Pasolini rispose a
Calvino il quale, in un articolo, aveva affermato di non avere il minimo
interesse a conoscere e incontrare i “nuovi fascisti”, in questo modo:
“augurarsi di non incontrare dei giovani fascisti è una bestemmia, perché, al
contrario, noi dovremmo far di tutto per individuarli e incontrarli”.
Così proseguì Pasolini: “Essi non sono i fatali e
predestinati rappresentanti del Male: non sono nati per essere fascisti.
Nessuno - quando sono diventati adolescenti e sono stati in grado di scegliere,
secondo chissà quali ragioni e necessità - ha posto loro razzisticamente il
marchio di fascisti. E’ un atroce forma di disperazione e nevrosi che spinge un
giovane a una simile scelta; e forse sarebbe bastata una sola piccola diversa
esperienza nella sua vita, un solo semplice incontro, perché il suo destino
fosse diverso”.
Questa risposta di Pasolini, a mio avviso, rimane attuale. E
non solo nei confronti dei giovani fascisti.
Del resto anche oggi si assiste ad una crescita del numero
dei giovani neofascisti, pur se tale crescita non debba essere sopravvalutata.
E non ci si può sottrarre dall’incontro, dall’ascolto.
Certo occorre criticare le loro opinioni, ma è necessario
almeno provare a confrontarsi con loro e cercare di convincerli.
Sarebbe sbagliato, e peraltro non si otterrebbe niente nel
giusto tentativo di combattere le loro posizioni, limitarsi a contrastarli
fortemente, senza alcun tentativo di dialogo. Potrà anche avvenire che quel
dialogo sarà rifiutato ma almeno si deve provare, per gli stessi motivi
indicati da Pasolini.
Sono convinto, peraltro, come lo era Pasolini, che qualcuno,
anche pochi nel complesso - ma già questo sarebbe un buon risultato - cambierà
posizione.
Ma quanto sostenuto da Pasolini rimane attuale anche nei
confronti di altre persone, che sostengono altre tesi, non sempre giovani.
Molti, oggi, sono fortemente critici nei confronti della
presenza di migranti in Italia. La paura dei migranti ha rappresentato uno dei
motivi principali alla base del forte consenso che ha riscosso e che sta
riscuotendo la Lega.
Molti, più in generale, sostengono formazioni politiche
populiste, come la stessa Lega e il movimento 5 Stelle, perché sembrano opporsi
con decisione alle èlites, all’establishment.
Diversi osservatori, italiani e stranieri, come Baumann e
Diamanti, hanno analizzato i motivi alla base della crescita dei consensi nei
confronti dei movimenti populisti, in Italia e all’estero. Non mi sembra questa
l’occasione per riportare le loro tesi.
Ma utilizzando le loro tesi, oltre che le motivazioni
addotte da Pasolini, si potrebbe concludere che anche in questo caso sarebbe
opportuno cercare il dialogo con le persone, giovani e non, che sostengono le
posizioni dei movimenti populisti, anche con coloro che possono sconfinare nel
razzismo.
Sarebbe necessario comprendere i motivi alla base delle loro
posizioni, criticando tali posizioni e fornendo risposte diversi ai problemi
sollevati, ma non sottovalutando quei problemi e chi ne è colpito.
Tutto ciò dovrebbe fare soprattutto la sinistra, i movimenti
e i partiti di sinistra, evitando di comportarsi come ci si è comportati di
fronte al berlusconismo, solamente con il cosiddetto antiberlusconismo. Di
fatto Berlusconi e il berlusconismo sono stati sconfitti dalla magistratura,
non con la politica.
E se si vuole sconfiggere i populisti, non è sufficiente
l’antipopulismo, la critica dura alle loro posizioni .
Va fatto anche questo, ma non è sufficiente.
Di nuovo, è necessario confrontarsi con le persone che sono
favorevoli ai movimenti populisti, non con atteggiamenti di superiorità morale,
ma tentando di fornire risposte alternative ai problemi da loro sollevati.

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