E’ stato recentemente presentato il nuovo rapporto “Infanzia rubata”,
redatto da Save the Children. In base ai contenuti del rapporto si può
legittimamente sostenere che esiste nel mondo un esercito di bambini derubati
della propria infanzia. Sono infatti 700 milioni i minori, uno su quattro, ai
quali è negato il diritto ad essere bambino o la cui vita è costantemente
minacciata. In Italia, però, occorre rilevare che proprio in questi giorni
“Telefono Azzurro” ha compiuto 30 anni. Sono infatti già passati 30 anni dalla
fondazione, da parte di Ernesto Caffo, dell’associazione “Sos il Telefono
Azzurro”, che fino ad ora ha aiutato 72.000 bambini ed adolescenti, in media
2.400 ogni anno.
Il rapporto di Save the Children si basa, soprattutto, sull’analisi del
cosiddetto indice globale dell’infanzia negata.
Prendendo in considerazione 172 Paesi, emerge che 263 milioni di minori, 1
su 6, non vanno a scuola, mentre 168 milioni, più di tutti i bambini che vivono
in Europa, sono coinvolti in varie forme di lavoro minorile, tra cui
lavori pericolosi o pesanti che mettono gravemente a rischio la loro incolumità
fisica e psicologica.
Sei milioni di bambini muoiono ogni anno per cause facilmente prevenibili,
come polmonite, diarrea e malaria, prima di aver compiuto i 5 anni, mentre
sono 156 milioni i bambini con meno di 5 anni colpiti da forme
di malnutrizione acuta che ne compromettono seriamente la crescita.
Circa 28 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le proprie
abitazioni per fuggire da guerre e persecuzioni.
Nel solo 2015 sono stati assassinati nel mondo più di 75.000 bambini e
ragazzi di meno di 20 anni di età, più di 200 al giorno.
Sono 15 milioni, inoltre, le ragazze che ogni anno si sposano prima dei 18
anni, spesso con uomini molto più grandi di loro. Quattro milioni di loro si
sposano prima di aver compiuto 15 anni, una ogni 7 secondi, con impatti
devastanti sulla loro salute e sulle loro opportunità future. Ogni 2 secondi
una ragazza con meno di 19 anni partorisce nel mondo, per un totale annuo di 17
milioni.
Nella “lista nera” dei Paesi dove i bambini sono maggiormente minacciati ed
esposti a rischi per la loro vita e il loro sviluppo al primo posto c'è il
Niger, seguito da Angola, Mali, Repubblica Centrafricana e Somalia.
Norvegia, Slovenia e Finlandia si rivelano invece i Paesi dove l’infanzia
incontra le condizioni più favorevoli, con l’Italia al nono posto in
classifica, meglio di Germania e Belgio (al decimo posto a pari merito con
Cipro e Corea del Sud), ma dietro anche a Olanda, Svezia, Portogallo, Irlanda e
Islanda.
“E’ inaccettabile che nel 2017 milioni di bambini in tutto il mondo
continuino ad essere privati della propria infanzia e del loro diritto di
essere al sicuro, di crescere, imparare e giocare. Dobbiamo e possiamo fare di
più per garantire un futuro migliore, fino all’ultimo bambino”, ha affermato
Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia.
Come già rilevato, l’8 giugno del 1987 nacque l’associazione “Sos il
Telefono Azzurro”, fondata da Ernesto Caffo, professore di neuropsichiatria
infantile presso l’università di Modena e Reggio Emilia.
L’associazione ha dovuto cambiare ed evolversi rapidamente nel tempo, al
passo con una società che si è modificata rapidamente e con le nuove tecnologie
a dare vita a nuove minacce per i più piccoli.
Prima il solo telefono, oggi ascolto e intervento basati su
una comunicazione multicanale.
La storica linea 1.96.96 ha retto nel tempo lasciando però spazio
anche ad altri strumenti, come la chat, il web e i social, ormai
fondamentali per l’operato dell’associazione.
Se la prima generazione di bambini e adolescenti chiedeva aiuto per
situazioni di violenza e abusi (le percosse e i maltrattamenti fisici
rappresentavano il 10% circa delle chiamate dei primi 7 anni), oltre che per problematiche
legate alle relazioni con adulti o coetanei (circa il 45% dei casi gestiti tra
1987 e 1994), oggi sempre più le richieste di aiuto si legano ad un aumento
della violenza tra coetanei, ad esempio il bullismo, nelle sue diverse
componenti. Solo nel 2016 rappresentavano circa il 10% delle richieste di
aiuto.
Infatti la vita dei bambini si svolge sempre più on line: nativi digitali,
vivono in case high-tech, dove le stanze sono stazioni ad alto contenuto
tecnologico.
Non stupisce quindi che le richieste di aiuto riguardino anche gli aspetti
della loro “crescita digitale”: dipendenza dal web, invio e condivisione di
immagini e video sessualmente espliciti autoprodotti (sexting), ricatti
legati a questi invii (sextortion), così come adescamenti di minori ad
opera di sconosciuti (grooming).
I dati di Telefono Azzurro parlano a questo proposito di un trend in
aumento costante negli ultimi anni e che oggi si attesta attorno al 6% del
totale delle consulenze che vengono offerte ogni anno dal numero gratuito 1.96.96 e
dalla chat.
L’attività di prevenzione e ascolto di Telefono Azzurro si è
intensificata e specializzata sempre di più.
Gli operatori vengono formati sulla base delle esperienze raccolte ma anche
grazie ad un confronto costruttivo e strategico con altri Paesi europei. Gli
strumenti di lavoro, informatici e tecnologici, si evolvono sulle base dei
tanti casi trattati e sulla loro diversità.
Il centro nazionale di ascolto di Telefono Azzurro è oggi un call
center con 30 linee telefoniche, 40 operatori
specializzati, centinaia di volontari. All’ascolto
telefonico, Telefono Azzurro associa inoltre nuove iniziative tese a
favorire la diffusione di una cultura di intervento preventivo nelle situazioni
di disagio, maltrattamento e abuso.
“La nostra è una storia basata sull’ascolto e sulle risposte che nel tempo
abbiamo messo in campo sotto forma di progetti concreti, racconta il
professor Ernesto Caffo, non solo fondatore ma anche presidente
dell’associazione. Attraverso l’ascolto Telefono Azzurro ha fatto
conoscere i bisogni di bambini e adolescenti, raccogliendo le loro voci
attraverso il telefono prima, e poi via via attraverso tutti gli strumenti e i
canali che in questi tre decenni la tecnologia ci ha messo a disposizione.
Sempre attenti a parlare la lingua dei più piccoli, a essere presenti lì dove
loro sono, dove dialogano, dove imparano e dove crescono.
Una presenza sempre più capillare e costante, resa possibile dal grande
lavoro svolto dai gruppi territoriali dei nostri volontari, che hanno reso
grande la storia di questi trent’anni. Lavoreremo ogni giorno affinché nei
prossimi trenta venga costruito sempre più un mondo a misura di bambini e di
adolescenti”.

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