mercoledì 19 aprile 2023

Accogliere i rifugiati con dignità


Gli ostacoli più incomprensibili e inattesi che i rifugiati incontrano in Italia sono quelli burocratici. Nel 2022 sono diverse le criticità rilevate: in particolare i ritardi nel primo rilascio e nel rinnovo dei permessi di soggiorno, causati dal notevole carico di lavoro che grava su Commissioni territoriali, Prefetture e Questure.

Questa è una delle considerazioni contenute nel rapporto 2023 del centro Astalli, una fotografia aggiornata sulle condizioni dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

Inoltre, i tempi di attesa possono arrivare a quasi un anno dalla presentazione della richiesta di asilo alla consegna del documento.

Molte persone assistite dal servizio di orientamento legale del centro  Astalli hanno riferito di non essere riusciti ad accedere in Questura per la formalizzazione della domanda di protezione internazionale. Ciò ha comportato la necessità di provare a entrare più volte, mettendosi in fila anche di notte.

Nel 2022 sono arrivati via mare in Italia 105.129 migranti, di cui 13.386 minori non accompagnati.

Il sistema di accoglienza nazionale ha registrato alla fine del 2022 un totale di presenze pari a 107.677 persone.

La maggior parte di questi posti però continua a essere offerta da centri di accoglienza straordinaria (Cas) che non sempre garantiscono servizi essenziali nei percorsi di accompagnamento, rimanendo spesso delle oasi nel deserto nelle periferie delle aree urbane.

Andrebbe estesa invece la rete Sai (sistema accoglienza e integrazione) - che alla fine del 2022 accoglieva solo 33.848 persone -, un sistema appunto da ampliare e su cui investire, affinché a tutti possa essere garantito un efficace supporto all’integrazione, secondo standard nazionali uniformi.

L’accoglienza diffusa, che porta con sé una quotidiana interazione tra cittadini e rifugiati, indica la strada per costruire un’Italia diversa.

A Roma, poi, nei soli centri d’accoglienza, il 50% dei beneficiari si è rivelato portatore di una o più vulnerabilità fisiche o psicologiche.

Una media stabile negli ultimi anni, ciò che però ha contraddistinto il 2022 è stata la gravità dei casi stessi.

L’ingresso di molti ospiti affetti da patologie croniche o degenerative ha reso particolarmente difficile pianificare progetti di inclusione finalizzati all’autonomia.

Ha portato inoltre a un ripensamento delle tipologie di interventi, scanditi da tempi diversi rispetto a quelli, spesso serrati, dell’accoglienza istituzionale, e a rimodulare i tradizionali strumenti di lavoro per adattarli alla gestione di casi complessi, che necessitano di particolari cure e sostegno.

Si sono infine riscontrate vulnerabilità, in alcuni casi estremamente gravi e non di rado multiple, che hanno imposto di avviare una riflessione sul tipo di accoglienza necessaria a persone con bisogni socio-sanitari specifici.

L’integrazione dei rifugiati è un processo che si innesca fin dalle prime fasi di inserimento ma che necessita, per essere efficace e duraturo, di orientamento e supporto.

In tal senso la scuola di italiano del centro Astalli nel 2022 ha rappresentato un presidio sociale per molti che oltre a trovarsi nella condizione di imparare una nuova lingua, hanno avuto bisogno di uno specifico accompagnamento formativo.

L’aumento di studentesse, solo in parte determinato dalla presenza di ucraine, è segno del desiderio di aumentare le possibilità di inserimento anche al di fuori del lavoro domestico e familiare.

Le opportunità di tirocini formativi, previste dal Sai, così come i contributi erogabili nell’ambito di progettualità specifiche, possono fare la differenza per i singoli rifugiati coinvolti, ma restano interventi episodici, buone prassi che andrebbero replicate e messe a sistema.

Inoltre, il “digital divide” che colpisce in generale le fasce più vulnerabili della popolazione, diventa un tema dirimente per molti migranti forzati che rischiano di non poter accedere a servizi pubblici e privati, di essere così discriminati e di non vedersi garantiti di conseguenza alcuni diritti o l’accesso a opportunità.

Le azioni di contrasto in tal senso si dimostrano essenziali, e per questo sempre più sono state le richieste per la riuscita dei percorsi di inclusione.

La questione dell’inserimento nel mondo del lavoro e dell’effettività dei percorsi di inclusione sociale non può essere risolta dal Terzo settore: richiede riflessione e impegno da parte di tutte le istituzioni competenti, attraverso una cabina di regia pubblica in grado di costruire soluzioni concrete e accessibili.

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