Nel
2022 i nati sono scesi, per la prima volta dall’unità d’Italia, sotto la soglia
delle 400.000 unità, attestandosi a 393.000. Dal 2008, ultimo anno in cui si
registrò un aumento delle nascite, il calo è stato di circa 184.000 nati, di
cui 27.000 concentrati dal 2019 in avanti.
Questi e altri dati sono stati recentemente resi noti dall’Istat
La diminuzione delle nascite è dovuta solo in parte alla spontanea o indotta rinuncia ad avere figli da parte delle coppie.
In realtà, tra le cause pesano molto tanto il calo dimensionale quanto il progressivo invecchiamento della popolazione femminile nelle età convenzionalmente considerate riproduttive (dai 15 ai 49 anni).
Dopo il lieve aumento del numero medio di figli per donna verificatosi tra il 2020 e il 2021, è ripreso il calo dell’indicatore congiunturale di fecondità, il cui valore si è attestato nel 2022 a 1,24, tornando così al livello registrato nel 2020.
E’ proseguita quindi la tendenza alla riduzione dei progetti riproduttivi, già in atto da diversi anni nel nostro Paese, con un’età media al parto, stabile rispetto al 2021, pari a 32,4 anni.
La riduzione delle nascite è stata pertanto una delle cause della diminuzione della popolazione.
Infatti, la popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2023 era di 58 milioni e 851.000 unità, 179.000 in meno rispetto all’anno precedente, per una riduzione pari all’0,30%.
E’ proseguita, dunque, la tendenza alla diminuzione della popolazione, ma con un’intensità minore rispetto sia al 2021 (-0,35%), sia soprattutto al 2020 (-0,67%), anni durante i quali gli effetti della pandemia avevano accelerato un processo iniziato già nel 2014.
Il calo della popolazione è stato il frutto di una dinamica demografica sfavorevole che ha visto un eccesso dei decessi sulle nascite, non compensato dai movimenti migratori con l’estero.
I decessi sono stati 713.000, le nascite 393.000, toccando un nuovo minimo storico, con un saldo naturale quindi di -320.000 unità. Le iscrizioni dall’estero sono state pari a 361.000 mentre 132.000 sono state le cancellazioni per l’estero. Ne è derivato un saldo migratorio con l’estero positivo per 229.000 unità, in grado di compensare solo in parte l’effetto negativo del pesante bilancio della dinamica naturale.
Inoltre, è proseguito il processo di invecchiamento della popolazione.
Infatti l’età media della popolazione è passata da 45,7 anni a 46,4 anni tra l’inizio del 2020 e l’inizio del 2023. Dunque, in questo periodo la popolazione residente è mediamente invecchiata almeno di ulteriori otto mesi.
La popolazione ultrasessantacinquenne, che nell’insieme è risultata essere pari a 14 milioni e 177.000 individui a inizio 2023, costituiva il 24,1% della popolazione totale contro il 23,8% dell’anno precedente.
Nel caso specifico delle persone molto anziane, ovvero gli ultraottantenni, si è riscontrato un incremento che li ha portati a 4 milioni e 530.000 e a rappresentare il 7,7% della popolazione totale, contro il 7,6% dell’anno precedente.
Sono risultati al contrario in diminuzione tanto gli individui in età attiva quanto i più giovani: i 15-64enni sono scesi da 37 milioni e 489.000 (63,5%) a 37 milioni e 339.000 (63,4%), mentre i ragazzi fino a 14 anni di età sono scesi da 7 milioni e 490.000 (12,7%) a 7 milioni e 334.000 (12,5%).
Il numero stimato di ultracentenari (100 anni di età e più) ha raggiunto nel 2022 il suo più alto livello storico, sfiorando la soglia delle 22.000 unità, oltre 2.000 in più rispetto all’anno precedente.
Quindi, nel 2022, è stato confermato che in Italia uno dei principali problemi demografici, se non il principale, è rappresentato dall’insufficiente numero delle nascite.
Sono bene note le conseguenze negative determinate da un basso di natalità, accoppiato soprattutto a un elevato invecchiamento della popolazione.
E’ sufficiente citare la tendenza alla difficile sostenibilità economica del sistema pensionistico.
E’ possibile però operare per accrescere il tasso di natalità, come dimostra quanto avvenuto in altri Paesi, come ad esempio la Francia. Ma, fino ad ora, gli interventi che in Italia sono stati realizzati per favorire le nascite sono da considerare del tutto insufficienti.
Occorre aggiungere, peraltro, che, anche se si ottenesse un aumento del tasso di natalità in tempi brevi, gli effetti positivi a livello economico, ad esempio sulla sostenibilità economica del sistema pensionistico, si determinerebbero solamente nel medio-lungo periodo.
Quindi nel breve periodo sarebbe comunque necessario favorire un incremento dei flussi migratori dall’estero finalizzati però ad aumentare l’occupazione, cosa che sarebbe auspicabile anche perché nel nostro Paese sono carenti alcune figure professionali, soprattutto perché i giovani italiani non sono interessati ad esse.

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