domenica 19 giugno 2022

Non ci sono più gli economisti di una volta...

Si parla spesso del declino del ceto politico, rilevando che gli attuali esponenti dei partiti sono di un livello decisamente più basso rispetto a quelli che operavano qualche decennio fa. Questo è vero ma, secondo me, in Italia si è assistito, da tempo, anche a un declino del mondo culturale, nei diversi settori. E ciò è avvenuto anche in economia. Non vi sono, attualmente, economisti di valore uguale quanto meno a quello di alcuni che svolsero un ruolo di primo piano, diversi anni or sono, dei veri e propri maestri.

Io mi riferisco soprattutto a due economisti, Federico Caffè e Giorgio Fuà. Il secondo l’ho conosciuto personalmente e del primo ho conosciuto alcuni allievi che me ne hanno parlato diffusamente.

Entrambi hanno dato vita ad una vera e propria “scuola”, non formalizzata, di economisti che si sono affermato seguendo proprio i loro insegnamenti.

Entrambi avevano una statura umana altrettanto importante rispetto alla loro statura culturale.

Entrambi si sono occupati di politica economica e cioè del ruolo del governo nel sistema economico e quindi furono molto interessati ai problemi, spesso strutturali, che caratterizzavano, e che spesso ancora caratterizzano, il nostro Paese.

Entrambi hanno avuto esperienze di studio, e non solo, all’estero, ma nonostante questo erano molto legati al nostro Paese.

Entrambi avevano anche competenze in campo matematico e statistico ma ritenevano che seppure occorresse conoscere, da parte degli economisti, i modelli matematico-statistici, non si dovesse fare un uso eccessivo di tali modelli. Le scienze economiche dovevano essere molto di più rispetto a quei modelli che, peraltro, spesso non erano rappresentativi del sistema economico che intendevano rappresentare.

Entrambi erano dei veri e propri “maestri”, nel senso che si occupavano dei loro allievi, della loro crescita.

I due erano molto diversi, caratterialmente. Il primo, Caffè, molto più schivo del secondo, ma entrambi molto disponibili nei confronti degli studenti.

Il primo è diventato molto più noto del secondo, soprattutto per la sua misteriosa scomparsa.

Io sono convinto che ogni economista e anche coloro che si interessano di economia, pur non essendo docenti universitari o ricercatori, dovrebbero leggere i loro libri, quanto meno quelli principali, la cui validità assume sempre notevole rilievo se si vuole interpretare correttamente ciò che avviene anche attualmente nel sistema economico italiano.

Purtroppo, io non vedo alcun loro erede.

Ci sono in Italia molti economisti di valore ma, almeno fino ad ora, non c’è nessuno al quale può essere legittimamente attribuita la “qualifica” di “maestro”.

Nessuno, almeno fino ad ora, ha svolto quel ruolo, così fondamentale, che hanno svolto, Federico Caffè e Giorgio Fuà.

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