La sinistra, è ben
noto, è uscita con le ossa rotte dalle elezioni politiche del 4 marzo. Una vera
e propria disfatta. I risultati del Pd e di Liberi e Uguali sono stati del
tutto negativi. Più Europa non ha oltrepassato la soglia del 3%. Le altre due
liste, al cui interno era presente il partito socialista, coalizzate con il Pd,
non hanno superato l’1%.
La sinistra politica quindi o cambia radicalmente o potrebbe
cessare di esistere o quanto meno potrebbe diventare del tutto marginale.
Peppino Calderola, giornalista e non solo, in passato
iscritto al Pd e poi ai Ds, al Pds e al Pci, in un articolo pubblicato su www.largine.it, dal titolo “Un’idea pazza.
Sciogliamo Pd e LeU e milioni di persone per assemblee rifondative”, formula
alcune proposte, volte ad affrontare la crisi della sinistra italiana.
Un’idea veramente pazza la sua?
Non lo so. Comunque degna di attenzione e molto
interessante. Pertanto ho deciso di riportare integralmente il suo articolo:
“Vogliamo, noi che scriviamo qui sull’Argine, tutti la
stessa cosa. Vogliamo una nuova sinistra che si ponga quotidianamente il
problema di come far avanzare chi sta indietro, che faccia a cazzotti col
capitalismo, che immagini un’Italia pacifica e pacifista che accolga gli
immigrati, che sappia rivoluzionare l’economia dando precedenza alle idee
produttive eco-compatibili anche ad alto tasso tecnologico, che abbia una
sanità che tuteli i poveri e gli anziani, che abbia una scuola e una università
in cui prevalgano i migliori ma tutti possano diventare ‘i migliori’.
Una sinistra con valori forti e una idea di futuro
concentrata nel termine da rimettere orgogliosamente in circolo: ‘socialismo’.
Una sinistra larga, larghissima ma che sia un esercito disciplinato che faccia
paura all’avversario e l’avversario non è solo il lepenista o il populista
stronzo ma soprattutto chi ha il potere economico-burocratico-giudiziario in
questo paese.
Questa sinistra parte dal basso e dall’alto. In basso
non apre solo sezioni per rispondere così al partito liquido ma dà a questi
organismi territoriali il compito di diventare sede di solidarietà e di
mutualità accogliendo tutte le più fantasiose formule ‘di strada’, dal maestro,
all’avvocato, al medico. Non entra in concorrenza con le associazioni laiche e
cattoliche ma rivendica il ruolo politico di queste scelte che lavorando per
togliere gli ultimi dalla loro miseria è già in sé una forma di lotta al
sistema. E’ una costruzione dall’alto perché richiede che gente generosa, stia
un passo avanti e organizzi tutto questo e lavori a progettare percorsi
politici da realizzare con il consenso ma che escano fuori dal filantropismo.
Servirebbe un ‘botto’, un effetto d’annuncio.
L’ideale è se Pd e LeU riconoscessero
che le esperienze storiche che hanno svolto si sono esaurite.
Io sono per far miei i versi della canzone che annunciò la
fine della guerra a Napoli: ‘Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato…’.
Mi interessano poco le autocritiche. Faccio parte di una famiglia, quella
comunista, imbattibile nel fare autocritiche che non cambiavano nulla, tanto
meno la classe dirigente. Non credo che esista la Colpa , anche grave, di un
solo dirigente. Ho sempre avuto in testa la frase di papa Roncalli che
distingueva errante da errore. Il nostro assillo è l’errore. L’errante può
riprendere la strada e peggio per lui se insiste nell’errore.
Il botto ci sarebbe se venissero convocate in tutta Italia assemblee
rifondative che abbiano al centro una discussione il cui punto di partenza sia
questo: mai più come ieri. Dovremmo immaginare una grande
partecipazione popolare, con gente di sinistra e gente che ha vissuto accanto
alla sinistra o si duole che stia morendo.
Mentre lepenisti e populisti staranno là a ingegnarsi su
come spartirsi il bottino, noi dovremmo essere l’elemento vitale di un popolo
che si rialza. Il solo fatto di farlo metterebbe paura ai vincitori del 4
marzo.
Immagino un processo faticoso al termine del quale possono
uscire, ma non me lo auguro, anche due formazioni. Una democratico-liberale e
una socialista ma entrambe avrebbero riacquistato una vicinanza con gli
elettori, i cittadini, il popolo.
L’Associazione socialista dovrebbe svolgere il ruolo di
promotore di questo processo, di animatrice del confronto civile e senza
vendette, di area che spinge per il formarsi di una sinistra di tipo socialista.
Se non immaginiamo qualcosa di nuovo, saremo per anni prigionieri di renziani o
di antirenziani, di oppositori di Grillo o di dialoganti. Che palle!
Ecco, io vorrei che queste due contrapposizioni venissero
bandite dalla discussione. Il nostro futuro va oltre Renzi, va oltre Grillo,
va oltre Salvini.
Renzi, infine, è il capo della disfatta. Ma molti dirigenti
diLeU a questa disfatta hanno partecipato.
L’età dell’innocenza l’hanno tutti superata. La mucca era in
corridoio anche quando Renzi non c’era. In questo processo il
campo è libero per vecchi e giovani. I vecchi elefanti dovrebbero avere la
saggezza di fare un passo indietro, di dare esperienza, saggezza, disinteresse ‘chi
ha avuto, ha avuto’).
Non c’è mai stato fra di loro un Enrico Berlinguer. I
nuovi dirigenti, vecchi che non hanno avuto o giovani, devono portare la
freschezza di una non condivisione del potere. Nuovi in questo, ma nuovi anche
perché dovranno dimostrare di non saper solo fare una trattativa politica, ma
avere la costanza, l’umiltà, la continuità per fare cose in mezzo alla gente.
Mai sentito parlare di Di Vittorio?”.

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