In Italia ci sono,
ancora oggi, molte violazioni dei diritti inalienabili della persona. Lo
dimostra la relazione conclusiva sull’attività della commissione
straordinaria del Senato per la tutela e la promozione dei diritti umani,
presentata in una conferenza stampa dal presidente Luigi Manconi, dal giudice
della Corte Costituzionale ed ex premier Giuliano Amato, da Giovanni Maria
Flick (che ha presieduto la
Corte ) e dal giurista Luigi Ferrajoli.
A 5 anni dall’inizio dell’attività della commissione risulta
evidente che “le violazioni dei diritti umani non riguardano solo Paesi
considerati arretrati o in via di sviluppo, regimi totalitari e terre lontane,
ma sono qui ed ora”, come ha spiegato Manconi.
Sono diversi i fenomeni analizzati e studiati grazie al costante
dialogo dei 26 membri della commissione con associazioni, esperti e vittime:
l’immigrazione su tutti, ma anche la questione di Rom, Sinti e Caminanti, le
carceri e il 41 bis, la legge sulla tortura, la contenzione meccanica, il
cyberbullismo, il diritto alla conoscenza, i senza fissa dimora, l’omofobia e i
diritti delle persone Lgbti.
Gran parte della relazione si concentra sulla tutela e
promozione dei diritti dei cittadini stranieri presenti in Italia.
Su questo tema è emersa la necessità di rinunciare a grandi
centri (che sopravvivono numerosi) le cui dimensioni portano inevitabilmente a
una preoccupante riduzione negli standard d’accoglienza e, di conseguenza, a un
peggioramento delle condizioni di vita delle persone.
Luigi Manconi ha evidenziato storie difficili come quella di
C.S., algerino che vive da più di 30 anni in Italia e risiede ad Aprila (in provincia
di Latina) con la sua famiglia, rinchiuso nel centro di identificazione ed
espulsione di Bari, perché sorpreso senza documenti dopo un controllo dei
vigili.
Simile è la vicenda di B.A., marocchino, nel nostro Paese da
molti anni e con problemi di salute certificati da un ospedale, incompatibili
con il trattenimento nella stessa struttura.
Due sposi tunisini, fuggiti dal loro Paese a seguito delle
violenze subite dalla giovane donna da parte dei familiari (ostili al suo
matrimonio), si sono ritrovati nel Cie di Ponte Galeria (alle porte di Roma)
divisi in due reparti diversi, con la possibilità di vedersi solamente per
un’ora al giorno.
Tra i tanti esempi di violazioni dei diritti umani citati
nel rapporto c’è anche Lampedusa, visitata dai membri della commissione nel
gennaio 2016: “L’approccio hotspot è deficitario”, si legge nel rapporto, “e
fallimentare nel programma di ricollocamento e attuazione dei rimpatri, le due
direttrici principali su cui era stato articolato il piano europeo”.
La commissione ha inviato proposte concrete al governo, come
ad esempio quelle di eliminare gli ostacoli che favoriscono l’accesso alle
strutture assistenziali, di impegnarsi nel favorire l’alloggio e il lavoro per
le persone, di snellire le procedure di identificazione.
La necessità più grande è quella di affidare a un ente
gestore unico su scala nazionale di tutti i centri, attraverso un’unica
procedura e un unico regolamento a evidenza pubblica.
Sul tema della promozione dei diritti di Rom, Sinti e
Caminanti, la commissione, che ha visitato diversi campi in tutta Italia,
propone un’integrazione basata sul superamento di questi luoghi per varie
cause, tra cui le condizioni di povertà e le preoccupanti condizioni igienico-sanitarie.
Nel corso della legislatura la commissione ha messo al
centro le problematiche dei carcerati,
con due approfondimenti: uno sul regime speciale del 41-bis e l’altro sulla
condizione delle donne detenute con figli più piccoli.
Se nel primo caso non viene messa in discussione la legge,
ma bensì le condizioni delle carceri e il loro sovraffollamento cronico, nel
secondo è stata notata una mancata attuazione della legge n.62 del 21 aprile
2011, secondo la quale “se la persona da sottoporre a custodia cautelare sia
donna incinta o madre di prole di età non superiore a 6 anni, il giudice
può disporre la custodia presso un istituto a custodia attenuata per detenute
madri”.

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