Nel nostro Paese, purtroppo, succede anche questo. Una neonata con sindrome
di down non solo è stata abbandonata in ospedale, ma non si è riuscito
nemmeno a trovare una famiglia che la adottasse. Alla fine è scattata
l’adozione speciale, cioè tale da permettere, grazie a una legge (la n. 184 del
1983, articolo 44), di venir meno ai requisiti richiesti dalla normativa sulle
adozioni, estendendo questa possibilità anche ai single.
Ed è stato proprio un single, infatti, a farsi avanti, aprendo le braccia e
la porta della propria casa alla piccola. Da tempo, l’uomo aveva chiesto di
poter avere in affidamento un bambino con disabilità, senza porre alcuna
condizione o restrizione.
Anna Contardi, coordinatrice ai Aipd (associazione italiana persone down)
ha rilasciato su www.redattoresociale.it la
seguente intervista.
Anna Contardi, ancora accade dunque che un neonato con la sindrome di Down
sia abbandonato?
Premetto che parliamo di casi rarissimi: l’abbandono di questi neonati è un
fenomeno limitatissimo. La maggior parte dei bambini con sindrome di Down
vengono accolti e vivono in famiglia tranquillamente.
Diminuiscono anche le interruzioni di gravidanza in presenza di sindrome di
Down?
Sì, anche se queste continuano ad essere abbastanza frequenti. Ma molto è
cambiato, in questi anni, nell’immaginario collettivo: incontro sempre più
famiglie che, pur scoprendo la sindrome durante la gravidanza, decidono
comunque di portarla a termine. Questo sarebbe stato quasi impossibile, solo 20
anni fa.
Ma c’è anche la difficoltà di trovare una famiglia adottiva, in questa
storia che arriva da Napoli.
Non posso dire che sia facile trovare coppie disposte ad accogliere bimbi
con disabilità in genere, ma posso testimoniare che ci sono, tra i nostri soci,
tanti genitori adottivi di bambini e ragazzi con sindrome di Down. Va però
considerato un fatto: l’adozione risponde da un lato al bisogno del bambino di
avere una famiglia, ma anche spesso al bisogno di una coppia di completarsi con
un figlio. E’ in questo caso che, comprensibilmente, l’adozione di una bambino
con disabilità fa paura. La nostra esperienza conferma che è più facile che un
bambino con sindrome di Down sia adottato da una famiglia che ha già figli
naturali. Il fatto che si sia, alla fine di questa storia, trovato un genitore
disposto ad accogliere la neonata mi pare una bella notizia: evidentemente il
giudice ha riconosciuto la motivazione e la disponibilità di questa
persona.
Cosa ci dice, in sintesi, questa storia, soprattutto mentre ci si prepara
alla giornata nazionale delle persone con sindrome di Down?
Che bisogna lavorare ancora tanto su conoscenza e informazione: tanto si è
fatto, ma molto resta ancora da fare. La paura, l’abbandono, l’interruzione di
gravidanza sono tutti temi collegati alla conoscenza. Se si parlasse meglio dei
bambini e degli adulti con sindrome di Down, si abbasserebbero anche le paure
che a volte portano le famiglie a interrompere una gravidanza o, assai più
raramente, ad abbandonare un neonato.
Io ritengo che abbia davvero ragione Anna Contardi.
Si deve parlare meglio dei bambini e degli adulti con sindrome di Down. Del
resto con questo post ho tentato di raggiungere proprio questo obiettivo. Ma è
del tutto evidente che devono essere soprattutto i mass media a svolgere tale
compito. Purtroppo, fino ad ora, lo hanno fatto in misura del tutto
insufficiente.

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