Domenica passata si è tenuto il primo turno delle elezioni relative a molti
Comuni italiani. I partiti e i media hanno rivolto notevole attenzione nei
confronti dei risultati, nel verificare chi avesse vinto oppure chi avesse
perso, per la verità, come sempre, con giudizi non unanimi. Ancora una volta,
però, è stato trascurato il fenomeno dell’astensionismo, che in quelle elezioni
è aumentato considerevolmente.
Invece ci si dovrebbe occupare molto di più dell’astensionismo. Dovrebbero
farlo soprattutto i partiti i quali, anche tramite una riduzione del numero
degli astenuti, potrebbero accrescere i propri consensi. Probabilmente non lo
fanno soprattutto perché dovrebbero fare i conti davvero con i loro errori e
dovrebbero realmente proporsi di attuare notevoli cambiamenti nei loro
comportamenti.
Una maggiore attenzione nei confronti dell’astensionismo, peraltro, sarebbe
necessario anche perché tende ad aumentare il numero di coloro che decidono di
astenersi in modo più che consapevole, perché non considerano valide le offerte
politiche disponibili, e che potrebbero convincersi di votare di nuovo se le
loro esigenze fosse tenute in maggiore considerazione dai partiti che si
presentano alle elezioni.
Alcuni dati, poi, sono indispensabili.
Al primo turno delle elezioni comunali hanno votato il 60% degli aventi
diritto (nelle precedenti elezioni la percentuale dei votanti era stata
superiore di circa 6 punti). Nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016
- e fu considerata una percentuale alta - votò solo il 65,5%. Nelle elezioni
regionali del 2015 la percentuale dei votanti fu pari al 53,9%, nelle europee
del 2014 il 57% e nelle politiche del 2013 il 75%.
Si è registrata quindi una tendenza all’aumento dell’astensionismo e in
alcune elezioni hanno votato solamente poco più del 50% degli aventi diritto.
Quindi l’aumento del numero degli astenuti e la loro notevole consistenza
dovrebbero destare maggiore attenzione, senza alcun dubbio.
Non solo i partiti dovrebbero farlo ma anche i media, soprattutto quelli
più importanti, analizzando approfonditamente le motivazioni alla base delle
decisioni di astenersi.
Infatti, un’analisi approfondita di quelle astensioni è l’indispensabile
presupposto di qualsiasi iniziativa volta a ridurre il numero degli astenuti.
Del resto, un obiettivo che dovrebbe essere prioritario, in ogni sistema
politico davvero democratico, è rappresentato dal verificarsi del numero più
elevato possibile dei votanti, nelle diverse elezioni.
Ma il nostro sistema politico è davvero democratico? O meglio è pienamente
democratico?

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