mercoledì 11 aprile 2018

Pochi i laureati in Italia


Nuovi dati relativi al numero dei laureati nei Paesi dell’Unione europea sono stati forniti da Eurostat. Nuovi dati che però confermano una realtà che si verifica in Italia da molti anni ormai: la percentuale dei laureati tra i giovani è decisamente bassa, troppo bassa.

Considerando coloro i quali hanno un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, nel 2017 in Italia solo il 15,6% erano laureati.

Tale valore percentuale risulta notevolmente più basso rispetto al valore percentuale medio dei 28 Paesi dell’Unione europea, pari a 25,2. E il valore verificatosi in Italia risulta più alto di un solo altro Paese, la Romania.

Altri Paesi presentano dei valori decisamente più elevati, la Gran Bretagna il 34,7%, la Francia il 29,6%, la Spagna il 29,3%.

Altri dati, sempre relativi ai giovani italiani, sono anch’essi da valutare negativamente.

Il valore percentuale di coloro che, con età tra i 18 e i 24 anni, hanno abbandonato la scuola è pari a 13,8 (media Ue 10,7).

Il valore percentuale degli occupati, tra chi ha un’età compresa tra i 18 e i 29 anni, è pari a 28,6 (media Ue 48,3).

Il valore percentuale dei Neet - coloro che né studiano né lavorano -, tra chi ha un’età compresa tra i 15 e i 34 anni, è pari a 26,0 (media Ue 15,6).

Ritornando ad esaminare il dato riguardante il numero dei laureati, tra i giovani italiani, esso non sorprende, come già rilevato, perché non rappresenta una novità, ma preoccupa ugualmente.

E’ infatti ben noto quanto la formazione, il sistema formativo, se adeguato alle necessità non solo economiche ma anche sociali, sia molto importante per lo sviluppo di ogni Paese, sviluppo economico e sociale.

In Italia di ciò se ne parla molto e da molti anni, ma la ridotta percentuale dei giovani che si laureano rappresenta una dimostrazione, non l’unica certo, dell’inadeguatezza del sistema formativo italiano.

E quindi tale sistema formativo è di fatto un freno alle prospettive di sviluppo economico e sociale dell’Italia, diversamente da quanto sarebbe necessario.

Gli interventi da promuovere affinchè, prendendo in considerazione esclusivamente l’obiettivo di accrescere in misura consistente il numero dei laureati, sono diversi. Lo stesso sistema universitario deve essere oggetto di cambiamenti piuttosto rilevanti.

Non mi sembra però che si stia promuovendo una politica articolata e complessiva finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo appena citato.


E ciò non può che essere valutato negativamente in quanto quella politica rappresenterebbe una delle riforme strutturali di maggiore rilievo che sarebbe opportuno realizzare, nell’ambito del sistema economico e sociale italiano.

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