domenica 29 ottobre 2017

Valerio, atleta ed "eroe", con la sindrome di Down


A luglio è diventato famoso per aver salvato una bambina che stava annegando nelle acque di Sabaudia. Ma oltre a essere un ragazzo coraggioso, Valerio è un nuotatore che ha già ottenuto molti successi a livello nazionale e internazionale. Hanno parlato di lui suo padre e il suo allenatore, in alcune dichiarazioni rilasciate alla rivista dell’Inail SuperAbile.

Valerio Catoia è un ragazzo di 17 anni, di Latina, frequenta il terzo anno del liceo in Scienze umane, e dopo la scuola trova il tempo per tante altre cose. Suona la chitarra, fa parte del gruppo Scout, pratica atletica leggera, ma sopra ogni cosa gli piace nuotare. Nuotare a più non posso: in piscina d’inverno e al mare d’estate. 

E’ diventato famoso in tutta Italia quando, a metà luglio, insieme a suo padre si è gettato nel mare agitato per raggiungere e aiutare una bambina di dieci anni che al largo era stata sopraffatta dalle onde e rischiava di annegare: l’ha raggiunta, si è immerso per riportarla a galla e poi nuotando l’ha portata verso la riva, facendo attenzione a che riuscisse a respirare. Fino a che non l’ha lasciata nelle mani dei bagnini di un vicino stabilimento, accorsi dopo aver sentito le grida degli altri bagnanti.

Le ha salvato la vita, e la notizia è corsa veloce sul web, sulla carta stampata e in tv, con una sottolineatura importante: Valerio, il giovane “eroe”, è un ragazzo con la sindrome di Down. 

 “Quello che ha fatto è la dimostrazione che i ragazzi con sindrome di Down possono fare le stesse cose che facciamo noi: le fanno con i loro tempi, ma le fanno – ha detto Roberto Cavana, tecnico federale, allenatore di Valerio e della nazionale nuoto Fisdir - Quando è arrivato in piscina per la prima volta aveva tre anni e ce ne ha messi altri due, fra urla e strilli, prima di lasciarsi andare: da quando però ha iniziato a nuotare e a fare le gare, per farlo uscire dalla piscina bisognava sparargli, anche ora non ne vuole sapere di smettere”. 

“Il nuoto – ha affermato il papà Giovanni - ce lo avevano consigliato i medici, ma nei primi tempi la tentazione di gettare la spugna è stata forte: abbiamo ascoltato l’allenatore che ci consigliava di non mollare e di insistere, ci siamo fidati e abbiamo fatto bene".

In quegli anni, ha ricordato il padre, “con mia moglie andavamo a tentoni, senza grossi aiuti e nessuna drittaci dicevano che la sindrome era questa e nostro figlio era questo, di non aspettarci che potesse fare quello o quell’altro. Insomma: ci demoralizzavano, più che tirarci su. Abbiamo fatto il possibile, a 16 mesi faceva già logopedia: alla lunga i risultati dei sacrifici fatti da lui e da noi hanno pagato”.

A scuola – ha sottolineato ancora Giovanni Catoia - va da solo con i mezzi pubblici, mentre con il clan degli Scout parte per i campi fuori casa, dimostrandosi autonomo. Ma è lo sport che lo ha aiutato più di ogni altra cosa”. 

“Lo sport è fatto di regole. La vita è fatta di regole. Lo sport aiuta a rispettare e vivere le regole della vita”, ha aggiunto Cavana, che allena ragazzi disabili da qualcosa come 27 anni e una certa esperienza in materia se l’è fatta. A livello agonistico, praticando atletica leggera, Valerio quest’anno è arrivato terzo nei 1.500 metri e secondo negli 800 a livello nazionale, mentre nel nuoto, due anni fa, aveva conquistato l’argento nei 50 stile libero nazionali”.

“Per noi – ha detto papà Giovanni - quanto accaduto a Sabaudia è stata una gioia e una gratificazione: speriamo che quanto fatto da Valerio contribuisca a cambiare la mentalità nei riguardi di questi ragazzi”.

Un auspicio anche in previsione del lontano futuro: “Pensando al ‘dopo di noi’, io e mia moglie speriamo che Valerio possa avere una vita relativamente indipendente. Lavoriamo per questo. E poi lui è fortunato perché ha una sorella che gli starà accanto”.

Nel frattempo, Valerio cresce ed è come un vulcano: “Recentemente mi ha chiesto: ‘Papà, posso fare anche baseball?’. Gli ho risposto di no, può bastare quello che fa già: noi qui, a stargli appresso, rischiamo di impazzire”.

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