimonia l'inerzia della Pubblica amministrazione che,
nonostante la confisca definitiva, non si decide a buttarle giù.
A Ischia poi le case abusive sono circa 600 “colpite da ordine
definitivo di abbattimento sull'isola maggiore dello splendido arcipelago partenopeo.
Arriva a 27.000, invece, il saldo delle pratiche di condono presentate
dagli abitanti in occasione delle tre leggi nazionali.
A eccezione di alcune sporadiche demolizioni portate a termine negli ultimi
anni su disposizione della magistratura, ma anche dagli stessi proprietari, qui
sopravvive un ecomostro di cemento illegale, spesso costruito senza nemmeno
l'attenzione per la sicurezza degli abitanti in un territorio estremamente
fragile.
Cemento che si è aggiunto a cemento il modo incontrollato, occupando e
indebolendo versanti che poi, sotto le forti piogge, spesso cedono trascinando
a valle tutto quello che trovano sulla loro strada”.

Nessun commento:
Posta un commento