giovedì 19 luglio 2018

In aumento i reati contro gli animali


E’ stato presentato il nuovo rapporto Zoomafia che, come ogni anno, si occupa dei crimini contro gli animali, spesso sistematici e seriali, commessi in Italia. Il rapporto Zoomafia 2018 “Crimini e animali”, redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’osservatorio Zoomafia della Lav (Lega anti vivisezione), è alla sua diciannovesima edizione e analizza lo sfruttamento criminale di animali avvenuto nel 2017.

“Il primo dato che emerge dal nuovo rapporto è la conferma della capacità penetrante della criminalità organizzata in settori diversi ma accumunati dal coinvolgimento di animali - ha affermato Ciro Troiano -.

Interessi che si intrecciano con le più tradizionali attività manipolatorie e pervasive come la corruzione, la connivenza con apparati pubblici infedeli, il controllo delle attività illegali sul territorio.

Un altro dato da rilevare è la sempre maggiore gestione organizzata delle condotte zoocriminali. Sempre più spesso, infatti, si riscontrano reati associativi, perpetrati da gruppi di individui legati o dal concorso o da vero vincolo associativo”.

I combattimenti tra animali, le corse clandestine di cavalli e le truffe nell’ippica, il business dei canili e il traffico di cuccioli, il contrabbando di fauna e il bracconaggio organizzato, le macellazioni clandestine e l’abigeato, la pesca di frodo e le illegalità nel comparto ittico e l’uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga, i traffici di animali via internet e la zoocriminalità minorile: questi i principali contenuti presenti nel rapporto Zoomafia 2018.

Come sono stati ottenuti i dati rilevati nel rapporto?

L’osservatorio nazionale Zoomafia della Lav ha chiesto alle 140 procure ordinarie e alle 29 presso il tribunale per i minorenni i dati relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2017, sia noti che a carico di ignoti, e al numero di indagati per reati a danno di animali.

Le risposte sono arrivate dall’82% delle procure ordinarie e dall’86% di quelle per i minorenni, la percentuale più alta da quando ha avuto inizio questo tipo di analisi.

Il totale dei procedimenti sopravvenuti nel 2017, sia a carico di noti che di ignoti, per i reati a danno degli animali, è di 8.518 fascicoli (3.869 a carico di noti e 4.649 a carico di ignoti) con 5.310 indagati.

Esaminando i dati di un campione di 98 procure su 140 che hanno risposto sia quest’anno che l’anno passato, i procedimenti nel 2017, rispetto al 2016, sono aumentati del +3,74% (7.100 fascicoli nel 2017 e 6.844 nel 2016) mentre gli indagati sono diminuiti del -1,08% (4.487 indagati nel 2017 e 4.536 nel 2016).

“I crimini contro gli animali sono in aumento rispetto al totale dei reati commessi in Italia nel 2017 che, secondo gli ultimi dati ufficiali, hanno registrato una flessione del -10%: è chiara la controtendenza - spiega Troiano.

La diminuzione del numero degli indagati, invece, nonostante l’aumento del numero dei procedimenti a carico di soggetti noti, può indicare una flessione nella repressione dei reati contro gli animali perpetrati in modo organizzato o con il concorso di più persone”.

Un altro aspetto da considerare è che in generale sono di più i reati denunciati a carico di ignoti che quelli registrati a carico di autori noti.

Se si considera poi che, notoriamente, i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco meno del 30%, e di questi solo la metà si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumati.

Dall’analisi dei crimini contro gli animali consumati in Italia si evince che il reato più contestato resta quello di maltrattamento di animali con 2.657 procedimenti, pari al 31,19% del totale dei procedimenti (8.518), e 1.951 indagati. Rispetto al 2016 i procedimenti sono aumentanti del +3%.

Seguono, uccisione di animali con 2.633 procedimenti, pari al 30,91%, e 572 indagati, rispetto al 2016 i procedimenti sono aumentanti del 1,72%; reati venatori con 1.464 procedimenti, pari al 17,18%, e 1.323 indagati, rispetto al 2016 i procedimenti sono aumentati del 6,82%; abbandono e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, con 1.250 procedimenti, pari al 14,67%, e 1.120 indagati, rispetto al 2016 i procedimenti sono aumentati del 12,84%; uccisione di animali altrui con 411 procedimenti, pari al 4,82%, e 161 indagati, rispetto al 2016 i procedimenti sono diminuiti del 12,19%; traffico di cuccioli con 58 procedimenti, pari allo 0,68%, e 99 indagati, rispetto al 2016 i procedimenti sono aumentati del 10%; organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate con 25 procedimenti, pari allo 0,29%, e 67 indagati, rispetto al 2016 i procedimenti sono aumentati del 4,54; spettacoli e manifestazioni vietati con 20 procedimenti, pari allo 0,23%, e 17 indagati, rispetto al 2016 i procedimenti sono diminuiti del 31,82%.

Troiano conclude così: “Negli anni, gli scenari e i traffici criminali a danno degli animali si sono trasformati. Del resto, la criminalità organizzata è un fenomeno cangiante e totalitario e come tale tenta di monopolizzare e controllare qualsiasi condotta umana attraverso il controllo del territorio, dei traffici criminali, inclusi quelli legati all’ambiente e agli animali.

E’ ormai un dato acquisito che nella questione criminale rientrano pienamente condotte delinquenziali che vedono gli animali mero strumento per introiti e proventi illeciti.

La diffusione della criminalità zoomafiosa è favorita anche da un sistema normativo repressivo non sempre efficace. Auspichiamo che si arrivi finalmente al varo di provvedimenti legislativi, come il potenziamento della normativa sulla tutela penale degli animali, attesi da anni.


Inoltre, poiché notoriamente questi reati sono accompagnati spesso da fenomeni di corruzione e di falso documentale, va rafforzata la normativa contro la corruzione e previste aggravanti per il coinvolgimento collusivo di pubblici ufficiali in questi reati, perché sono proprio loro che, di fatto, rendono possibile con la loro malafede, la realizzazione del reato”.

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