Con l'approvazione al Senato del “decreto sicurezza”, nell'articolo 36 si
liberalizza la vendita ai privati, con aste pubbliche, dei beni confiscati ai
boss. Dieci anni dopo l'ipotesi avanzata dal governo Berlusconi che propose con
un emendamento alla legge finanziaria per il 2010 la vendita dei beni
confiscati e poi bloccata grazie alla mobilitazione del mondo associativo e di
migliaia di cittadini, si ripropone una possibilità che rischia di fare un
grosso passo indietro nel contrasto patrimoniale alle mafie e ai corrotti.
Questo giudizio negativo sulla vendita dei beni
confiscati è stata espressa dall’associazione Libera.
Infatti la previsione della vendita alle condizioni contenute
nel decreto governativo porterà il rischio ad arrendersi di fronte alle prime
difficoltà legate alle diverse criticità territoriali ed a volte alla mancanza
di informazioni adeguate e di progettualità condivise.
Del resto la vendita era già possibile ad alcune
categorie di soggetti, come extrema ratio e come tale deve essere considerata e
non una scorciatoia per evitare le problematiche che si riscontrano nella
destinazione e assegnazione dei beni.
C’è, infatti, la forte preoccupazione che, senza
cautele e controlli adeguati, i beni messi all’asta non solo siano venduti a
prezzi svalutati (chi in certe zone avrà il coraggio di partecipare all’asta
per la villa del boss locale?), ma che l’acquisto possa essere realizzato
attraverso prestanomi dalla faccia pulita.
Oltretutto il decreto prevede che i proventi della
vendita siano utilizzati solo per il 20% per le funzioni dell'Agenzia nazionale
per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità
organizzata. La parte maggiore va ai Ministeri dell'Interno e della Giustizia.
Una linea di tendenza che di fatto fa venire meno lo spirito della legge: le
ricchezze rubate alla comunità devono essere restituite alla comunità, in
un'ottica risarcitoria.
Un provvedimento che di fatto rappresenta un attacco a
quel “maltolto” che diventa “bene comune” e crea opportunità rappresentando il
segno del riscatto di un'Italia civile e responsabile, onesta e coraggiosa. Le
oltre 800 realtà dell'associazionismo, del volontariato e della cooperazione
sociale assegnatarie di beni immobili confiscati, infatti, distruggono “il
capitale sociale” delle mafie e sottraggono ai boss lo strumento del consenso.
Un impegno sociale che negli anni ha trovato ampio
consenso.
Secondo l'ultima ricerca di Liberaidee sulla
percezione e la presenza delle mafie e della corruzione, su un campione di 10.000
persone, per oltre otto intervistati su dieci i beni confiscati sono percepiti
come una risorsa per il territorio, capace di portare benefici all’intera
comunità locale.
Per quel che concerne le opinioni relative a quale
debba essere l’utilizzo dei beni confiscati, secondo i rispondenti dovrebbero
essere destinati in misura prioritaria a cooperative orientate all’inserimento
lavorativo dei giovani (31%), alla realizzazione di luoghi pubblici di
aggregazione e di educazione alla cittadinanza (23,5%) e solo il 4,4% ritiene
utile venderli per incrementare le casse pubbliche.
“Questi terreni appartenevano a Totò Riina”; “Bernando
Provenzano era il padrone di questo vigneto”; “Questo agriturismo è dedicato
alla memoria del piccolo Di Matteo ucciso barbaramente”.
Poter oggi ascoltare queste frasi, pronunciate ad alta
voce dai tanti giovani impegnati nelle realtà che gestiscono i beni confiscati,
significa rendersi conto di quanta strada sia stata fatta, nel solco della
memoria delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa. Ventitré
anni fa nessuno si sarebbe immaginato che qualcuno le potesse pronunciare.
La vendita di quei beni significherà una cosa
soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed
effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge.
E il ritorno di quei beni nella disponibilità dei clan
a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della
magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle
Istituzioni.
Insomma, un vero regalo alle mafie e ai corrotti.

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